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Seconda parte - Terzo Romanzo di Araldo Gennaro

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"Vita reale” 

 

 

Sedicesimo capitolo 12 ottobre 2017 

 



"Vita reale”

 

Sedicesimo capitolo

Ma dov’è la mia Iris, ridatemela!

Dovevo parlare con qualcuno, raccontare quello che mi stava succedendo, correvo il rischio di scoppiare, telefonai a l’unica persona che forse non mi avrebbe mandato a quel paese alle quattro di mattina:

- Pronto

- Rino, sei tu?

- Si

Preoccupata:

- Scusami ti ho svegliata?

- No, non stavo dormendo, che è successo?

Lo sapevo, era più preoccupata di me dell’incontro che avrei avuto con Iris:

- Sono stato sbattuto fuori casa!

Silenzio:

- Ma che stai dicendo?

E le raccontai tutto, mise in viva voce in modo che anche Richard potesse sentirmi, il mio racconto fu spezzato più volte, dai singhiozzi, e lei mi fece parlare senza interrompermi, poi:

- Ma questa non è lei, non la riconosco, e poi, non è solo per Helen che era arrabbiata, ma per tutto. Ma è accaduto qualcosa in questi giorni?

Immediatamente:

- No!

- Non capisco, ma ora vuoi venire qui, lo sai che c’è una stanza per te.

- Ti ringrazio, no. Ora vado al borgo, scusami per l’ora ma io ho solo voi, e in questo momento non so nemmeno chi sono io e che cosa ho creduto di costruire.

- Stai calmo, tu hai costruito, ma a qualcuno non piace le fondamenta.

Era Richard.

- Grazie, scusatemi, ci risentiamo.

E riattaccai, presi l’auto e andai al borgo, così come ero vestito mi buttai sul letto, e piansi.

Ma non ebbi il tempo di assopirmi, squillò il cellulare, pensai che era Iris che mi stava chiamando, per scusarsi, sapere dove mi trovavo, che stavo facendo, mi buttai dal letto sul giubbino della sedia, ma era un numero sconosciuto:

- Pronto.

- Si, chi è?

- Sono il Dott. Di Francia, ho preso questo numero da un cellulare di una paziente, era l’unico italiano

Paziente, cellulare, ma che era successo?

- Non capisco!

- Mi ascolti ho poco tempo, stanotte è stata portata in pronto soccorso una ragazza, in stato di incoscienza, ha avuto un incidente per strada, è caduta in un canale sulla strada per Ostia, ha perso molto sangue, non aveva documenti con se, solo il cellulare che un collega ha ritrovato per terra, ho pensato di avvertire qualcuno e il solo numero italiano che abbiamo trovato è il suo.

Helen!

- Me la può descrivere?

Dopo la descrizione, già ero in piedi lucido:

- Dove sta?

- Qui all’Ospedale "G. B. Grassi” di Ostia lido.

- Arrivo.

Mentre scendevo per prendere l’auto, inserii nel navigatore il nome dell’Ospedale, mentalmente feci il calcolo che sarei arrivato più presto prendendo la strada normale che l’autostrada, dopo partii a razzo.

Dopo un’ora e mezzo ero all’ospedale, entrai dal pronto soccorso, chiesi del medico e fui fatto entrare:

- Lei è?

- Sono Rino, posso vedere la paziente?

- Ma che rapporto ha con lei?

Sapevo che se avessi detto un amico non mi avrebbero fatto entrare, immediatamente:

- Il marito!

- Venga.

Era enorme il pronto soccorso, un lungo corridoio, poi in codice rosso, il più grave, mi fece entrare in una stanza, si era lei, il viso era pieno di escoriazioni, i tubicini che la tenevano in vita erano come dei serpenti che l’avvinghiavano, era di un pallore mortale, mi avvicinai e le presi una mano, le lacrime scendevano senza pudore, il medico si accorse del mio stato, mi appoggiò una mano sulla spalla:

- Si faccia coraggio.

Solo allora mi girai:

- Ma come è possibile?

