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Araldo Gennaro - "Il coraggio e la paura"

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Quarta parte - 13 dicembre 2017



 

Il coraggio e la paura - quarta parte - 13 dicembre 2017

caparco.g@tiscali.it

- Allora a domani.

- A domani e grazie per la camomilla

Si alzò stringendomi la mano e sparì nella notte.

Strano, arrivai a casa e vidi la luce accesa, pensando ad un malore di Maria, feci le scale di corsa, pio la vidi, stava tranquillamente vicino al camino

- Mi ero spaventato.

Lei, alzò lo sguardo

- E perché? Non lo sai che noi anziani dormiamo poco, poi non ti ho visto arrivare e mi sono preoccupata, tu ancora non sei in condizioni di lavorare eppure stasera hai voluto farlo.

Tirai un sospiro di sollievo, tolsi il giaccone e le raccontai quello che avevo fatto

- Hai fatto bene, ma tu stai bene?

Diavolo di una donna, come aveva fatto a capirlo

- No

Per nulla sorpresa

- E perché?

- Ho paura!

Interessata e stupita

- Di cosa hai paura?

- Di preciso non lo so, ora che ho un lavoro, ora che potrei pensare al futuro, ho paura. Mi sono affezionato a questa casa, alla mia stanza, a te, e non vorrei andare via, ma non avevo il coraggio di dirtelo.

Sollevata

- Sei uno sciocco, tu puoi rimanere fin quando vuoi, io non ti caccio, saprai quando sarà il momento giusto di volare, ora vai, riposati.

Mi alzai e sentii il bisogno di abbracciarla, le diedi un bacio sulla fronte e mi stavo per avviare sopra

- Mi ha telefonato mia sorella, ho avvertito anche Rodolfo, domani verrà a cena da noi, giù al locale e scenderò anch’io.

Stupito

- Sul serio?

Rise

- Si, ora vai, che vado a letto anch’io.

La mattina successiva, trovai un messaggio sul cellulare “Scusami ma oggi non posso venire, ci vediamo domani”, era di Rodolfo, a colazione lo dissi a Maria, non fu per nulla sorpresa, anzi disse è meglio così. Scesi verso le nove per andare a fare la spesa, prima di addormentarmi avevo deciso il menu di quella sera, avrei fatto dei ravioli burrata e funghi porcini in bianco, straccetti di carne rucola e parmigiano, orata al forno all’acqua pazza con contorno di rape grigliate e una millefoglie con crema chantilly.

Faceva un freddo, entrai in garage presi l’auto, poi stavo scendendo per chiudere, quando vidi un ombra che lo fece per me, era Chan, lo riconobbi

- E tu che ci fai qui?

Ridendo

- Ho pensato di venire a darvi una mano.

Ero sorpreso

- Sali.

Quelli del mercato oramai mi conoscevano, quando mi videro con il mio nuovo compagno, non furono per nulla sorpresi, la loro comunità era molto numerosa nella zona, prima di entrare al mercato coperto avevo incontrato Cecilia e Luigi che mi vollero ringraziare, e chiesero notizie sulla mia ferita, furono gentili, mi schernii, ma ero contento, mi dissero che la sera sarebbero venuti a cena al locale, poi mi recai dal fruttivendolo, dopo aver preso altre verdure e la frutta, gli chiesi le rape, prese una busta che aveva già preparato e mi disse “Ne ero certo”, passai alla signora dei salumi, sorpresa che Rodolfo non era con noi, le dissi che mi aveva mandato un messaggio e si tranquillizzò, acquistai il parmigiano e dei salumi non molto grassi con del formaggio cremoso e la burrata, era sorpresa e mi chiese cosa avevo in mente, glielo dissi, chiamò il marito, “stasera andiamo a cena al locale”, mi piaceva, l’ultimo fu il macellaio, aveva della bella merce, gli chiesi gli straccetti di carne, non c ‘erano sul banco, mi guardò sorpreso, “ora li prendo”, sparì per tornare con una sperlonga “vuoi assaggiare”, “certo” ne presi uno e l’assaggiai, erano freschissimi e teneri, li presi tutti.

Carichi di buste stavamo uscendo quando incontrammo Rosa

- Ciao, come ti senti?

Diventai rosso, Chan capì, prese pure le mie buste e mi disse che mi avrebbe atteso nell’auto

- Bene, come mai così presto stamattina?

Sorrise,  quelle parole dette a casaccio volevano nascondere il mio imbarazzo

- Chissà, forse aspettavo che qualcuno, dopo una nottata di lavoro, mi offrisse un caffè.

