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Seconda parte - Terzo Romanzo di Araldo Gennaro

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"Vita reale” 

Quattordicesimo capitolo 11 ottobre 2017 



"Vita reale”

 

Quattordicesimo capitolo

Arrivato a casa, volevo telefonare, ma era piuttosto tardi, allora mi dedicai a fare pulizia, dopo, non mi trattenni:

“Un fulmine mi ha colpito, diritto al cuore. Buonanotte”

Nemmeno il tempo di posare il cellulare:

“Strano! Il cielo è limpido, ma ha colpito anche me. Buonanotte”

Era sveglia, squillò il telefono:

- Ma come hai fatto?

Volevo fare il misterioso, ma optai per la verità:

- Anna!

- Ah ecco, quella ragazza dagli occhi dolci?

Gelosa o era curiosità?

- Schiocca

- Ma non mi dire che quella pancia?

- Sciocca

- Allora?

La voce fremeva:

- E mia sorella

Stupita

- Ma tu non hai sorelle?

- E’ lungo da spiegare, ma è come una sorella e il padre del bimbo è Richard.

Sollevata:

- Ah ecco! Mi dovrai spiegare tante cose.

Stavolta ero io che sorridevo:

- Anche tu, occhi celesti.

- A proposito come facevi a sapere che ho un neo sotto l’orecchio.

Non risposi subito:

- Allora?

- Perché l’ho visto quando ti portavo in braccio e avevo voglia di baciarti.

Rideva:

- Sfacciato, buonanotte.

- Buonanotte.

Non vedevo l’ora che si facesse mattino, mi preparai, poi verso le sette, mandai un messaggio:

“Buongiorno, dove sei?

“Non lo so”

Stupito:

“Come non lo sai?”

“Sono partita presto, per non trovare traffico, sono uscita a Capua, sono andata diritto, ora in una stazione di servizio, in mezzo al nulla”

 “Me la descrivi!”

“ E’ ancora chiusa, sulla mia sinistra vedo un paese con una torre, sulla mia destra vedo un grosso casermone”

“Ho capito, vengo!”

“ Ma no, lascia stare me la caverò”

“Vengo!”

Per fortuna che ero pronto!

La conoscevo bene, non era un’area tranquilla, spesso c’erano degli scambi strani tra furgoni e camion di passaggio, chiusi e scesi immediatamente, dopo dieci minuti, entrai nell’area.

Non c’era nessuno!

Con il cellulare:

“Ma dove sei?”

“Sono dietro all’area di sosta, all’improvviso sono arrivati due camion e prima che mi vedessero sono andata dietro”

“Arrivo”

Eccola la, scesi stava in auto come un pulcino:

- Buongiorno

Era felice di vedermi:

- Buongiorno

- Sei stata avventata

Mi guardò:

- Un poco, ma adesso ci sei tu!

Ero in Cielo:

- Vieni con la macchina, andiamo a riscaldarci.

Scesi, dopo averla baciata sulla fronte, non oppose resistenza, entrai in auto e con lei al seguito, entrammo nel Centro Commerciale, distante cinquecento  metri, parcheggiammo e abbracciati, faceva freddo, (non pensate a male) entrammo nel primo bar del Centro:

- Finalmente un poco di caldo, mi ero gelata.

Non dissi nulla, l’accompagnai in un angolo distante dalla porta, ordinai due cappuccini e delle briosce calde e l’osservavo, con sicurezza si tolse il soprabito, era vestita con un completo professionale, in tinta unita scura, con una camicetta celeste e delle scarpe in tinta.

Sapeva che la stavo osservando!

- Allora, ho sbagliato strada?

- Certo, ma mica sono convinto che è stato un caso.

Mi guardò:

- Cosa vorresti dire?

- Bah, non mi sembri per nulla una donna insicura, potresti esserti avviata presto per qualche ragione.

Le sue labbra si aprirono al sorriso:

- Ah si, e per quale ragione, lo avrei fatto?

Senza guardarla:

- Non so, ma se non avessi dormito abbastanza, mi fossi alzato alle cinque per prepararmi e alle sei di partenza per trovarmi al lavoro alle otto, beh, forse avevo premura di arrivare.

E lei

- Eh già,  visto che mi trovavo in zona, prossima all’arrivo, e che qualcuno mi aveva scritto sul cellulare, come avrei potuto convincerlo a scendere, se non dicendo che mi trovavo in difficoltà?

