Prima parte - Romanzo di Araldo Gennaro


 

Terzo Romanzo spontaneo

 di Araldo Gennaro

 "Vita reale”

 

 

Primo capitolo 27 settembre 2017 - 

Secondo capitolo 30 settembre 2017 

Terzo capitolo 1 ottobre 2017

Quarto capitolo 3 ottobre 2017

Quinto capitolo 4 ottobre 2017

Sesto capitolo 5 ottobre 2017

Settimo e Ottavo capitolo 6 ottobre 2017

Nono e decimo capitolo 6 ottobre 2017

 



Terzo Romanzo spontaneo

 di Araldo Gennaro

 "Vita reale”

 

Primo capitolo 27 settembre 2017

 

I proverbi sono saggezza, ad esempio:

“L’uomo propone e Dio dispone”

mai come in questo momento, detto proverbio è diventato per me attuale, avevo deciso di rintanarmi un una “oasi” di tranquillità, per scrivere di un sogno meraviglioso, ma la visita di un mio amico inglese, mi impone per dovere d’ospitalità di allontanarmi dal mio progetto per accoglierlo.

Dopo averlo atteso al capolinea dell’autobus, decidemmo di cenare fuori, tramite il mio amico giardiniere del luogo Francesco, ci stiamo recando al ristorante che mi è stato segnalato e che non conosco.

Richard è impaziente di arrivare, e più volte mi chiede :

- Quando arriviamo?

- Presto!

Sorrisi, presi l’ultima curva della strada che portava al Convento, poi iniziai a scendere in una piccola serie di curve, ed ecco in basso che si poteva notare una costruzione quasi delimitata da due strade parallele, si intravedeva un grosso stagno, poi un’area con delle panchine, a ridosso un’area per il parcheggio e poi una costruzione.

Iniziai la discesa e dopo poco mi trovai all’ingresso della struttura, non c’era nessuno, entrai con l’auto e la parcheggiai vicino ad altre tre macchine in sosta.

- Ma come è possibile?

- Cosa?

Dissi io.

- Questo! Siamo in mezzo ad un bosco, su una piccola montagna, un allevamento con delle trote, e che trote!

Risi, ci eravamo fatti la stessa domanda.

- Chissà, sarà una caratteristica del luogo.

Scosse la testa e la montagna dei suoi capelli rossi seguiva l’onda che si formava.

- Ma non avevi fame?

Si risvegliò:

- Certo! Andiamo.

Seguimmo il corso di un viottolo con acciottolato, alla fine tre gradini e vedemmo l’insegna, sobria ed elegante, era raffigurato un antico pozzo con relativo secchio alla fine e sotto

BENVENUTI

Al Pozzo

Entrammo e lo scambio termico tra l’esterno e l’interno, mi fece appannare gli occhiali, fu buffo, per circa tre secondi non vidi nulla solo la nebbia, Richard si accorse che stavo per prendere una caduta su un gradino che non avevo visto e mi mantenne.

Fui fortunato, il gradino certamente mi avrebbe fatto fare un grande ingresso con il sedere per terra.

Lo ringraziai con gli occhi, ma ancora tutto era appannato, vidi e non vidi, una persona che veniva verso di noi e ci guidò ad un tavolo vicino al camino.

Il tepore finalmente sciolse la cortina, e mi guardai intorno, la sala non era molto grande, forse circa 80 posti a sedere, tutta rivestita in legno, c’erano delle credenze antiche ai lati di una porta sulla destra, il soffitto era formato da travi in legno, il camino era certamente antecedente alla nuova costruzione, grande, con dei portali robusti in pietra e grande, come piaceva a me.

Sulla sinistra c’era un’altra porta, dove in alto si poteva leggere a lettere grandi,

SERVIZI e INGRESSO POZZO.

I tavoli erano per quattro persone, larghi ed abbondanti, con delle tovaglie in lino bianche sopra ad altre a quadretti rosse e bianche. Tutti erano completi di accessori come bicchieri e posate. Nel muro delle cripte con bottiglie di vino ed altre cose.

Era gradevole, mi piaceva!

Richard, si allontanò per andare a lavarsi le mani ed io nel frattempo, avevo notato una ragazza che si stava muovendo tra i tavoli occupati, sparecchiando.

Lo faceva con insolita leggerezza, senza fretta, era di spalle e potevo ammirare la sua gonna e camicetta in nero la gonna con un grembiule bianco e la camicetta bianca immacolata, i lunghi capelli neri riuniti a torcia sulla testa ponevano in risalto un collo piuttosto lungo.

Ma quando di girò, mi venne un colpo!

Mi alzai di scatto, prima che potesse accorgersene, coprendomi la faccia e i capelli con le mani e mi fiondai verso i servizi, entrai con una tale forza che se avessi incontrato qualcuno lo avrei di certo buttato di nuovo dentro, nei pressi di uno dei water presenti. Per fortuna non accadde, arrivai trafelato ai lavandini, dove Richard si stava lavando le mani con una certa meticolosità, tipica di cucina.

Mi guardò come se mi avesse visto per la prima volta:

- Rino, ma che succede?

Io cercai di fare finta di nulla:

- Perché?

- Come perché, hai una faccia pallida da cadavere, i capelli in disordine come se ti fossi azzuffato con qualcuno e poi sei entrato così velocemente che potevi far male a qualcuno. Ti senti bene?

Mi guardai nello specchio, guardai lui, poi di nuovo lo specchio.

- Rino, stai bene?

Mi usci con un filo di voce:

- No.

Mi guardò allarmato:

- Ti senti male?

- Si.

Poi con un filo di voce, senza farmi sentire da altri o dall’esterno:

- Dobbiamo andare via.

Stavolta fu lui che mi guardava allibito e stupito:

- Ma come? Siamo appena arrivati?

Mi guardavo intorno, cercavo una via d’uscita che non c’era:

- Si amico mio, devo andare via e subito, ma come faccio?

- Ma si può sapere cosa è successo, pochi minuti fa eri tranquillo, contento e ora

- E ora, non lo sono più!

Interrogativamente:

- Ma perché, mi sembra come se avessi visto un fantasma.

- No, peggio!

- Come, peggio?

- Non ti posso spiegare, vieni cerchiamo di uscire senza essere notati.

Mi avviai verso l’uscita dei servizi, c’era solo un’altra strada quella che portava al pozzo, ma poi si fermava li, stavo per tornare indietro, quando:

- Signori, avete qualche problema?

Eccola è lei!

Avrei riconosciuto quella voce tra mille, forte, decisa e …arrabbiata!

Per fortuna ero in penombra, e non mi vedeva ancora, Richard corse in mio aiuto:

- Scusateci, ma veniamo da lontano, siamo scesi da poco da un aereo e il mio amico ha avuto un attimo di disorientamento.

La ragazza guardò quel ragazzo che con un accento inglese parlava uno stentato italiano e quasi si mise a ridere, ma per correttezza non lo fece, sorrise:

- Ah ecco!

Non era convinta, lo sapevo, ma di certo l’accento inglese l’aveva colpita e quindi poteva essere verosimile la giustificazione.

- Quando volete, io sono di la in sala.

E ora?

Guardai Richard:

- E’ lei?

Feci di si con la testa:

- Devo trovare assolutamente il modo di uscire senza farmi vedere.

Richard non mi disse nulla, ma poi realisticamente:

- Ascolta è semplicemente impossibile uscire, dovresti attraversare tutta la sala, poi di corsa prendere l’auto e via, ed io al seguito, se non ci prendono per pazzi, chiamano di certo i carabinieri e finiamo nei guai. Ma è tanto terribile?

- Cosa?

Dissi io guardandolo:

- La ragazza!

Se non ci fosse stata quella scena tragicomica, noi due, tre water e quattro lavandini, mi sarei messere a ridere a crepapelle.

Ma non ci riuscivo!

- Se mi riconosce sono nei guai.

Sempre più razionale:

- Da quando non la vedevi.

Immediatamente:

- Da dodici anni!

Tirò un sospiro di sollievo:

- Allora facciamo così, noi due parliamo in inglese, di certo in questi dodici anni sarai un poco cambiato, no? Tu non parlare!

Era rischioso, ma forse poteva andare, si, in dodici anni ero cambiato, i capelli erano più bianchi che neri, avevo la barba, curata, ma la barba prima non l’avevo.

Aveva ragione, non mi dovevo preoccupare!

Dovevo solo incrociare le dita, cercai di darmi un contegno e lentamente entrammo nella sala.

I tavoli occupati erano aumentati, meglio così!

Con fare disinvolto, ci recammo ai posti che c’erano stati assegnati, la cercavo ma non la vedevo, alzai il menu all’altezza degli occhi e feci finta di leggere le pietanze.

Richard, invece stava guardando la sala e non si accorse che la ragazza stava per venire al nostro tavolo, con una gamba cercai di toccare la sua, ma invece la sfortuna volle che presi in pieno una borchia di ferro che si trovava sotto la tavola, mi usci spontaneamente e ad alta voce:

- Ma che diamine ho colpito?

E mi abbassai sotto la tavola.

Quando mi rialzai.

La frittata era fatta!

Non c’era una ragazza davanti a me, ma una donna che al posto degli occhi neri come la pece, li aveva rosso sangue, le mani sui fianchi che prudevano, con le dita in movimento, le gambe divaricate per dare potenza al probabile schiaffo in arrivo o da destra o da sinistra o da entrambe le mani e la testa abbassata pronta a colpire la mia fronte.