Era un invito, ma si sa spesso noi uomini siamo un poco tardivi a capire le cose subito, dopo il primo momento, realizzai

- Andiamo, ti offro un caffè e ciambella.

E senza attendere risposta, la presi sotto braccio e ci avviammo al bar, il mio, il solito bar.

Era sorpresa, ma quel contatto le piaceva, almeno lo speravo, entrammo e mi diressi direttamente al mio solito tavolo, immediatamente venne il barista

- Ciao Rosa

E poi rivolto a me

- Due volte in cinque ore, sono soddisfatto, cosa vi porto.

Rosa era stupita, ordinammo e spari

- Scusami, vengo subito.

Senza attendere risposta, andai al banco, presi un cappuccino e una ciambella e la portai in auto a Chan, poi tornai

- Sei un uomo da mille sorprese.

Così disse vedendomi

- Chi io?

- E già!

Quegli occhi chiari, erano stupendi, poi aveva una bocca per nulla piccola, mi stavo perdendo

- No, vedi ho pensato che non era giusto lasciare il mio compagno al freddo e al gelo in auto e gli ho portato la colazione.

- E le cinque ore?

Le raccontai quello che era accaduto la notte, mi ascoltava e mi stava analizzando, lo sentivo

- Ora capisco, hai fatto bene.

Arrivò il barista, seria.

- Allora come stai?

Una favola, avrei voluto dire, ma non potevo

- Bene se ti riferisci alla ferita.

E lei

- Perché a cos’altro stai pensando?

- Ad altro, ma prendi la ciambella è calda e profumata

Non molla

- A cosa?

Disse sorridendo

- Se ti conoscessi meglio, te lo direi, ma non sapendo nulla di te, non posso, scusami.

Capì e finalmente facemmo colazione, ma vedevo che ogni tanto stava per chiedermi qualcosa, ma poi si fermava

- Dimmi qualcosa di te!

Ero sorpreso, sul serio, cosa dirle la verità o una bugia, feci il pari e dispari, meglio la verità e le raccontai solo quel poco da Bologna ad oggi, terminando

- Poi qui ho conosciuto Maria e benedico ogni giorno che sto con lei e sua sorella Suo Matilde.

Era colpita, sapeva che mi era costato, tanto, appoggiò la sua mano sulla mia

- Hai avuto coraggio!

Le fui grato

- Si, forse, della disperazione.

Se avesse saputo, che in quel preciso istante sentivo il bisogno di baciarla, forse, ma è meglio non sbagliare

- Quindi stasera verrà Suor Matilde?

- Si, e se posso, perché non vieni pure tu?

Lo dissi e mi morsi la lingua immediatamente, non perché non volevo, ma avevo paura della sua risposta, mi guardò allibita

- Da sola? Senza cavaliere?

Ed io

- Da sola no!  Sei con me! Non sono certamente un cavaliere con l’armatura ma ho la mia divisa da chef, ma sarei onorato se venissi, farò in modo di essere con te a tavola, appena libero dalla cucina. Che ne dici?

Sorrise, stavolta era lei che era diventata rossa fuoco

- Accetto!

- E vai!

Mi uscì così forte, che tutti si voltarono, lei si era nascosta il viso tra le mani

- Scusami, forse sono stato leggermente felice.

Turbata

- Grazie, andiamo.

E uscimmo

- Alle 18.00, questo è il mio numero di cellulare, va bene?

Contenta

- A più tardi.

Trattenni la mano, non la volevo lasciare, ma poi dovetti farlo per forza, le persone ci guardavano in un certo modo, sorridendo andò via.

Stavolta ero contento, Chan se ne rese conto, arrivammo e mentre lui riponeva le cose in cucina, salii sopra da Maria e le raccontai tutto, era sorpresa e contenta per me, ma non avevo fatto mente locale che c’era anche Marta sopra, ad un certo punto sentii una porta sbattere, mi alzai e corsi sopra, la trovai stava piangendo, era seduta sul mio letto

- Ma che fai?

Non smetteva, lo faceva in silenzio, per non farsi sentire dalla nonna, le asciugai le lacrime

- Allora mi vuoi dire, perché?

Mi guardò

- Rosa

Ecco perché, che stupido, ero talmente felice che non avevo pensato a lei, a quello che mi aveva detto, si ero uno stupido, l’avevo messa in imbarazzo, ecco

- Ascolta

Le presi il viso tra le mani

- Prima o poi viene sempre il momento di chiarire

- Ma lei non vuole

- E come lo sai, per scienza infusa, certo forse stasera non è proprio la serata adatta

- Io non vengo stasera

Stavolta, con voce seria

- Sbagli!