- La signora nella caduta dell’auto ha sbattuto la testa e il viso, non ha fratture evidenti, da allora non si è ripresa, ma il problema maggiore è la quantità di sangue che ha perso, prima che arrivassero i soccorsi, siamo al lumicino, abbiamo emanato una richiesta urgente di sangue, ma il suo gruppo sanguigno è raro, se entro due ore non le facciamo una trasfusione…

E non terminò la frase.

Sarà destinata a morire, non volevo sentirla quella parola, ma era la verità, la guardavo, così bella ieri sera e così inerme stamattina, era una guidatrice provetta non poteva essere caduta nel canale per sbaglio, oppure si è trovata davanti qualcosa che ha voluto evitare, o, no non è possibile, l’ha fatto apposta per suicidarsi.

Iniziai a sudare, la fronte era piena di goccioline, tenevo la mano ma era inutile, era insensibile, poi un tocco della mano del medico mi risvegliò:

- Attendiamo!

No, non era possibile:

- Qual’è il gruppo sanguigno?

- 0 negativo.

Lo guardai quasi impazzito:

- E’ il mio!

Stavolta fu lui che era stupito, senza perdere tempo, mi fece sdraiare sul lettino, mi fece un piccolo prelievo, poi spari.

Scesi dal lettino, mi inginocchiai e iniziai a pregare.

Dopo qualche minuto:

- Se la sente?

- Cosa?

- Di fare una trasfusione adesso collegata a lei.

- Certo!

- Ci sono dei rischi, potrebbe sentirsi male.

- Non mi interessa.

- Firmi qui.

Dopo aver firmato una montagna di documenti, mi fecero mettere sul lettino di fianco a quello di Helen e iniziò la trasfusione da me per lei.

Non sentivo nulla, solo dopo un poco, persi conoscenza, ma fu per pochi minuti, mi fecero un’iniezione e mi ripresi, guardavo quei maledetti monitor di Helen, non vedevo nulla di nuovo, il medico era costantemente vicino, aveva già fatto tre prelievi a Helen, per verificare lo stato.

Dopo due ore:

- Ora diamo il tempo al sangue di fare il suo percorso, devo staccarla, ha bisogno di riprendersi, le ho fatto preparare una stanza.

- Ma io voglio stare qui.

- Non posso è il protocollo che devo osservare, dovrà fare colazione e attendere sdraiato gli eventi, mi chiami se noterà qualcosa che non va.

Mi portarono nella stanza, era di una pulizia immacolata, mi fecero fare un abbondante colazione, non potevo alzare la testa che il mio corpo iniziava roteare, mi portarono i miei effetti personali e misero il cellulare sul comodino, cercai di prenderlo, ma non ci riuscivo, allora chiamai il medico, venne e me lo diede, chiesi notizie e mi disse che era ancora presto.

Dopo una mezzora mi svegliai, giusto in tempo, venne il medico:

- Come si sente?

- Bene!

Non era vero, ma non me la sentivo di dire altro:

- Abbiamo bisogno di un’altra trasfusione.

- Andiamo.

Non era convinto, mi guardava in modo strano, allora per fargli vedere che stavo meglio, feci un accenno ad alzarmi:

- Non, non lo faccia, la portiamo con questa lettiga.

Non volevo sbagliare, ma vedevo il viso migliorato di Helen, facemmo un’altra trasfusione, fu più lunga della prima, poi mi riportarono nella stanza, e mi fecero una flebo per far reintegrare i sali minerali, non avevo forze, ma tenevo il cellulare in mano, come un naufrago con il salvagente.

Pensai che era arrivato il momento di avvertire il padre di Helen e telefonai a Dan:

- Rino, dimmi.

- Ascoltami Dan, mi serve immediatamente il numero del console.

- Ma perché?

- Non posso adesso, fammelo avere, chiedilo alla sorella.

- Va bene.

Dopo poco, mi arriva il numero con un messaggio, chiamai:

- Pronto

- Signor Console sono Rino.

- Come hai fatto ad avere il numero.

- Sua sorella, mi ascolti, Helen ha avuto un incidente.

Silenzio:

- Helen, ma come è possibile?

- Si, mi trovo in ospedale con lei.

- Come sta? Dove?

Preoccupatissimo:

- E’ in stato di incoscienza, siamo ad Ostia lido.

- Vengo.