Stavolta la guardai fisso negli occhi:

- Potrebbe essere una possibilità!

E lei:

- Ma non te lo dirò mai!

E qui ridemmo entrambi, tanto che il cameriere stava per andarsene via per non interrompere:

-Venga, venga, che abbiamo bisogno di qualcosa di caldo.

Era tutto chiaro, lo sapevamo!

Era chiaro che la notte doveva essere volata per tutti e due, sorbimmo il cappuccino lentamente, e il dolce caldo:

- Sai una cosa?

- Dimmi

- Non so nulla o quasi nulla di te, ma mi sembra di conoscerti da una vita.

Ero contento:

- Sai una cosa?

E lei:

- Dimmi

- Anch’io non so nulla di te, ma ti stavo aspettando da una vita. Non mi interrompere, quando leggerai il romanzo…

- Dov’è?

- Non interrompermi

Dissi ridendo

- quando leggerai il romanzo, capirai cosa sei stata per me in tutti questi anni, ti ho cambiato anche il nome

- Quale?

- Non conoscendo il tuo, Isa!

- Mi piace, ma quando lo leggerò?

- E’ ancora presto!

Stavolta, mi stava sezionando, voleva sapere cosa avevo in testa, stava fotografando tutto quello che vedeva, ma ancora di più quello che non vedeva, la intrigava.

Giocai d’anticipo:

- Sai cosa penso?

Distolse un attimo il suo esame

- Che fra dieci, cinque, tre, due secondi ti darò un bacio.

E prima che potesse rispondere, lo feci!

Fu dolcissimo e corrisposto, poi lei si nascose sulla spalla, non voleva che la vedessi, con la mano leggermente le girai il viso, una lacrima stava scendendo:

- Perché l’hai fatto?

- Perché anche tu lo volevi, è vero?

Fece di si con la testa!

-Non pensavo di riuscirci, è tanto che non bacio nessuno, pensavo di essere diventata arida, ma con te, con te, è un’altra cosa.

La strinsi a me, e finalmente la sentii rilassata:

- L’ho fatto apposta, non vedevo l’ora di vederti, ma non volevo nemmeno telefonare, stavo in attesa, poi finalmente l’hai fatto tu, e allora, ho inventato tutto.

Sorrisi

- Vedi, l’avevo capito, ma ne sono piacevolmente contento!

Stavamo così bene, ma non ci eravamo accorti che si era fatto tardi, pagai, e andammo insieme verso la città, quando arrivammo:

- Quando esci?

Non voleva entrare, guardò l’edificio e guardò me:

- Tra un paio d’ore, devo fare la presa di servizio e poi sarò libera.

- Bene, allora facciamo così, appena ti liberi, mi fai uno squillo e io vengo.

Sicuro?

- Forse

Ridendo:

- Cattivo

E sparì nel portone.

Cos’è l’Amore se non un pizzico di follia!

Entrambi non sapevamo nulla della vita passata, ma entrambi stavamo vivendo il momento, e se questa non è pura follia, deve essere certamente qualcosa di più!

Telefonai ad Anna e le raccontai tutto, era felice per me, il bambino non l’aveva fatta dormire, voleva uscire e Richard si era preoccupato, mancava poco, e stavano all’erta tutti e due.

Le dissi che non sapevo se riuscivo a passare per il ristorante, ma le promisi che saremmo stato in contatto.

Con le mie chiavi, portai la sua auto nel parcheggio del ristorante, poi feci una passeggiata a piedi fino in città, passai dal fioraio e presi un mazzo di rose, sapevo già dove volevo portarla.

L’aria era limpida, il sole la stava riscaldava, i colori erano stupendi, erano passate quasi due ore, squilla il cellulare:

- Dove sei?

- Dipende

Risata, la sua:

- Da cosa?

- Se sei libera

- Da chi?

- Da impegni sentimentali

Silenzio:

- Diciamo di si

E rideva

- Anch’io! Scendi che sono di fronte la scuola, il bidello mi guarda male e i ragazzini ridono dalle finestre.

- ahahahahahahahahahahahaah

Finalmente scese, ma appena uscita dal portone si mise a correre, l’abbracciai con una mano e con l’altra le diedi le rose.

Era meravigliata non se l’aspettava, in quel momento si aprirono le finestre e tutti i ragazzini applaudirono, compreso il bidello.