No, non era una ragazza ma si era trasformata in un toro con le corna molto ma molto

…imbufalita.

Solo allora Richard si accorse di quello che stava accadendo, ed in un perfetto inglese:

- God help use!

Non ero più il solo con la un pallore cadaverico, anche il mio amico si aspettava da un momento all’altro una risposta non proprio urbana, se tutto andava bene.

Dopo qualche secondo di imbarazzo, cercando di ritrarmi da quella attrazione fatale, degli occhi iniettati di odio, ritrovai la voce e rivolto a Richard:

- Ti presento una mia amica, Anna.

Lui mi guardò, come per dirmi qualcosa, poi in inglese:

- What are we doing? (cosa facciamo?)

Ed io:

- Let's wait (attendiamo)

- What? (cosa?)

- The storm! (la bufera!)

Stranamente lei mi guardò con uno sguardo meno irato, poi:

- Sei un…..

Mi alzai:

- Non iniziamo ad offenderci, siamo in un luogo pubblico

Poi con le mani giunte:

- Ti prego, non qui!

La mia strana reazione ebbe il suo effetto, come una tempesta si alza all’improvviso con dense nubi nere e poi un venticello che nasce all’improvviso spazza tutto via, così il volto e tutto il suo corpo si rilassò, sembrava quasi una persona calma.

Richard riprese colore, tese la mano per salutare e fu corrisposto.

Io non ci provai nemmeno, fu sempre lei che ci sorprese:

- Visto che abbiamo fatto conoscenza e visto che lei conosce l’italiano, anche se stentato, potrebbe dire a questa persona che le sta di fianco, che invece di nascondersi avrebbe potuto presentarsi come una persona civile, ed io l’avrei accolto come tale, forse!

Nel frattempo ci eravamo seduti, solo lei sovrastava la tavola e noi due.

Colto di sorpresa Richard iniziò a ripetermi, ma lo bloccai:

- Se avessi saputo prima della tua presenza, sarei stato come sempre, molto civile e sarei venuto a salutarti, prima di entrare e di sedermi, e quel “forse” che hai detto che non mi convince. Puoi anche riferire che se la mia persona non è gradita possiamo anche andarcene.

L’avevo detto tutto d’un fiato, i miei nervi erano tesi come una corda di violino, stavo per cedere, e scappare, ma non volevo dargliela vinta.

Si irrigidì, quella sua calma apparente mi faceva paura, la conoscevo bene, non si sarebbe fatta scappare l’occasione di rinfacciarmi tutto quello che avevo fatto.

Stavolta Richard non sapeva più che fare, devo dire che questa situazione grottesca, mi faceva quasi ridere adesso, ma non potevo, non era ancora finita.

Stava per parlare, quando fummo salvati da una voce che tuonò il suo nome, richiamandola alla realtà, si girò e si allontanò.

- Ma si può sapere che cavolo hai combinato?

Era il mio amico, che con un occhio guardava me e con l’altro squadrava la sala per vedere se lei era in prossimità.

- E’ una mia vecchia amica, anzi è stata più di questo, ma è successo tanto tempo fa.

- Ma che l’hai fatto, ho l’impressione che se avesse avuto in mano qualcosa di tagliente, l’avrebbe con piacere affondata nel tuo corpo.

- Si, ne sono certo anch’io!

- E allora?

- L’ho piantata due volte, senza farmi più vedere.

Stupito:

- Oh my God!

Anna, la dolce compagna dei giochi da ragazzo.

Anna, con cui avevo passato dei bei momenti, ma che in due occasioni, una in età adolescenziale e un’altra sotto ai vent’anni, l’avevo illusa, pur non volendo che potesse esserci un domani tra di noi e poi, e poi invece l’avevo lasciata senza notizie per anni.

Ora, ritrovarmela davanti, dopo tanti anni si mi aveva procurato emozione, ma anche apprensione per la sua reazione, legittima certamente!

Sapevo con certezza, che la sua reazione nell’incontrarmi non sarebbe stata, tanto pacifica.

Tutto questo in modo più conciso, stavo raccontando per sommi capi a Richard, il quale dopo quest’ultima affermazione:

- Ma allora, veramente sei stato uno stronzo!

Lo guardai, allibito:

- Si, no, non è proprio così!

- Come non è proprio così, l’hai illusa e poi dimenticata. E poi dici che non è così?

- Vedi, avevamo passati dei bei momenti insieme, forse se avessero avuto un seguito continuo, quel qualcosa che entrambi provavamo, sarebbe diventato un qualcosa di più profondo, ma questi distacchi, la nostra vita diversa, hanno fatto si che quel qualcosa non aveva potuto maturare, ma si era trasformato.

- Che vuol dire trasformato?

- Allora, questo vale per me, penso. Quando lei mi venne a cercare, io fui franco con lei, le raccontai che avevamo perso il tempo migliore di conoscerci, frequentarci, e si che io le volevo bene, ma come una sorella non più di tanto.

Richard strabuzzò gli occhi:

- E lei?

- E lei, prima di sbattermi la porta di casa per andarsene, che lei provava altro e visto che non era corrisposta, sarebbe andata all’estero dove un suo compaesano l’aveva chiesta in moglie, e sbatte la porta.

- Azz!!

Non potete immaginare, la sensazione nel sentire tale esclamazione da un puro inglese, in uno stentato italiano, era diventata ancora più incisiva di un perfetto napoletano.

Eccola, arriva, l’avevo vista con la coda dell’occhio, cercai di raddrizzarmi e di contenere una risata che era sulle labbra per l’esclamazione di Richard.

Era seria, si avvicinò:

- La cucina è chiusa!

Stavolta fui io a rimanere a bocca aperta, tutto mi sarei aspettato, ingiurie, parolacce, qualche ceffone o semplicemente che mi dicesse che non ero gradito, ma ascoltare quelle quattro parole, secche, come una frustata, mi avevano lasciato senza parole.

Mi sentii strattonato ad un braccio, mi girai era Richard:

- What he said? (Cosa ha detto?)

- the kitchen is closed! (La cucina è chiusa!)

E lui di rimando:

- the kitchen is closed?

-Si.

La guardai, stava liquidando anche gli altri avventori nella sala, ci furono delle esclamazioni colorite, qualcuno minacciò anche di denunciarla per interruzione di servizio, e fu allora che la vidi slacciarsi il grembiule e correre via dalla sala in direzione dell’ingresso.

Non so perché, non me lo chiedete, ma feci lo stesso.

Fui così irruento che Richard dovette trattenere il tavolo che aveva buttato all’aria, caddero dei bicchieri frantumandosi a terra, e lui rimase li, da solo, inebetito.

Fuori era quasi buio, faceva freddo rispetto alla sala interna, mi guardai a destra e sinistra e non vidi nessuno, anzi qualcuno lo vidi, un uomo con un camice bianco e un cappello da cuoco che stava scappando verso un auto, portava un fagotto sotto al braccio e bestemmiava come un turco.

Arrivato che fu alla macchina, stava quasi per investire una coppia che stava entrando nell’auto vicina, poi con uno stridio di gomme, sali la rampa dell’uscita e scomparve.

Ma Anna, dov’era, poi un lampo, lo stagno!

Saranno stati duecento metri circa, li feci quasi in un lampo, pregando in cuor mio che la mia intuizione fosse sbagliata, sapevo che non sapeva nuotare, una volta per farla attraversare un ruscello, l’avevo dovuta prendere in braccio, ma ne ricavai un piccolo bacio sulla guancia, certo questo non è il momento di ricordare, ma non sapeva nuotare, azz!

Avevo visto giusto, eccola la, stava quasi nel mezzo dello stagno, abbandonata, si stava lasciando andare, bastava un attimo e sarebbe scesa giù come una pietra.

Non potevo urlare, ne lanciarle una corda, feci la cosa più semplice da fare, mi tolsi le scarpe e mi buttai e con tutta la forza nuotai nella sua direzione, l’ultima bracciata alzando la testa, non la vidi più, confidando nel mio senso di orientamento, incamerai tanta aria nei polmoni e scesi in profondità.

No vedevo un accidenti, solo le bollicine che uscivano dalle mie narici, mi imposi di rimanere calmo e con gli occhi aperti a più non posso, nuotai verso il fondo, girai la testa a sinistra, nulla, poi a destra, vidi una massa chiara, poteva essere la camicetta di Anna, poteva essere.

Oh mio Dio, fa che sia lei!

Stavo per finire l’aria, sentivo la testa che iniziava a ronzare, feci un ultimo sforzo e lanciai le braccia in avanti,ecco!

Finalmente toccai qualcosa, guardai meglio era la cintura alla vita, sperando che non si spezzasse, con la destra la strinsi intorno alla cinghia e con la sinistra e con le gambe tentai la risalita.

Come era lunga la salita, verso la fine stavo quasi per mollare, quando vidi una luce e una sagoma, mi diressi verso la luce, buttando dallo bocca l’aria rimasta e incamerando acqua.

Ecco, ci siamo!

Vidi una mano, l’agguantai così forte che la sagoma vacillò, ma si vede che era una persona avvezza a stare sulla barca in bilico, perché rispose alla mia presa con una forza che mi trascinò fuori dall’acqua, riuscii a prendere finalmente aria, con la destra alzai il peso che avevo trattenuto e lasciai la presa della mano:

- Non preoccuparti, la prendo io.