Mi guardò stupita

- Perché?

- So cosa vuol dire fuggire sempre, e so che non è bello, mi hai detto che le vuoi bene, e allora? E’ passato tanto tempo, vedi loro due lavorano insieme in ospedale, me l’hai detto tu, e lui sta con te, perché non dovrebbe perdonarti?

- Mi odia!

- E tu?

- No, non la odio, so che ho sbagliato, ma non l’ho fatto apposta lei lo sa, ci siamo sempre detto tutto, poi da quella sera non abbiamo più parlato, sono stata io che le ho confessato tutto, lui non aveva il coraggio, io l’ho fatto.

- E allora, sciocca, sei stata coraggiosa, l’hai fatto e ora?

- Ma che cosa le dico?

- Quello che hai detto a me! Non la conosco da tanto, ma sento che è buona dentro, fidati.

Mi guardava senza parlare, ma si era calmata

- Ci penserò!

- Brava, ora vado a cucinare.

Scesi, ma non andai in cucina, bussai da Maria e le raccontai tutto, mi ringraziò

- Forse è il momento che si renda conto di essere una donna adulta e forte.

L’abbracciai e scesi in cucina, fui favorevolmente sorpreso, Chan aveva già riposto tutto in ordine, era pronto per cucinare con me, non gli chiesi nulla e lui iniziò a lavorare, preparammo insieme gli ingredienti, il menu della serata prevedeva ravioli burrata iniziai a fare la sfoglia per i ravioli, poi la pulizia dei funghi porcini e preparandoli facendoli saltare in padella per un tempo breve, poi li sminuzzammo e li mescolammo alla burrata, pronta la pasta la riempimmo di quella bontà e al freddo, per il sugo optai per gli asparagi tagliati a fettine sottili, in padella con del vino bianco e alla fine della farina per addensare.

Per gli straccetti di carne rucola e parmigiano, dovevamo prepararli al momento, ma per l’orata al forno, dovevamo pulirla e squamarla prima , mentre si preparava il contorno di rape grigliate iniziai a preparare la millefoglie con crema chantilly e contestualmente un brodo ricco di carne, che portai su a Maria per pranzo

- Mi stai viziando, così non mi fai più cucinare.

Sorrisi e scesi, facemmo anche noi un pranzo leggero e continuammo, alle 16.00 arrivò Marta

- Sono contento di vederti.

- Sono stata in forse fino a poco fa, poi ho parlato con lui e ho raccontato di stasera, e mi ha incoraggiata.

Si mise al lavoro, in cucina a differenza di Rodolfo, io non sapevo stare senza musica in sottofondo, Chan era una macchina da guerra, io sporcavo e lui puliva, le pentole erano veramente a lucido ero contento, scese la sera, il locale era riscaldato, la cucina era un ribollire di vapori e preparazione, verso le 17.30, avevamo quasi terminato, usci come sempre dalla porta laterale che dava sul giardino, per prendere un poco d’aria, ero in attesa, di cosa non so di preciso, ma sapere che ci sarebbe stata Suor Matilde, la sorella e Rosa, mi faceva stare bene.

Nemmeno finii di pensare, che sentii un urlo e poi qualcosa di metallico che cadeva a terra, rientrai di corsa e entrai nella sala, c’erano tutte e due, Marta e Rosa che si guardavano in cagnesco, vidi a terra le posate che dovevano andare ai tavoli, Chan uscì all’improvviso dalla cucina le raccolse e scomparve, Rosa come mi vide mi venne vicino, tremava, Marta invece si era girata di spalle, feci l’unica cosa che mi parve giusta, presi la mano di Rosa e l’accompagnai al tavolo vicino alla cucina, le tolsi il soprabito, e ammirai il suo vestito

- Come sei elegante?

Non mi guardò nemmeno, le andai vicino e in un orecchio “Forse mi odierai, ma non posso vedervi così”, mi guardò interrogativamente, ma già mi ero allontanato, mi avvicinai a Marta, dall’altro lato della sala, presi un fazzoletto e le asciugai le lacrime “E’ il momento!” fece di si con la testa, le presi la mano e la portai da Rosa, che di scatto si alzò

- Rosa, la mia amica Marta ti vuole parlare.

E lei stizzita

- E se io non volessi?

Guardandola negli occhi

- Per quel poco che so della vita, l’innamoramento può passare per mille ragioni, ma l’amicizia no, ti invito ad ascoltarla.

Mi stava sfidando con gli occhi, poi vidi che si allontanava verso il guardaroba, non dissi nulla, nel frattempo Marta era seduta, e aveva le mani giunte come se fosse in preghiera, la vidi stava per prendere il soprabito, poi si fermò, tornò indietro

- E sia!