Fummo contenti ma anche un poco vergognosi, ringraziammo con un inchino e ci avviammo verso l’auto ridendo, squillo di cellulare, era Padre Alfonso:

- Scusami, si Padre

- Rino, dovresti venire in Diocesi

- Come? Adesso?

- Si, adesso e fai in fretta, il Vescovo ti aspetta.

- Ma Padre…

Aveva riattaccato!

Non sapevo cosa fare:

- Problemi?

Era preoccupata

- Mi accompagni

Sorpresa

- Dove?

- In Diocesi!

Ancor più sorpresa, poi, seria:

- Ma se ci conosciamo da due giorni, che dobbiamo andare a fare in Diocesi? Non ti pare troppo presto per sposarci?

Stavolta non mi trattenni, feci una grande risata contagiosa:

- No, questo non lo faremo ancora, sarà per un’altra volta. Dobbiamo andare.

Entrammo in auto e cercai di spiegarle che non sapevo perché mi avessero chiamato, ma che padre Alfonso mi conosceva bene, e che certo era qualcosa di importante.

Arrivammo, parcheggiammo nel cortile e salimmo mano nella mano, dal Vescovo.

 

Era una stanza bellissima, piena di dipinti e arazzi, un’esplosione di colori e di figure sacre, sentii la mano di Iris che stringeva la mia:

- Che meraviglia!

In fondo c’era una grande scrivania e davanti Padre Alfonso:

- Finalmente sei arrivato! Chi è questa bella ragazza?

- Padre vi presento Iris, ci conosciamo da tanto tempo e ci siamo ritrovati solo adesso.

- Buongiorno Padre

- Vieni qua, abbracciami, Rino è come un figlio per me, io e suo padre eravamo amici di lunga data, poi sono stato io ad impartigli i sacramenti, ma come hai detto che ti chiami?

Iris era arrossita:

- Iris

Era meravigliato e anche lei.

Poi rivolto a me:

- Non posso dire, ma qualcuno in confessione mi ha parlato di lei

- Mia madre!

E lui:

- Esatto!

Ci guardammo e sorridemmo, in quel momento si apri la porta ed entrò il Vescovo, con un’altra persona, venne verso di me:

- Tu devi essere quel giovane valoroso.

Mi inchinai per baciargli l’anello:

- Troppo buono Eccellenza.

Iris mi guardava, poi si rivolse a lei:

- Vedo che vi tenete per mano, figliola sei fortunata ad aver un compagno di vita così.

Per poco non cadeva, per fortuna che tenevo stretta la mano:

- Lei è Iris.

- Cattolica?

Finalmente le uscì la voce:

- Si Eccellenza cattolica e praticante.

Mentre stava andando alla sua poltrona:

- Ecco che bella giornata, due belle notizie, siamo fortunati, accomodatevi.

Ci sedemmo, anche l’altra persona, si mise di lato al tavolo.

- Allora figliolo, ho chiamato Padre Alfonso, per rintracciarti, è qui presente il Notaio de Stefani della Santa Sede, il Generale dei Carabinieri è andato via da poco, e ha raccontato quello che hai fatto.

Per il tuo intervento e la tua disponibilità, la Santa Sede è ritornata in possesso di ben dieci immobili che erano stati fraudolentemente acquisiti da malviventi. Notaio, prego.

Chissà perché i Notai, sono tutti uguali, quasi fatti con lo stampino, inforcò gli occhiali:

- Vede Signor Rino, l’Elemosiniere del Papa, quando ha ricevuto la notizia dalle Forze dell’ordine, ha disposto, un premio pari al 10 per cento del recuperato patrimonio. Quando ho informato il Vescovo, tramite padre Alfonso l’abbiamo convocata per redigere l’atto di donazione del premio.

Io e Iris, ci guardammo sbalorditi:

- Il patrimonio recuperato è pari a circa 1.000.000 di euro, dei 100.000 euro, 75.000 euro sono per lei con la benedizione del Santo Padre e 25.000 euro per la Diocesi per l’Orfanotrofio Diocesano.

- Ma…

Non mi uscivano le parole di bocca, Padre Alfonso mi fece cenno di attendere, e così feci.

Il Vescovo:

- So a cosa stai pensando, non sapevi nulla di tutto questo, è vero!

 Padre Alfonso mi ha messo al corrente, ma nemmeno noi eravamo a conoscenza. Sappiamo che hai presentato la proposta d’acquisto per il ristorante che sta sopra al Santuario, ed era necessario che quest’atto venisse redatto prima dell’apertura delle offerte, che come sai avverrà dopodomani, viviamo in un mondo cattivo e malevole, quindi è meglio avere i documenti a posto.