Era Richard, che si era ripreso al tavolo, dalla meraviglia e aveva avuto evidentemente la mia stessa intuizione.

Lasciai la presa, con un colpo di reni, mi issai sulla sagoma e aiutai il mio amico a portare dentro Anna.

Mentre stavo liberando Anna della camicetta, iniziai a fare una manovra che mi avevano insegnato a Plymouth dei pescatori, per liberare i polmoni dall’acqua ingerita.

Nulla!

Continuai sempre con lo stesso ritmo, oramai non sentivo più niente ne freddo ne caldo, ero solo concentrato su di lei, ma perche?

Ma perché, continuavo a ripetermi.

Lanciai un urlo e continuai.

Richard di certo pensò che ero impazzito, ma era un urlo liberatorio, per tutta la tensione che avevo accumulato in pochi minuti, ma quando arriva la riva.

Arrivammo, io continuavo sempre, non dovevo smettere, la prendemmo e l’appoggiammo per terra, non mi rimaneva che un’altra possibilità.

Mi posizionai dietro di lei e poi con un senso ritmico, le comprimevo sotto il plesso del corpo, uno, due, uno due, uno due.

Finalmente, uscì dell’acqua!

Come un ossesso:

- Chiama il 118!

Richard scomparve e andò verso il ristorante, dove aveva lasciato il cellulare.

Continuai, le mani non le sentivo più, sentivo solo quel corpo inerte che stavo sotto le dita, e guardai il suo viso, era cereo e non dava segni di vita.

Uno, due, uno due, uno due, ecco inizia a cacciare acqua, sento in lontananza una sirena, continuo uno, due, uno due, uno due.

Stavo per perdere i sensi, poi finalmente delle braccia robuste mi alzarono e capii che era arrivata l’autoambulanza, non l’avevo nemmeno sentita arrivare, solo in lontananza, e fu il buio.

Qualcuno mi stava prendendo a schiaffi, ma chi cavolo poteva essere, aprii gli occhi, ero nella sala vicino al camino, Richard vicino e un omone con una pettorina “medico” che mi stava facendo riprendere:

- Anna?

Dissi guardandolo:

- Si salverà!

Queste due parole mi tranquillizzarono ed iniziai a piangere, non riuscivo a smettere, i singhiozzi erano così forti che mi sconquassavano dentro, era liberatorio, c’eravamo riusciti, con l’aiuto di Dio.

Quando riuscii a calmarmi, guardai Richard:

- Grazie.

- Io non ho fatto nulla, hai fatto tutto tu, ora lei è in autoambulanza, le stanno danno dell’ossigeno per precauzione, il medico ha detto che è stata così veloce la tua azione, che era da poco che aveva ingerito dell’acqua e questo l’ha salvata, non ho potuto vederla, vorrebbero delle indicazioni, ma non so nulla di lei, tu puoi aiutarli?

Che strano, si sapevo che era del mio paese, ma non ero mai stato a casa sua e ne sapevo dov’era, e ancora di più l’avevo così persa di vista che non sapevo nemmeno se aveva parenti ancora li.

Feci di no con la testa!

Allora vidi Richard che si alzò e scomparve.

Nel frattempo, il tepore delle coperte che mi avvolgeva completamente nudo, aveva avuto il suo effetto, mi stavo lentamente riprendendo, mi sedetti su una sedia sempre vicino al camino e venne Richard:

- Allora?

Mi guardò, era anche lui provato:

- Allora, ho parlato con il medico, però prima ho fatto un giro della struttura all’interno, in cucina ho trovato una scala e sono andato sopra, c’è una stanza minuscola, c’è un letto ed è anche ben riscaldata, evidentemente frutto della canna fumaria che è in superficie. Anna si sta riprendendo, la prima cosa che ha chiesto dove ti trovavi, l’hanno tranquillizzata. Non avendo notizie della sua famiglia, portandola in ospedale dovranno chiamare i carabinieri per le eventuali responsabilità e riconoscimento dell’accaduto. Il medico mi ha detto che dovrebbe fare un verbale, ma vista la sua giovane età e quelle poche cose che ho potuto riferire su come sia accaduto il fatto, vorrebbe evitare di riportare sul referto “tentato suicidio”.

Annui con la testa:

- Ma per fare questo, qualcuno si deve prendere la responsabilità di accudirla.

Immediatamente:

- Io

- Già lo immaginavo, quindi rimarranno ancora per un poco, poi ci lasceranno una bombola d’ossigeno portatile, porteranno Anna di sopra e metteranno sul referto “Attacco di panico. Crisi d’ansia”. Ci lascerà il suo numero di cellulare per ogni evenienza.

Lo guardai riconoscente:

- Si facciamo così, rimaniamo qui e vedremo di fare il meglio. Grazie Richard.

- In attesa che si asciughino i tuoi vestiti, nell’armadio ho trovato questa tuta e un ricambio pulito, potresti indossarla per essere più libero.

Mi cambiai e aspettai che la portassero, dopo un poco, la vidi, ci guardammo negli occhi come sempre, non aveva ancora forze, aiutai gli infermieri per la scala, salutai ringraziando tutti e rimanemmo d’accordo con il medico che l’avrei tenuto al corrente.

Richard li accompagnò all’esterno, e poi mi raccontò che aveva chiuso tutte le luci non necessarie, chiuso il cancello d’ingresso, e che nell’attesa, avrebbe caricato il camino e preparato qualcosa di caldo per tutti noi.

Io, embe io!

Che altro potevo fare se non stare vicino a lei, i sedativi che le avevano dato avevano finalmente fatto effetto e stava riposando, sentivo il respiro regolare.

Le avevano messo un camice d’urgenza, e poi il foglio termico per farle prendere calore, noi prendemmo le coperte che c’erano e ne facemmo un cappotto sul suo corpo, solo il viso e le mani stavano all’esterno.

Ma perché?

Era una domanda che non aveva risposta, ma mi martellava, la guardavo com’era bella, nonostante dal viso traspariva una sofferenza che avrebbe potuto portarla alla morte.

La bombola dell’ossigeno era pronta, mi sedetti su una delle due poltroncine , trattenendo la sua mano e massaggiandola, sentivo che lei sentiva, alle volte stringeva di più con le dita.

Dopo un poco di tempo, sali Richard con delle tazze, con un profumo che in quel momento mi sembrò paradisiaco, aveva fatto del brodo bollente di carne. Si sedette anche lui su una poltroncina e iniziammo a sorbire a piccoli sorsi, la guardava e non aveva il coraggio di parlare, iniziai io:

- Per fortuna che oggi sei venuto, senza di te non ce l’avrei fatta.

Mi guardò sorridendo:

- Sono io che ti devo ringraziare. Senza di te, non avrei mai conosciuto questa bellissima ragazza.

Fui colpito dalla sua sincerità, se ne accorse:

- Scusami , forse non dovevo!

Stavolta fui io a sorridere:

- No, amico mio, sei stato sincero ed anch’io lo sono stato con te, quando ti ho raccontato tutto, ho detto la verità, non una bugia, si le voglio bene, e anche tanto, ma come una sorella, quella che non ho mai avuto, quella che con cui non mi sono potuto mai confidare. Il mio amore non è qui, stai tranquillo.

Si illuminò come una lampadina, si alzò e quasi si versava addosso tutto il brodo della tazza, mi venne vicino e mi abbracciò forte, forte.

Solo allora, prese coraggio e sedendosi sulla poltroncina, prese l’altra mano di Anna e la massaggiava come facevo io.

Il tepore della stanza, la stanchezza prese il sopravvento, ci addormentammo, dopo circa un’ora mi svegliai di soprassalto, poi con calma mi resi conto di dov’ero, vidi il mio amico con la testa sulla coperta vicino alla mano che teneva saldamente di Anna.

Mi alzai e scesi nella sala, prima passai per la cucina, diavolo di un Richard aveva messo tutto a posto, era di una pulizia immacolata, così come facevamo a fine servizio nell’albergo dove lavoravamo, poi andai nella sala, il camino sapientemente caricato, aveva bisogno di altra legna e li vicino c’era la pentola del brodo che era rimasta al caldo.

I tavoli erano in ordine, aveva anche spazzato per terra e rimesso tutto a posto. Uscii fuori e cercai la legnaia, presi dei ciocchi di legna d’ulivo, e li portai dentro, rinfocolando il camino.

Non c’era ombra di polvere, ne sulle mensole, ne sui ripiani, era evidente che Anna ci teneva molto, in alcuni punti della sala si trovavano dei portafiori con dei fiori profumati che non davano fastidio. Era lavanda.

Si, era un bel posto.

Ma di chi era? Cosa era successo? Che ci faceva Anna li?

Domande senza risposta, ma dopo un poco sentii un urlo, feci la scala a quattro gradini e mi ritrovai sopra, era stato Richard:

- Che è successo?

- Ha aperto gli occhi, poi ha detto qualcosa e mi ha stretto la mano.

Andai vicino al letto:

- Anna mi senti? Se non puoi parlare, stringi la mia mano.

Ed ecco che le sue dita strinsero.

Avrei voluto urlare di gioia, ma mi trattenni:

- Ascolta. Siamo al ristorante, siamo io e Richard.

Strinse un’altra volta.

- Cerca di aprire gli occhi, non è un sogno.

Niente.

- Anna ascoltami, non sei in un sogno, sono io Rino.

Ecco, apri gli occhi.

Evviva!