Mi allontanai e iniziai a pregare, passarono dei minuti, Chan che era andato di la per riporre le posate nella credenza mi disse che stavano parlando, gli chiesi di andare alla porta perché a momenti scendeva la Signora Maria, e così fu, Maria invece di fermarsi, andò oltre e venne in cucina

- Allora?

- Stanno parlando.

- Si ho visto tutto da sopra.

Non potrò mai dimenticare, stavo per guarnire le orate da mettere al forno, ero di spalle alla porta della cucina dal salone

- Grazie.

A due voci.

Mi girai, e le vidi, provate ma finalmente sottobraccio, sorrisi

- Era ora!

- Ma tu chi sei, da dove sei venuto, erano tre anni che ci evitavamo, poi arrivi tu.

- Non è merito mio Rosa, era arrivato il momento! Marta è stata coraggiosa ad affrontarti, lei ancora non lo sa, ma è una donna forte e quello che ha fatto stasera ne è la prova, ma mancava un tassello per rendersene conto, essere perdonata da te.

Erano stupite entrambe

- Ma sei stato tu ad incoraggiarla.

- Si, e sai perché l’ho fatto, perché ero certo che anche tu provavi per lei le stesse cose, e sono certo che buona come sei l’avevi già perdonata da tempo,  ma ancora non avevi realizzato, e sai quando l’ho capito, quando sei andata per riprenderti il soprabito, non volevi farlo e l’hai capito da sola. E ora a tavola che stanno arrivando le persone.

Mi abbracciarono tutte e due, ed io, stavo con la padella in mano con tre orate che facevano l’occhiolino.

Marta tornò al servizio, Rosa uscì e entrarono Suor Matilde e Suor Agi, senza dire una parola, lasciai quello che stavo facendo e le abbracciai, ero fortemente emozionato se ne accorsero

- Ci vediamo dopo.

Era Suor Matilde.

Era il momento di dimostrare quello che valevo, mandai gli antipasti, poi sgattaiolai da Rosa, i tavoli erano quasi tutti occupati, tra gli altri riconobbi la signora dei salumi con il marito e tre figli grandi, Cecilia con il marito, il macellaio con la moglie e i suoi due figli, ed un tavolo c’erano loro i miei angeli custodi sedute a parlare.

Seguirono, i ravioli, fu un tripudio, passai agli straccetti e poi alle orate, i piatti tornavano vuoti, per non far stare sola Rosa, Maria la chiamò al suo tavolo e lei fu ben contenta di andarci, Marta stava facendo un lavoro fantastico con il sorriso sulle labbra,  non tralasciando nessuno, alla fine dopo la frutta, la millefoglie e scattò l’applauso, finalmente potevo riposarmi o almeno speravo.

Venne Marta

- Ti vogliono salutare.

Mi rimisi a posto e entrai in sala, accompagnando le persone all’uscita, tutti ebbero delle belle parole e mi dissero che l’avrebbero fatto sapere ad altri, alla fine rimanemmo solo noi, e fu allora che mi sedetti vicino Rosa, al tavolo di Maria

- Complimenti Dino, ho saputo da mia sorella che lentamente stai trasformando i menu e le persone gradiscono.

Ero rosso come un peperone

- Bontà loro!

- Sei contento di stare qui?

Era Suor Agi

- Più che contento, qui ho conosciuto delle persone fantastiche

E rivolsi lo sguardo a Maria e poi a Rosa

- E non so se me lo merito, ancora.

Maria sorrideva e Rosa si voltò dall’altra parte.

- Avevo visto giusto, sono contenta, ma vedo una persona che non parla, come mai?

Ovvio che era rivolto a Rosa, ma parlai io

- Madre,  Rosa sa tutto, e poi stasera una sua amica speciale ha avuto coraggio e insieme a lei hanno chiarito tante cose, sono due donne coraggiose.

Stavolta fu Rosa

- Suor Matilde mi conosce da piccola, io e Marta eravamo insieme al catechismo, ma non parliamo di noi, parliamo di te invece, non ho chiesto nulla, ma lei.

Rivolta a Suor Matilde

- Non ha voluto raccontarmi niente di te, che progetti hai per il futuro?

Ero spiazzato, ma anche divertito

- Che bella domanda – pausa – disinteressata!

 

Tutti risero, lei compresa, Marta nel frattempo stava sparecchiando ma era in ascolto attenta

Pubblicato Mercoledi 13 Dicembre 2017 - 06:02 (letto 72 volte)
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