Questa non vuole essere una ricompensa, ma un dono che il Santo Padre ha deciso di elargirti!

Quindi questa somma, con quest’atto notarile di acquisizione del dono, puoi versarlo come supplemento di anticipo per il pagamento del locale, e si sommerà alla cifra che hai già anticipato.

- Esatto!

Ho già redatto l’Atto Notarile, e testimoni, saranno il Padre Vescovo e Padre Alfonso.

Guardavo in cielo, la stanza iniziò a rotearmi, non capivo più nulla, ero felice, avrei potuto fare tante cose, con quei soldi risparmiati, ora avevo lei, potevo stare più tranquillo:

Iris mi guardava, non sapeva nulla, ma aveva capito che ero tanto emozionato e felice alla notizia ma imbarazzato, tanto da non riuscire a parlare, mi prese tutte e due le mai:

- Rino!

Mi risvegliai, stavano attendendo che parlassi:

- Scusatemi Eccellenza, e che una notizia del genere inaspettata, un evento che mi è capitato da poco inaspettato

e guardai Iris che abbassò lo sguardo

- tanta gioia in così poco tempo, non credevo di meritarmela. Quello che ho fatto è ben poca cosa in confronto a quello che il Signore ha voluto che ricevessi. Sono grato al Santo Padre per il dono che ha voluto farmi, si accetto con piacere.

Il Vescovo:

- Sono contento per te!

 Notaio può iniziare a leggere l’Atto.

Il Notaio, iniziò a leggerlo, ma posso assicurare che non sentii una sola parola, guardavo Iris e lei guardava me, nessuna parola ma i nostri occhi dialogavano:

“Ti amo”

“Anch’io”

Padre Alfonso, aveva capito che ero in un altro mondo e fu lui che segui la lettura attentamente, alla fine apponemmo le nostre firme, fu apposto il Sigillo papale, una copia per me, in un elegante cartellina rossa con i bordi in oro.

La strinsi al petto, la baciai, e poi la passai a Iris!

Il mio gesto era preciso, quello che è mio è tuo!

Il Vescovo, volle donare personalmente un rosario a Iris, poi ci benedisse, ringraziai il Notaio e il Vescovo e uscimmo dalla stanza con Padre Alfonso.

Lo accompagnammo alla sua auto:

- Non so come ringraziarvi

- Sono io che ti ringrazio, e anche la comunità ti dovrebbe ringraziare, anche se non è a conoscenza di tutto, siete una bella coppia e desidero benedirvi.

Lo fermai:

- Padre vi prego, lo farete al Santuario, dove vi raggiungeremo, non so quando, perché desidero portare Iris .

- Come vuoi, allora ci vediamo al Santuario.

Lo abbracciammo e andammo verso l’auto.

Oramai eravamo una cosa sola, sapevo che lei si stava facendo mille domande, quando fummo in auto:

- Pazienta ancora un poco e ti racconterò tutto, quello che ora mi preme di sapere se quello che provo con te, lo provi anche tu.

Con gli occhi pieni di gioia:

- Sembrerà pazzesco, sono frastornata! Mi stavo lentamente lasciando andare, la mia Vita non aveva più senso, dopo la morte di mia madre ero in vita solo per non lasciare solo mio padre

L’Amore non sapevo più cos’era e per certo, sentivo che per me non c’era più, specialmente dopo la tua partenza, era tutto sfumato!

 Poi, all’improvviso, sei arrivato, nulla mi hai chiesto e nulla ti ho chiesto io, ma sento fortemente un’attrazione per te, sicura, non so perché, di essere felice con te, ti seguirei in capo al mondo pur di non perderti, stanotte non ho fatto altro che pensarti, stamattina a scuola quando te ne sei andato avevo paura di non rivederti e se questo non è Amore, non so cos’è l’Amore.

 Si, provo anch’io quello che provi tu, e oggi è stato un segno che Nostro Signore approva!

Ci abbracciammo e se non fosse per il cortile della Diocesi, ci saremmo baciati più a lungo, fummo discreti e uscimmo:

- Non ci posso credere, siamo fidanzati.

E lei

- Non ci posso credere, ma ti ho ritrovato.

Andammo al ristorante:

- Amici miei, prima di darvi un’altra bella notizia, vorrei presentarvi la mia fidanzata, Iris.