- So che non ti ricordi nulla, ma non ti preoccupare, sei in buone mani. Se hai capito batti le ciglia una volta.

Uno!

- Bene, ti stai riprendendo, sei sul lettino sopra alla cucina.

Uno!

- Non ti domandare il perché, poi tutto sarà chiarito, ora riposati.

Uno!

- Se hai voglia di bere qualcosa di caldo, ho fatto un brodino.

Era Richard che aveva preso coraggio:

Uno!

- Rino, come ce lo facciamo bere?

- Semplice, vado giù e prendo una cannuccia al bar.

Mi stavo allontanando, quando:

- Rino

Era Richard che indicava Anna.

Guardai Anna, batte le ciglia due volte.

- Vado io.

E scese.

- Allora so che vorresti buttarmi fuori, e non hai tutti i torti, ma ti prometto che lo potrai fare quando starai bene, capito?

Uno!

Mi misi a ridere e anche i suoi occhi ridevano.

Ritornò Richard e rimase perplesso guardandomi ridere, poi gli raccontai e si tranquillizzò:

- Ora fatti da parte che è il mio turno.

Mi spostai e Anna non fece difficoltà:

- Posso aiutarti io?

Disse Richard

Uno!

- Well, allora fai finta che sei dal dentista

Uno!

- Ecco, io mantengo la tazza e tu tramite la cannuccia bevi, quando ti sei stancata, batti le ciglia tre volte e io la stacco.

Uno!

Che bel quadretto, non avevo mai visto Richard così preso da qualcosa, evidentemente Anna l’aveva colpito e non vorrei sbagliare pure lei non era indifferente.

 Bah, chissà!

Scesi in sala e chiamai il medico per raccontargli come si stava evolvendo la cosa, fu molto contento, e mi disse che a questo punto, l’ossigeno non serviva più e che avrebbe mandato qualcuno a ritirarlo. Mi rassicurò che gli esami erano tutti nella norma e che se continuava così tra qualche ore si sarebbe ripresa, mi raccomandò di farle assumere roba leggera per tre giorni senza affaticarla. Lo ringraziai, dissi che avrei fatto come voleva, e lo avrei tenuto al corrente, poi gli dissi di far bussare due volte al campanello che sarei venuto giù con la bombola per riportarla all’addetto che avrebbe mandato.

In un angolo della cucina, notai una piccolissima scrivania e una sedia, con dei quaderni, quelli che solitamente si compilano a fine giornata con il commercialista, sbirciai il primo che era davanti e notai come l’andamento del ristorante era in negativo.

Guardai nei frigoriferi, e notai che pur non essendo proprio ricchi di ingredienti erano ben sistemati e freschi, non c’era nulla di scaduto.

Nella dispensa, pur se minuscola, aveva tutto il necessario e tra le attrezzature del ristorante c’era anche l’abbattitore, elemento indispensabile in un ristorante ma che pochi hanno in dotazione.

Due squilli di campanello, salii sopra, stava ancora sorbendo il brodo, curata da Richard che stava raccontando delle sue esperienze in Inghilterra, presi la bombola e andai all’ingresso, ringraziai e tornai dentro.

Faceva un freddo cane fuori, mi misi vicino al camino e mi addormentai.

Dormii qualche ora, poi mi sentii chiamare, ma stavolta senza urla, mi avviai di sopra e incrociai Richard che stava scendendo:

- Anna ti vuole.

- Perché te ne vai?

- No non me ne vado, vado a preparare la colazione.

- Ha detto il medico leggera.

- Ricevuto.

Salii sopra, ed eccola li, stava seduta sul letto, Richard le aveva posto dei cuscini o tutto quello che aveva potuto trovare per farla stare comoda, era imbronciata, poi vedendomi cercò di darsi un contegno:

- Sei un bastardo

- Lo so.

- Sei l’essere che meno avrei voluto vedere qui.

- Lo so

- Sapevo che eri arrivato

Stavolta ero io stupito

- Si, lo sapevo

- ma…

- Niente ma, volevo vendicarmi

- ma..

- Ho chiamato io Francesco il giardiniere per sapere se eri tu che stavi a casa, e quando oggi mi ha chiamato per dirmi che cercavi un ristorante, sono stata io a suggerire di dirti di venire qui.

Non ci potevo credere, sapeva tutto , anzi aveva preparato tutto.

- Si, è inutile che ti arrovelli in quella tua testaccia, e non te la prendere con Francesco, sapeva tutto perché ha sposato la mia migliore amica. Si, ti aspettavo, ti ho visto arrivare, e già pregustavo quello che ti volevo fare.

- ma..

- E smettila con questi ma! Mi hai umiliata, illusa, abbandonata e alla fine

Aspettavo la stoccata finale, il medico aveva detto che si sarebbe ripresa presto, ma mica così presto, per la miseria.

- e alla fine, mi hai salvata!

Non me l’aspettavo, aspettavo tuoni e fulmini, e invece la dolcezza nelle ultime parole, mi fecero sciogliere , l’abbracciai e piangendo insieme:

- Scusami e se puoi perdonami!

Richard salii proprio in quel momento, con un vassoio in mano, con discrezione fece un accenno di  tosse, poi salii sempre di più con il tono, alla fine ce ne accorgemmo, lo guardammo e scoppiammo in una risata liberatoria, tutti e tre:

- Vieni qua amico mio, questa è Anna.

- Piacere di conoscerla.

E giù un’altra risata!

Anna mi guardò seria:

- Rino, so tutto, Richard era venuto giù per svegliarti, poi è risalito e ha detto che era proprio un peccato, perché sembravi un angelo del focolare.

Rise:

- Ci credo poco.

Dissi io.

Lei non rispose, ovviamente aveva capito tutto, come sempre:

- Allora mi ha raccontato tutto, dalla a alla zeta.

La guardai allarmato:

- Proprio tutto?

Fece di si con la testa.

Oddio e ora che succede:

- Ora sono io che voglio raccontare tutto.

Quasi, quasi mi veniva un colpo!

- Dovresti fare colazione, sei ancora debole, dai.

Era Richard.

Lei lo guardò, con occhi diversi:

- Hai ragione, facciamo colazione e dopo vi racconto tutto.

Ero curioso , inutile nasconderlo!

Facemmo colazione con tranquillità, lei non era in grado ancora di provvedere da sola a se stessa e ce ne rendemmo conto tutti e due. Dopo un paio di bocconi ad una cialda che Richard aveva fatto leggera come una piuma, voleva fermarsi, ma con le insistenze del mio amico, la terminò e prese pure un bicchiere di latte tiepido.

Poi chiese di abbassare un poco i cuscini, e dopo che si fu sistemata:

- Allora, dopo l’ultimo incontro con te Rino, sarei dovuta andare all’estero, ma non lo feci, mi scrissi all’università e frequentavo Scienze Biologiche, fino a quando non successe che in sei mesi ebbi la sfortuna di perdere entrambi i genitori per un male incurabile, rimasi sola con mia nonna.

I miei fratelli e mia sorella erano tutti all’estero e impossibilitati a venire, fui io che accudii la nonna fino alla fine, tu nemmeno lo sai, ma lei aveva dei terreni che per un caso fortuito entrarono nel piano regolatore della città qui vicino.

Lei che non aveva fatto le scuole, era stata sempre però una brava amministratrice, e senza dirmi nulla, li vendette e con parte del ricavato, rilevò questa struttura che all’epoca non era in buone condizioni.

La fece ristrutturare e poi me la donò con la casa al paese che era di sua proprietà!

Grande donna, pensai, sapeva che non aveva un lavoro, ne un sostentamento, e aveva fatto la cosa giusta.

- E qui iniziarono i primi problemi, non sapevo nulla di gestione, mi dovetti mettere a studiare, nel frattempo lasciai l’università, mia nonna non durò a lungo e anche lei sali al cielo, e rimasi sola.

Nella ricerca di un cuoco, incontrai cinque anni fa, quel bastardo che ieri mi ha fatto chiudere anticipatamente la cucina, lasciandomi in balia dei clienti e in aggiunta con la tua presenza ieri sera. Siamo stati compagni ed abbiamo convissuto dentro e fuori al ristorante per tre anni, poi due anni fa mi ha lasciato per sposare una polacca dieci anni più giovane di me da cui aveva avuto un figlio, e fino a ieri ha mantenuto il suo posto qui, per aiutarmi, perchè si sentiva in difetto in attesa di un nuovo cuoco, che non riuscivo a trovare.

La moglie erano due anni che cercava di convincerlo ad andare in Polonia e aprire li un ristorante, e ieri sera dopo l’ultima litigata… mi ha definitivamente lasciato e si è licenziato.

E io ho fatto quella sciocchezza, e se non era per te Rino e per te Richard a quest’ora stavo raccontando a mia nonna quello che era accaduto.

Aveva detto tutto d’un fiato, ma adesso dopo questo sforzo enorme era senza forze, Richard aiutato da me l’adagiammo sul lettino senza cuscini, chiudemmo le imposte della finestra e la lasciammo riposare.

Azz!! Questo si che era un problema!

E adesso?

Scendemmo in cucina:

- Rino che facciamo?

- Sto riflettendo, certo in quelle condizioni non può riprendere il lavoro, per prima cosa – dissi prendendo il cellulare – chiamo a chi so io

- Pronto

- Francesco sei tu?

