I petti di pollo pepe, salvia e rosmarino in "Un milione di giorni"


Un milione di giorni


Un film di Emanuele Giliberti. Con Piera Degli Esposti, Nino Frassica, Mita Medici, Chiara Caselli, Galatea Ranzi, Luchino Giordana, Vincenzo Crivello, Lucia Sardo, Giulia Gulino, Evelyn Famà.



Cinque storie, cinque donne. Figure in apparenza normali, ma in realtà di “normale” straordinarietà. Perché, come si suol dire, dietro ogni grande personaggio, maschile, c’è sempre una donna che spesso ha sacrificato la propria vita per dare spazio a un uomo. La Sicilia stessa è donna, la sua anima è donna. Ed è questo che si vuole mostrare con le quattro storie raccontate nella sceneggiatura. Momenti a tratti drammatici, ma spesso divertenti, ricchi di comicità e ironia. A partire dalla cornice del film, in cui un ridicolo duchino è continuamente dileggiato da una servetta, poco colta ma assolutamente concreta e ironica. Tant’è che alla fine bloccherà la stupidità del suo padrone con una semplice, divertente battuta. Ed ecco le altre quattro tutte legate, oltre che dal racconto cornice, anche da un oggetto che passerà di mano in mano, attraverso i secoli (un milione di giorni appunto): un anello. Per narrare che Federico II fu l’imperatore illuminato, fu lo “stupor mundi”, grazie alla madre che sacrificò la sua vita, che simostrò nuda in una piazza durante il parto. Una donna che lo volle generoso e letterato di contro al marito crudele. E per salvare il figlio, e creare un impero diverso, non si fermò davanti al delitto. Così per Caravaggio arrivato in Sicilia fuggiasco, che deve a una ragazza conosciuta, a una prostituta la creazione di uno dei quadri più belli e importanti della sua produzione. E poi Donna Franca Florio, donna apparentemente futile e superficiale ma in realtà anima profonda che al crollo dell’impero economico dei Florio , chiusa in una villa, resta sola e consapevole testimone della inutilità di un’antica ricchezza. Infine, una santa. Una delle tante festeggiate in Sicilia in diverse paesi e città. Ma quelle sante che, come si dice in Sicilia “non sudano”, sono (e sono state) comunque donne. E infatti la nostra Santa non sa staccarsi dalla realtà. Dalle passioni quotidiane. Riscoprendo una vanità umana, troppo umana. Ma quella sua voglia di festa è solamente la cartina di tornasole per mettere in risalto i difetti di una Sicilia (come metafora, sempre) degli Anni Cinquanta. Una umanità, quelle delle quattro storie, che trova nelle donne un’àncora di salvezza. L’unica vera anima che potrà salvare questo mondo. E la Sicilia, come metafora. Sempre.

Petti di pollo pepe, salvia e rosmarino

Ingredienti:

Pollo 3 fettine
Cipolla 1
Peperoni 2
Patate 2
Polpa di pomodoro 400gr
Aglio 2 spicchi
Peperoncino qb
Rosmarino qb
Salvia qb

Preparazione:

Fare scaldare l'olio in una padella, mettere 2 spicchi d'aglio e una cipolla a striscioline. Tagliate i peperoni a striscioline, le patate a cubetti e 1 peperoncino, mettete tutto in padella. Lasciate i semini del peperoncino cosi' verrà più piccante. Dopo qualche minuto aggiungete la polpa di pomodoro, salate e poi aggiungete le spezie , pepe, salvia e rosmarino. Appuntate le patate con una forchetta, quando saranno cotte aggiungete le 3 fettine di pollo, precedentemente ridotte a strisce. Il piatto è molto piccante, a piacimento aggiungere un cucchiaio di crema di peperoncino.



Articolo tratto da: Private Club Cucinafilm - www.cucinafilm.it - http://www.cucinafilm.it/public/
URL di riferimento: http://www.cucinafilm.it/public/index.php?mod=read&id=1327917876