Anna la volle abbracciare, nonostante la sua imponente pancia:

- Sono contenta, in poco tempo ho acquisito un fratello e una sorella, sono felice.

Iris, emozionata:

- Anch’io sono contenta di averti come sorella, anche se all’inizio ho pensato che tra voi due.

La presi in braccio:

- Lei lo sapeva già, non le avevo detto il nome, ma sapevo che ero qui ma che pensavo ad un’altra persona, ed eri proprio tu.

Venne Richard, stappò una bottiglia di spumante e brindammo.

Poi ci sedemmo e raccontai tutti ad Iris e agli amici

Alla fine, tutti erano senza parole, Iris perché non sapeva nulla di tutto ciò e gli amici contenti per il locale che finalmente avrei avuto tutto per me.

- Quindi tutto questo è accaduto ieri sera?

- Si amore mio, proprio prima che ti vedessi, poteva anche non accadere.

Mi accarezzò la nuca e sentii i due bozzoli.

- Era proprio destino!

- Si, era destino!

Fu la volta di Iris di raccontare l’episodio all’uscita della scuola e verso la Diocesi, tutti ridemmo di gusto:

- Ma penso che non passerà molto tempo, che vi vedremo all’altare.

Iris si nascondeva tra le mie braccia:

- Si, anch’io, ma per il momento saremo i testimoni del vostro matrimonio e battesimo.

- E’ vero, non vedo l’ora.

Era Iris, che cercava di riprendersi.

- Bene, ora dobbiamo andare c’è Padre Alfonso che ci aspetta.

Li salutammo!

Stranamente, quando ci rimettemmo in viaggio, nessuno dei due parlava!

Tutto era capitato così in fretta, troppo in fretta!

Poche ore fa, eravamo distanti anni luce, poi in una manciata di ore, c’eravamo ritrovati, erano anni che aspettavamo, eravamo così contenti che razionalmente non eravamo riusciti ancora a metabolizzare l’accaduto.

L’adrenalina era a mille, ed ero certo che anche per lei era così!

Ogni tanto la guardavo, mentre guidavo, di sfuggita e vederla così vicino, sentire il suo profumo, i capelli che venivano accarezzati dal vento, suscitava in me forti emozioni, la desideravo, volevo averla tra le braccia, raccontarle quello che provavo, sentirla.

Può sembrare una pazzia, ma la desideravo ardentemente!

Decisi di passare per il Borgo, prima del Santuario:

- Vorrei farti vedere una cosa.

Lei mi guardò:

- Come vuoi!

Quella sua accondiscendenza, quel lasciarsi andare e farsi trasportare, erano prove che provava le stesse cose, le mie stesse sensazioni, anche se non l’aveva espresso!

Arrivammo al Borgo, la presi per mano e salimmo a casa, senza parlare.

- Ecco, questa è la casa della mia famiglia.

Poi mi avviai verso lo scrittoio, e presi gli appunti:

- E questo e il romanzo che parla anche di te.

Avidamente, prese quei fogli, si accoccolò sulla sedia sdraio,con naturalezza e iniziò a leggere, nel frattempo preparai una cioccolata, dovetti farmi forza per non girarmi, e non guardarla! 

La gonna aveva lasciato generosamente parte delle gambe scoperte, l’avrei presa volentieri in braccio e riempita di baci, ma aspettai, anche se avevo la gola arsa e la testa in fiamme, i minuti mi sembrarono ore, in silenzio preparai il vassoio, le tazze e quando fu tutto pronto, portai nell’altra stanza, vicino al balcone.

La chiamai, mi tremava la voce

- Vieni, è pronto.

Lei venne, con i fogli in mano, con uno sguardo abbracciò la stanza, vide il tavolino vicino al balcone dove avevo messo la cioccolata calda e fumante, appoggiò i fogli sul letto di fianco e sparì nel bagno.

Dopo pochi minuti, con una voce dolcissima:

- Che profumo invitante.

Disse

Quanto era bella!

Aveva alzato i capelli e il suo collo slanciato era pronto a ricevere baci e carezze.

Venne in braccio, e lentamente sorseggiammo la cioccolata, ma fu un solo sorso, quello che raggiunse il nostro corpo!

Ci guardammo negli occhi, la presi in braccio e la…

Natura fece il suo corso!

 

Fine quattordicesimo capitolo

Pubblicato Mercoledi 11 Ottobre 2017 - 07:14 (letto 53 volte)
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