- Si, scusami non ho potuto farne a meno, conoscevamo tutto di Anna e…

- Non ti ho chiamato per questo, anche se sono rimasto di stucco quando ho saputo, ma adesso devi darmi una mano. Allora ascoltami perché non lo ripeterò un’altra volta, devi chiedere a tua moglie di venire qui al ristorante per dare una mano ad Anna, ieri ha tentato il suicidio, e noi siamo uomini e non possiamo esserle utile per alcune cose,

- ma come…

- Non mi interrompere, poi il locale è senza cuoco, ieri se ne andato, possiamo supplire in qualche modo noi due, ma abbiamo bisogno che qualcuno sia in cucina per aiutarci, e questo dovresti essere tu, stasera, io sarò in sala e il mio amico in cucina con te, e tua moglie sarà con Anna sopra, perché è allettata ed è senza forze. Allora?.

- Sarà fatto come vuoi, tra poco verrà Irene mia moglie, l’accompagno e vado al lavoro, stasera sarò con coi in cucina.

- E’ uno!

Dissi rivolto a Richard, che nel frattempo stava sbirciando in cucina:

- Sono perfettamente d’accordo, dobbiamo andare a fare la spesa, e poi ho trovato questa lista di cose da fare al mattino, vado a dare da mangiare alle trote e metto in funzione i motori per l’ossigenazione dell’acqua.

- Io, ti aspetto, appena viene la moglie di Francesco, andiamo a fare la spesa, nel frattempo pensa ad un menu per stasera, oggi è venerdì,sarà pesce di sicuro, inventati qualcosa. Di certo si sarà sparsa la voce in città, dell’accaduto di ieri sera, e quindi potrebbe esserci più persone stasera, dobbiamo prepararci per tempo e cerchiamo di fare un buon lavoro per Anna.

Richard, disse di si con la testa, e partì all’esterno, mentalmente presi un taccuino e guardai quello che c’era e quello che si sarebbe dovuto acquistare almeno per fare le basi di qualcosa per la serata.

Poi andai in sala, mi accertai che il camino funzionasse e telefonai al medico per far conoscere lo stato di Anna, fu sorpreso della velocità di ripresa, ma mi mise in guardia su qualche ricaduta mentale in giornata nel momento che avrebbe razionalizzato la sciocchezza che era pronta a fare, mi raccomandò una dieta leggera e di non farla alzare dal letto se non per i bisogni fisiologici, più stava a riposo e più presto si sarebbe ripresa.

Dopo aver fatto la nota delle cose da acquistare, e in attesa di Richard che si stava preoccupando delle trote, uscii fuori e andai ad aprirei il cancello, giusto in tempo per l’arrivo di Francesco:

- Eccoci.

Li salutai, Francesco capii che ero un poco contrariato con lui per non avermi avvertito, ma cercò di non darci peso. Irene mi chiese cosa era successo e in poche parole cercai di raccontarglielo, poi le dissi che adesso stava dormendo e lo stato in cui era.

Allora lei decise di farsi riaccompagnare a casa da Francesco, per prendere dei vestiti e quello che serviva, e così fecero.

Nel frattempo, Richard, era salito da Anna, e l’aveva trovata ancora a dormire, quindi scese e compilammo la nota definitiva degli acquisti da fare.

- Sono preoccupato, sta dormendo da troppe ore.

Era Richard, aveva ragione, ma gli riportai quello che aveva detto il medico, poi gli consigliare di salire e aspettare che venisse Irene, nel frattempo avrei fatto qualche telefonata, lui accettò di buon grado e si fiondò sopra, ero contento per lui ma preoccupato anch’io per Anna.

Richiamai il medico e gli chiesi se in giornata poteva venire a visitarla, privatamente, accettò ma disse che sarebbe venuto lo stesso anche se non avessi chiamato.

Poi telefonai a casa:

- Pronto.

- Rino sei tu?

- Si sono io, ascolta sarei dovuto tornare domani, ma penso di rimanere ancora per qualche giorno.

- Come mai?

- Non ti posso raccontare adesso, ma stai tranquilla sono io e Richard.

- Va bene, ma se vuoi vengo anch’io.

- No lascia stare, ci sentiamo tra qualche giorno.

E due!

Fine primo capitolo 

Secondo capitolo 30 settembre 2017

Noi due eravamo due chef, Richard era in organico ad una brigata di cucina in un albergo di Plymouth ed io fino a dieci giorni prima ero in cucina con lui.

Poi, la lontananza da casa, e un offerta della proprietà dell’albergo per farmi rimanere in pianta stabile in Inghilterra, mi avevano portato a venire in Italia, per cercare di convincere mia madre a trasferirsi.

Sapevo che non era facile!

Avevo trenta giorni questo era il tempo che durava l’offerta, o accettare e andare da solo e vivere la mia vita per il momento in Inghilterra o trovare una struttura in Italia e aprire un ristorante tutto mio.

Cosa comunque non facile!

Mai mi sarei aspettato di incontrare Anna, e adesso non potevo lasciarla sola, almeno per il momento, avevo trenta giorni per decidere cosa fare, e il tempo che avrei dedicato a le non era tempo perso, volevo riabilitarmi ai suoi occhi, e questo era il momento di fare e non di parlare.

Irene ritornò e sali sopra da Anna, io e Richard andammo a casa dove prendemmo dei vestiti più decenti:

- Bello qui, di chi è?

- Della mia famiglia!

Mi guardò sorpreso:

- Come mai sei venuto qui?

Era troppo lunga da raccontare:

- Adesso non posso, poi ti racconterò, vado a cambiarmi.

Per dovere di ospitalità attesi che Richard si cambiasse per primo e dopo una mezzora, dopo aver fatto una doccia e cambiato d’abito, ritornai e trovai Richard seduto alla scrivania:

- Bello.

Disse

- Cosa?

- Ho letto qualche pagina di quello che hai scritto, e mi ha appassionato.

- Ti ringrazio, ma ora non ho tempo per spiegarti, andiamo.

Scendemmo e ci dirigemmo verso la città, le cose da acquistare non erano molte e poi diciamo che entrambi non vedevamo l’ora di ritornare per vedere lo stato di salute di Anna.

Entrammo e il telefono squillava, Irene:

- Finalmente siete qui.

Ero allarmato:

- Perché?

Lei rise:

- Anna tutto bene, stai tranquillo, è quel telefono che non smette mai.

- Come mai?

Era Richard

- Sono persone che vogliono prenotare per stasera, e sinceramente non posso salire e scendere, per badare ad Anna.

Tirai un sospiro di sollievo:

- Non ti preoccupare, ora ci pensiamo noi. Richard dove sei?

- Sono qui.

Nel vederlo non potetti trattenere una forte risata, era vestito con un impermeabile e dei stivaloni, in mano aveva una mazza con una rete abbastanza grande:

- Ma dove vai?

- Come dove vado, se devo preparare per cena, devo procurarmi la materia prima, di la nello stagno ci sono delle belle, grasse trote salmonate, tu pensa alle prenotazioni e io penso a cucinarle.

Aveva ragione, non sbagliava, salii sopra solo per un saluto ma Anna mi trattenne sorridendo:

- Sto meglio, ma voi due che state combinando?

Vederla così ripresa, fu una gioia, era si sul letto, ma non più con le coperte ma vestita semplicemente, aveva i capelli in ordine e un viso splendente.

- Noi? Nulla! Quello che non sai e che io e Richard siamo due cuochi, abbiamo lavorato insieme in Inghilterra da tre anni, fino a pochi giorni fa. Ed ora, ti diamo una mano, lui e Francesco, staranno in cucina ed io mi interesso della sala.

Era stupita, ovviamente era stata già avvertita da Irene, ma quello che non sapeva e che eravamo due chef.

- Come Chef?

- Ora non posso raccontarti tutto, ci sarà il momento, ma abbiamo pensato che non era opportuno chiudere il ristorante, è venerdì sera, le persone stanno telefonando e noi le accetteremo. Ti fidi?

Mi guardò con l’aria di una bambina capricciosa che stava decidendo, poi con un grande sorriso:

- Si, mi fido, stavolta!

Le andai vicino, le schioccai un bacio sulla guancia e scesi giù.

Presi un grande foglio e disegnai la sala con i tavoli, poi un quaderno e inizia a rispondere alle telefonate, iniziando ad accettare le prenotazioni.

Richard era già in cucina, intento a pulire il pesce che aveva appena pescato:

- Rino, dammi una mano con il menu.

- Eccomi!

- Allora ho pensato di fare come primi:

Tagliatelle all’uovo con trota salmonata

Timballo di riso alla trota

poi:

Filetti di trota salmonata con limone e gin

Trota salmonata al cartoccio

Filetti di trota in salsa di tartufo

Contorni

Insalata mista

Dolce

Non ero sorpreso più di tanto, Richard ed io conoscevamo bene queste pietanze per averle cucinate più volte, poi erano tutte da assemblare al momento della richiesta, quindi segno di bontà e freschezza.

- Perfetto, mentre tu prepari le salse, io passo alla pulizia dei filetti.

Così ci mettemmo all’opera!

Dopo circa un’ora eravamo quasi al completamento della sala per la sera.

Per pranzo ad Anna, Richard preparò un sugo leggero di carne con le tagliatelle fresche che avevamo acquistato e una fettina di carne ai ferri.

Non vedeva l’ora di salire!

Mentre la faceva mangiare, accompagnai Irene a casa, la ringraziai e ci demmo appuntamento per la sera.