Riattaccai, e svenni.

Al mio risveglio, squilla il cellulare!

Sarà Iris che mi chiama, ho la vista annebbiata:

- Ciao amore

- A chi?

- Ma chi è?

- Sono Anna, non hai letto!

- Scusami, pensavo che fosse Iris che mi chiamava.

Silenzio:

- Anna?

- Si. Ma dove sei?

- In ospedale

Allibita:

- Cosa?

- Si, ma è una storia lunga.

Di certo avrà pensato che ho fatto una sciocchezza.

- Vengo.

Immediatamente:

- Ma no, sono in ospedale ma ad Ostia!

Silenzio:

- Ostia, e che ci fai li?

- Dopo te lo dico, che è successo, perché mi hai chiamato?

Silenzio:

- Lascia perdere, dopo, dopo.

- No dimmi, è successo qualcosa ad Iris?

Ero preoccupato, è vero che non avevo telefonato, ma nemmeno lei l’aveva fatto, e questo non era normale:

- Se ne andata!

Mi cadde il cellulare da mano, come se ne andata? E dove? Riuscii a riprendere il cellulare, era Anna che continuava a chiamarmi:

- Sono qui.

- Non volevo dirtelo per telefono, siamo venuti io e Richard, ma tu non c’eri, anzi avevi lasciato la luce accesa in cucina, poi  visto che non venivi, ho pensato di fartelo sapere.

- Ma quando? Dov’è andata?

- Non lo so.

Aveva una voce triste, per quello che mi stava raccontando:

- Stamattina è venuta Irene la mia amica, e mi ha portato due valigie, ho chiesto di chi erano, e mi ha risposto che erano le tue, e chi te le ha date? Iris, è passata da casa stamattina, mi ha detto di andarle a prendere stavano fuori la porta, lei aveva riportato le chiavi alla proprietaria, perché andava via e lasciava casa. Ho chiesto perché e dove, non mi ha risposto.

Ecco tutto!

Non sentivo più nulla, la trasfusione, Iris, Anna, mi girò la testa e svenni.

Quando mi svegliai trovai il medico che mi stava facendo un iniezione:

- Dottore.

- Non si preoccupi, questa l’aiuterà a riprendersi.

- Ma Helen?

Mi guardò sorridendo:

- Si sta riprendendo, non ha ripreso conoscenza, ma i valori sono buoni, per fortuna che c’era lei ad aiutarla.

- Finalmente, una buona notizia.

- Ma mi dica, chi è la signora.

- Perché?

Mi guardò, stranamente:

- Perché ha telefonato il Prefetto, per avere notizie, e poi ha detto che avrebbe mandato immediatamente due pattuglie di carabinieri.

Questa non ci voleva, con calma risposi:

- E’ la figlia del Console Inglese in Italia.

Stupito:

- Ecco perché! Poi…

Vennero a chiamarlo per un urgenza e andò via, per fortuna.

Dovevo andar via, e subito, avevo infranto parecchie regole, iniziando con il dire che ero il marito, non potevo rimanere e farmi trovare li, ma come faccio? Non mi reggo in piedi!

Chiamai Anna:

- Ascolta Anna

- Ma che ti è successo?

- Dopo, dopo, c’è Richard

- Si

- Passamelo e metti in viva voce

- Fatto

- Allora ascoltatemi bene, Tra poco arrivano i carabinieri

- I carabinieri?

Mi fecero l’eco

- Si, ma non mi interrompete, non posso farmi trovare qui, ma ho le forze che non mi aiutano, cercherò di uscire da questa stanza

- ma hai ucciso qualcuno?

- No Anna,

era preoccupata

- cercherò non so ancora come, di nascondermi nell’ospedale, ma mi potreste venire a prendere?

Silenzio:

- Allora?

- Certo, siamo già in macchina

Era Richard

- Grazie, allora appena arrivati chiamatemi sul cellulare e io cerco di raggiungervi o mi raggiungete voi.

- Perfetto e speriamo di non finire in galera tutti  e tre.

Era Anna.

- Corriamo!

 

Fine Sedicesimo capitolo

Pubblicato Giovedi 12 Ottobre 2017 - 07:55 (letto 43 volte)
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