Ritornai e mi misi all’opera per lavare, asciugare tutte le posate e i bicchieri, andai in cantina e misi al fresco in frigorifero una generosa quantità di vino bianco.

Poi passai alla sala, tolsi quei quadroni e misi un tovagliato bianco, “vestendo” il tavolo con posate e quanto serviva.

Passammo il pomeriggio a provare le pietanze, aggiustammo dove c’era da modificare per i gusti italiani, le assaggiammo tutte e tre e  alle 19.00 circa eravamo pronti.

Anna nel frattempo, scalpitava, voleva per forza scendere per darci una mano, ci volle tutto il tatto per rassicurarla e Richard riuscì a farle capire che se il giorno successivo sarebbe migliorata ancora, allora poteva scendere con noi. Accettò, per fortuna!

Alle 20.00, iniziarono a venire le persone, inutile aggiungere che molti erano venuti incuriositi dalle “voci” incontrollate che avevano raccontato l’accaduto della sera precedente, ma poi alla vista delle pietanze, e avendo assaporato nuovi gusti, furono letteralmente presi da altro che il “caso” passò in secondo ordine.

Fu un successo!

Tante furono le foto fatte alle pietanze, e tante furono le telefonate dopo circa un’ora dall’inizio del servizio, che andai in cucina:

- Richard

Era indaffaratissimo, lui e Francesco:

- Ascolta ci sono altre telefonate per venire a cenare dopo le 22.00, che vogliamo fare?

Mi guardò, allibito:

- Come, cosa dobbiamo fare? Accettare!

- Va bene.

E così feci, accettammo altre prenotazioni per le 22.00, certo non avevamo la sala piena, ma eravamo contenti.

Uno dei tavoli della seconda ondata, mi aveva incuriosito, quindi essendo più libero di prima, cercavo sempre di trovarmi nelle vicinanze. Erano una coppia, che non nascondevano la meraviglia nell’assaggiare le pietanze, più di una volta mi chiesero i procedimenti ed io fui molto preciso e attento a soddisfare le proprie richieste.

Quando fu il momento del conto, l’uomo chiese di parlarmi:

- Prego, mi dica?

Lui mi guardava e non parlava:

- Mi può togliere una curiosità?

Io pronto:

- Se lecita, certo!

Sorrise:

- Lei non è un cameriere, anche se ha assolto la sua funzione in modo egregio.

- No

- E allora?

- Sono uno chef, come il mio amico in cucina.

- E come mai qui?

- Cosa vuol dire?

- Voglio dire, che noi conosciamo quasi tutti i ristoranti della zona, per un caso fortuito, siamo stati contattati da un amico che era qui a cena stasera e ci ha raccomandato di venire.

- E allora?

- Siamo più che soddisfatti, conoscevamo questo posto per esserci venuti qualche volta, ma il vostro menu stasera è da dieci e lode. Ho molto gradito le tagliatelle e la trota al gin e limone. E il conto non rispecchia per nulla la sua bontà.

Ero pensieroso:

- Come, è troppo?

- No, al contrario è troppo poco, se permettete domani e nella giornata di domenica, desidero pubblicare sul giornale un articolo sul vostro ristorante.

Ah ecco!

- Noi la ringraziamo per i complimenti, non abbiamo voluto intaccare il target del ristorante, mantenendo i prezzi contenuti, da domani saremo aperti anche a pranzo nonché la sera per cena, riferirò alla proprietaria che è momentaneamente assente, e sarà certamente contenta di leggere il suo articolo.

Finalmente soddisfatto, regolò il suo conto:

- Il menu verrà cambiato?

- No, per almeno due giorni rimarrà lo stesso

- Ci vediamo domani allora, non ho provato tutto e ritorneremo.

- A domani.

Finimmo il servizio per le 24.00, stanchi ma felici.

Salimmo come i due Magi sopra da Anna, avevo appena accompagnato Francesco e Irene ringraziandoli e dandoci appuntamento per l’indomani.

Stavolta, stava distesa a letto, aveva chiesto troppo alle sue forze, ma volle che raccontassimo tutto:

- Prima di tutto, dobbiamo fare un brindisi.

Mi guardò interrogativamente:

- Perché?

Presi una scatola e gliela porsi, lei lì aprì e stava per piangere:

- No non devi fare così, devi essere contenta, stasera abbiamo avuto 120 persone, questo è l’incasso, abbiamo già tolto le spese per gli acquisti di domani.

Ci guardava con gli occhi lucidi:

- Mai visti tanti soldi, nemmeno in un mese di lavoro, ma come avete fatto.

Disse abbracciandoci:

- Questo è solo l’inizio, l’avevamo detto che ti avremmo aiutato.

Era Richard:

- Grazie, grazie, brindiamo e ora raccontatemi tutto.

Le raccontammo tutto, si fece delle risate quando descrissi l’abbigliamento di Richard e poi quando le raccontai di quel signore che mi aveva fatto delle domande, mi chiese di conoscere il nome, quando lo sentì diede un piccolo grido, mi spaventai:

- Ma quello è il giornalista che cura la pagina gastronomica regionale di un giornale nazionale che ha una redazione in città a Napoli. Non so come ringraziarvi, mi sento meglio e domani sarò con voi.

- Se riposerai!

Era Richard, che le posò la scatola vicino sul comodino e le rimboccò le coperte, finalmente il sonno la prese e noi scendemmo giù.

- Stanco?

Dissi a Richard

- Si, ma vederla felice mi ha fatto riprendere le forze.

- Ora cerchiamo di dormire un poco, vicino al camino ho posizionato le poltrone con degli sgabelli.

- hai ragione Rino, ma penso che dormiremo con un occhio solo.

Lo capivo, era preso da Anna e il pensiero non si allontanava, il medico era venuto nel pomeriggio e l’aveva trovata molto migliorata e quando lei aveva chiesto se l’indomani poteva scendere in sala, lui aveva acconsentito a patto che l’avrebbe fatto solo di sera.

Ci mettemmo sulle poltroncine e ci addormentammo, come dice il mio amico, con un occhio solo.

Un paio di volte nella notte, quasi a turno, andammo sopra per vedere come stava Anna, dopo esserci rassicurati, riuscimmo a riaddormentarci.

La mattina, il camino era quasi senza legna, ma ancora acceso, fummo svegliati da un profumino che veniva dalla cucina, ci guardammo interrogativamente e andammo a vedere:

- E tu che ci fai qui?

Era Anna, che si era svegliata prima di noi, e aveva iniziato a preparare la colazione, aveva fatto delle ciambelle:

- Buongiorno, voi dormivate alla grande, io avevo fame, e senza svegliarvi ho iniziato, sedetevi e gustate. Ah Richard, complimenti per la cucina, non l’ho mai vista così pulita e in ordine.

Richard, diventò rosso come un peperone, lo tolsi dall’imbarazzo:

- Per prima cosa sei stata una sconsiderata, dovresti stare ancora a riposo, però grazie per queste profumatissime ciambelle. Poi ieri sera, come siamo abituati da sempre dal nostro capo Dan, prima di riposare abbiamo pulito e preparato la cucina per oggi.

Fece spallucce, e si ritirò vicino a Richard a mangiare le ciambelle.

- Rino, allora come ci organizziamo oggi?

Era Richard

Questo si che era un problema:

- Allora, prima di tutto diamo da mangiare alle trote, poi andiamo a fare la spesa appena arriva Irene

- Irene non può venire.

- Come Anna e perché?

- Era impegnata stamattina, poi le ho detto che stavo meglio e quindi verrà nel pomeriggio.

Guardai Richard:

- Allora tocca a te sacrificarti.

- Che vuoi dire?

- Che dovrai essere tu a rimanere con lei, quella è capace che si mette a fare i servizi, invece di stare a letto.

Si illuminò:

- Mi sacrifico volentieri.

Ridemmo tutti e tre, era nata una complicità tra quei due e non avevo nessuna intenzione di interromperla.

Quindi, dopo aver fatto colazione, mi avviai in città per fare gli acquisti, ma è inutile dirlo, ero curioso di acquistare il giornale, per vedere cosa quel giornalista aveva scritto nell’articolo.

Appena all’ingresso della città, c’era un edicola, mi fermai e non sapendo quale giornale fosse, diedi una sbirciatina a tutti. Poi, eccolo qui, c’era un trafiletto che riportava questo testo:

Profumo d’Inghilterra al Ristorante Al Pozzo

Due Chef e la trota salmonata

Ma come cavolo aveva fatto?

Acquistai il giornale, anzi ne presi tre copie, poi attraversai la strada c’era un bar aperto e dei tavolini all’esterno e dopo essermi seduto, andai a leggere nelle pagine interne l’articolo.

Lessi tutto con avidità!

Presi il cellulare e chiamai Richard:

- Pronto

- Sono io Rino, ascoltami ho tra le mani il giornale che riporta l’articolo di quel giornalista di ieri sera.

- E allora?

- E allora preparati, fai una grande pesca e inizia a cucinare, che se ho ragione, oggi e stasera avremo il pienone.

- Sul serio!

- Sul serio, ora faccio la spesa e vengo e ve lo faccio leggere.

- Rino, ma se è come tu dici, dobbiamo rinforzare la squadra, non possiamo chiedere a Francesco di rimanere tutta la giornata, non è giusto!

Aveva Ragione!

- Non ti preoccupare, ora ci penso io.

- Ok, ti aspettiamo.

Nel frattempo che facevo la spesa, alcuni brani dell’articolo mi risuonavano in mente:

“Dalla terra di Albione alla terra Sidicina, invece delle solite pietanze di questo periodo, sono stato favorevolmente sorpreso di gustare nella nostra terra, una trota salmonato sapientemente coniugata alla pasta fresca, cosa rara in questa zona”

E poi:

“Sono ringiovanito di venti anni nell’assaporare l’abbinamento di gin e limone magistralmente sposato con dei filetti di trota salmonata, nella mia lunga carriera avevo assaporato questa delizia, solo in Inghilterra ed in particolare in Cornovaglia,  ed era da tempo che cercavo di rivivere i tempi della mia gioventù legati, a causa del mio lavoro, alle pietanze”

Ero quasi alla fine, avevo fatto il pieno di provviste:

“Da una felice intuizione della giovane proprietaria del Ristorante Al Pozzo, con l’impianto di un allevamento di trote salmonate, ho avuto ed avrò la possibilità di deliziarmi ancora con delle pietanze che raramente si possono assaggiare in una terra ricca di funghi porcini e di castagne”

 

Fine secondo capitolo

 

Terzo capitolo 1 ottobre 2017

Prima di rientrare avevo ancora un problema, presi il cellulare:

- Pronto, mi potrebbe passare il Rettore del Santuario.

- Chi è che lo vuole?

- Sono un suo parente, Rino.

- Attenda.

Passarono pochi minuti:

- Rino, ma da dove chiami?

- Dall’Italia, Padre Alfonso, non ho avuto ancora modo di venirvi a salutare, sono rientrato da qualche giorno, ma prima di lasciare il paese verrò da voi.

- Vorrei ben dire, ricordati che sono stato il tuo padrino di comunione e cresima.

- E chi se lo scorda.

- Ma dimmi, come mai questa chiamata?

- Ho bisogno di un favore.

- Per te tutto quello che posso.

Era contento, ero stato sempre in contatto, anche quando stavo in Inghilterra:

- Stiamo dando una mano con un amico ad una ragazza che ha un ristorante ed ha in questo momento dei problemi.

- Ma chi Anna?

- E come lo sapete?

- Qui si sa tutto di tutti, allora sei tu uno degli chef del giornale di oggi?

Come corrono le notizie:

- Si padre, ed è proprio per questo che vi chiamo, avremmo bisogno di un aiuto in cucina e in sala, potreste chiedere il favore a qualcuno della brigata di cucina del Ristorante del Santuario?

- No, figlio mio non è possibile.

- Come, perché?

- Il nostro ristorante ha chiuso sei mesi fa, ed è stato proprio un peccato, abbiamo dovuto lasciare libero il personale, anzi avevo proprio pensato allora di chiamarti per fartelo sapere, poi non mi è stato possibile.

Ma come?

 Una struttura così bella e così ben fornita, una vista meravigliosa, chiuso!

- Potreste provare, potrebbero non aver ancora trovato sistemazione, per il momento avrei bisogno di due persone per la sala e due in cucina.

- Per quando?

- Per oggi.

- Ma come, per oggi? Ci proverò!

- Fatemi sapere, un abbraccio.

Rientrai, non vedevo l’ora di far leggere l’articolo, arrivai al ristorante e mi fiondai in cucina, ma stranamente trovai solo Anna:

- Anna, che ci fai qui? E Richard?

Era intenta a lavare la verdura per l’insalata, mi guardò sorridendo:

- Stai tranquillo, non sto facendo nulla di faticoso, Richard e qui fuori e sta parlando in inglese con qualcuno.

L’inflessione della voce mi parve strana, ma sul momento non ci feci caso più di tanto, presi il giornale e glielo porsi:

- Leggi, guarda cosa ha scritto.

Anna, si asciugò le mani, e si mise a leggere, il suo viso si illuminò, terminò con una mano sulla bocca per trattenere un grido:

- Ma è meraviglioso, ma come avrà fatto a raccontare tutte queste cose?

- Non lo so, ma è importante per te e per noi, quindi mettiamoci all’opera.

La guardai, aveva l’aria di una persona che aveva una domanda da fare, ma non sapeva se era il caso o meno di esprimersi, pensai che stesse ancora pensando a quello che era accaduto anni fa:

- Mi hai perdonato?

Sulle prime, rivolse la testa da un’altra parte per non guardarmi negli occhi, poi riprese la padronanza di se stessa e mi fisso diritto negli occhi, e gli occhi non sanno mentire:

- No

- Perché?

- Perché sei stato sincero! Perché avresti potuto inventarti qualsiasi scusa e non l’hai fatto! Perché io pensavo, forse sbagliando, che provavo qualcosa di più per te! Io non l’ho fatto, e mi sono nutrita del rancore che provavo verso di te. Avevo un capro espiatorio per tutte le cose negative che mi capitavano e tanto mi bastava.

Stava dicendo la verità, lo sapevo, lo intuivo, ma non sapevo come comportarmi. Feci l’unica cosa che mi sentivo di fare, l’abbracciai senza dire nulla, ma tutte e due sapevamo che solo da quel momento eravamo uniti per tutta la vita, da un legame più forte.

In quel momento entrò Richard, e come in quei film che si apre la porta, si guarda la scena, si rimane senza parole, per poi uscire rinchiudendo la porta dietro di se, piroettò su se stesso e stava per uscire.

- Richard, ma dove vai?

Lui leggermente, forse anche un poco di più, irritato:

- Non vorrei disturbare!

Lo guardammo, ancora abbracciati:

- Vieni qua testone, voglio presentarti mia sorella, Anna.

Allibito:

- Cosa vuoi dire?

- Che caro amico fraterno d’oltre manica, ci siamo riconciliati, lei ha perdonato me ed io ho acquisito una sorella, testone!

Ridemmo tutti e tre, Anna era visibilmente arrossita e disse:

- Con chi stavi parlando?

Richard si svegliò finalmente dallo stupore ed io mi resi conto che la sua domanda non era tanto per farla, ma era molto interessata:

- Con il “nostro” capo, Dan! Sai Rino, prima mi ha chiesto di te, mi ha raccontato che ieri sera ha avuto una telefonata dall’Italia, da un giornalista che tempo fa, aveva fatto un servizio in Inghilterra. Quando ha raccontato di aver gustato quella sera uno dei piatti che lui gli aveva preparato tempo fa, qui in Italia, descrivendo chi lo aveva servito a tavola, lui ha riconosciuto te e ha aggiunto che di sicuro in cucina c’era un altro dei suoi allievi.

Ecco da chi aveva avuto notizie dell’inghilterra:

- Che marpione, ecco guarda sul giornale.

Richard, iniziò a leggere,

“La delicatezza e l’umiltà nel presentare una nuova pietanza, è indice di professionalità, di preparazione e di coraggio! Ecco quello che manca a tanti chef nostrani, che pur eccellenti nel preparare le nostre pietanze tradizionali, mai si sarebbero avventurati in una preparazione diversa. Intendo premiare questi due chef che con tanta sicurezza hanno puntato alle risorse a km zero che avevano a loro disposizione, soddisfacendo il palato, il gusto e l’olfatto!”

- Oh may God!

Era rimasto senza parole!

Però adesso dovevamo mettere all’opera e dimostrare che non era stata la storia di un  solo un momento.

- Allora Richard, a che punto siamo?

- La pesca è fatta, abbiamo preparato

e guardò Anna

- le trote in cartoccio, ora passo alle salse e al timballo.

- Allora io sfiletto le trote, a patto, che tu

e mi rivolsi ad Anna

- vada di la, ti accomodi vicino al camino, e se vuoi potresti prendere le prenotazioni.

Fece una faccia imbronciata, ma fu Richard che la fece sorridere, la prese dolcemente per la mano, e la portò in sala.

Inutile dire che le mie previsioni erano state esatte, iniziarono le telefonate ed in un’ora, avevamo, per pranzo, tutti i tavoli occupati.

Verso le undici, arrivò un auto e ne scesero tre persone, un giovane e due ragazze, fu Anna che andò all’ingresso:

- Buongiorno, ditemi.

I giovani dissero che era stato Padre Alfonso che li aveva mandati li per due giorni a lavorare, Anna che sapeva bene chi era Padre Alfonso,  mi venne a chiamare e le spiegai che avevo chiesto aiuto per il ristorante e che non avevo avuto modo di dirlo prima.

Fu ben felice di accoglierli, il giovane venne in cucina con noi e le due ragazze rimasero in sala dove Anna stava  illustrando il lavoro da fare.

Ci volle poco per capire che erano in gamba e del mestiere, iniziarono subito a mettersi all’opera.

Feci una telefonata di ringraziamento a Padre Alfonso, e mi disse che questi tre giovani erano i migliori e che erano senza lavoro da quattro mesi.

Era quasi mezzogiorno, preparammo per il “pranzo di famiglia” e chiamammo tutti a tavola.

- E io che faccio?

Era Anna, che era arrivata all’improvviso in cucina

- Come che fai?

- Dopo il “pranzo di famiglia” ti vai a riposare, così stasera potrai darci una mano.

Avevo promesso al medico di farla riposare, e quindi non dovevo derogare!

Non voleva andare a riposare, voleva stare con noi, ma poi con riluttanza dovette acconsentire e ci mettemmo a tavola.

Chi non è del mestiere non può capire l’importanza del “pranzo di famiglia”, è un rito che affratella tutti attorno ad una tavola, è la prova dell’obbiettivo comune e in quella sede se esistono delle divergenze di opinioni, o dei suggerimenti, ci si confronta e si migliora.

Per le 13.00, iniziammo il servizio io e Richard in cucina e Andrea, poi si aggiunse anche Francesco che era venuto con Irene , in sala, Irma e Angela, tutte e due pratiche del lavoro si sala, e Irma in particolare fungeva anche da sommelier, erano sorelle ed avevano lavorato sempre insieme.

I risultati, non tardarono ad arrivare, fu un piacere e non una fatica!

Stavamo quasi per finire, con l’invio del dolce in tavola che Richard:

- Rino, abbiamo un problema.

Certo che non finiscono mai i problemi!

- Quale?

- Ieri sera e oggi ho utilizzato le due bottiglie di gin che ti avevo portato in regalo da Plymouth, ora ne siamo sprovvisti per stasera.

Questo si, che era un problema, il gin che Richard aveva utilizzato era il migliore con un aroma difficile da avere da un’altra bottiglia di quella essenza, dovevamo cercare di trovarla, ma come?

Poi:

- Telefona in fabbrica.

- Ma dove?

- In Inghilterra e fatti dire se in Campania c’è qualche grossista e incrociamo le dita.

Richard si allontanò fuori e io e Francesco terminammo la preparazione del dolce nei piatti.

Dopo qualche minuto, Richard entrò di corsa:

- Siamo fortunati, hanno spedito due casse di gin, al grossista a Napoli al porto e sono già arrivate da ieri, mi hanno dato il nome, potresti chiamare tu.

- Certo!

Mi diede in nome, trovai il numero telefonico e chiamai, la fortuna ci diede una mano, il corriere non era ancora partito e dovendo andare verso Cassino, avrebbe fatto una fermata sull’autostrada, per portarci una cassa, pagandola in contrassegno.

Lasciai gli altri in cucina e salii sopra da Anna, stava sveglia e stava chiacchierando con Irene:

- Allora come ti senti?

- Sono arrabbiata.

- Perché?

- Non mi hai fatto scendere.

Irene, decise di lasciarci da soli e scese, mi avvicinai:

- Sei proprio certa che sei arrabbiata perché non ti ho fatta scendere?

Mio guardò, sorridendo

- No.

- Allora non è che per caso avresti voluto essere giù per qualche altra ragione?

- Si

Stavolta fui che stavo sorridendo:

- Colpita e affondata!

- Ma come l’hai capito?

- Non ci vuole molto, ho visto bene allora, Richard ti ha colpita.

- Si, ed è proprio per questo, volevo sapere da te se

- Se

Titubante

- Impegnato!

- Non che io sappia. Però voglio darti un consiglio, da fratello, l’hai appena conosciuto, lui per un caso si è trovato qui, è in vacanza solo per quindici giorni, poi…

- Poi

- E poi a questo punto non lo so! Non vorrei che ti illudessi per poi rimanerci male. So che queste parole ti fanno male, ma è mio dovere avvertirti, la vita con te non è stata molto favorevole, ma confido in un futuro migliore. Faccio il tifo per te.

- Grazie, starò attenta!

 

Fine terzo capitolo

 

Quarto capitolo 3 ottobre 2017

E’ arrivata la telefonata del corriere, lascio Richard con Anna, e mi avvio verso l’autostrada, ammiro per strada il verde della vegetazione, non posso che essere entusiasta di questa terra, ricca di colori e di eccellenze gastronomiche.

Dopo una decina di minuti arrivo all’Autogrill, in anticipo e decido di prendere un caffè nell’attesa.

C’è molta gente, persone di passaggio e anche persone che decidono di fermarsi, vado alla cassa, davanti a me ci sono tre persone, due uomini e una donna, stanno dialogando tra loro, parlano in inglese.

Pur non volendo, riesco ad ascoltare qualche brano della conversazione:

primo uomo

“-Allora, ma dove stiamo andando?”

secondo uomo

“- Forse abbiamo sbagliato strada.”

donna

“-Dobbiamo fare il sopralluogo per questo pomeriggio.”

secondo uomo

“- Proviamo a chiederlo alla cassa, capo”

Disse rivolto alla donna, e lei, alla cassiera:

- For Teano?

La cassiera:

- Cosa? Teano , l’avete già superata.

- Wath?

Gli altri:

- What the said? (Cosa ha detto?)

Vedendoli in difficoltà, dissi alla giovane donna:

- You said you passed the freeway toll booth, you had to go out to Capua!

(Ha detto di aver superato la cabina di pedaggio dell'autostrada, dovevi uscire a Capua)

Sorpresa,  si gira all’improvviso:

- But there was no Teano!

(Ma non c'era scritto Teano!)

Se la situazione non fosse stata così comica, i suoi due compagni che cercavano di capire cosa stava succedendo, la ragazza che arricciò il nasino su quel bel volto ovale stizzita, due occhi celesti che erano uguali al mare e la chioma bionda costretta in un anello ingenerosamente, mi sarei messo a ridere.

Ma non potevo, la loro aria era severa, molto, molto inglese.

Spiegai in poche parole che Teano si trovava tra due città Capua e Caianiello, quindi avendo superato l’una dovevano per forza uscire alla successiva e tornare indietro.

La ragazza, riferì ai suoi compagni l’accaduto, mi ringraziarono, ma nel frattempo che stavano andando via, uno dei due:

“-Ecco cosa capita ad avere un ordine da eseguire immediatamente, il Console poteva darci qualche ora di tempo.”

E l’altro:

“- Ha messo fretta, perché loro hanno già prenotato stamattina per le 20.00 e quindi noi della sicurezza dobbiamo essere già presenti sul luogo.”

Pagai il caffè, e non saprei dire il perchè seguii con gli occhi, per curiosità,  i tre che stavano uscendo, salirono su un’auto di grossa cilindrata, partendo sgommando, feci solo in tempo a vedere le iniziali della targa “CD….”, Corpo Diplomatico?

Stavo per bere il caffè, quando suonò il cellulare, era il corriere.

Lo ingollai, e uscii sul piazzale, eccolo:

- Stavate aspettando da molto?

- No ero arrivato da pochi minuti.

Mi diede la fattura e pagai il dovuto, poi si avviò ad aprire il cassone dietro:

- Siete stati fortunati.

- Come?

- Si, siete stati fortunati, le due casse erano per il Consolato inglese a Napoli, il titolare ha parlato con il funzionario addetto e ha chiesto la cortesia di accettare per il momento una cassa, perché aveva ricevuto una richiesta urgente di quel gin. Alle rimostranze, aveva raccontato che dalla fabbrica in Inghilterra, avevano fatto pressioni per cedere una cassa ad un Ristorante a Teano, che la loro scorta era terminata, ma che l’indomani avrebbero mandato un’altra cassa al Consolato.

La cosa si stava facendo interessante, lo lasciai parlare:

- Il funzionario aveva risposto che doveva far presente la cosa al Capo di Gabinetto e di attendere una risposta. Così dopo circa un’ora, il titolare ricevette una telefonata che avrebbero accettato una sola cassa per il momento ma volevano conoscere il nome del Ristorante. Finalmente esaudita la loro richiesta, mi hanno fatto partire ed eccomi qui.

 Ringraziai il corriere, che fu così gentile di aiutarmi a mettere in auto la cassa, e ripartii, mentre stavo uscendo dalla rampa esterna dell’Autogrill per immettermi sulla strada provinciale, mentalmente associai i due episodi e frenai lateralmente all’improvviso.

Presi il cellulare e chiamai Richard:

- Si, Rino sei tu?

- Si sono io, sto per ritornare, ho il gin.

- Bene, così possiamo preparare.

- Ascolta, stamattina hai preso tu le prenotazioni per stasera?

Silenzio:

- No, le ha prese Irma.

- Me la puoi passare.

- Si subito.

Dopo qualche secondo:

- Ditemi:

- Irma stamattina hai preso delle ordinazioni per stasera?

- Si

- Mi puoi dire i nomi

- Vado a prendere l’agenda.

- Eccomi, allora…

iniziò a snocciolare dei nomi, riconobbi quello del giornalista, poi verso la fine, ”Smith – quattro persone”

Eccoli:

- Ma ora che mi ci fate pensare, pochi minuti fa mi hanno telefonato per aggiungere tre persone alla prenotazione “Smith” ma ad un tavolo vicino ma separato:

Bingo!

- Grazie, mi ripassi Richard:

- Eccolo sta qui vicino a me con Anna.

- Richard

- Si. Ma Anna non si doveva riposare?

- Si, ma poi è scesa perché si era stancata di stare su.

Eh brava, aveva colto l’occasione:

- Metti in viva voce

- Va bene

- Ascolta stasera abbiamo degli ospiti illustri, quindi dobbiamo dare il massimo, ci sarà anche il giornalista con la moglie.

- E chi sarebbero questi ospiti illustri.

Era Anna, la più curiosa:

- Il Console inglese a Napoli e la sua scorta.

Silenzio, poi:

- Azz! Ma come lo sai?

- Ora vengo e vi racconto tutto

- Ti aspettiamo!

Riavviai e dopo pochi minuti intercettai l’auto che andava in senso contrario dei tre dell’autogrill, stavano andando in città. Al ristorante, Richard mi diede una mano a scendere la cassa e la portammo in cucina, li raccontai tutto quello che era accaduto e quello che aveva detto il corriere, alla fine anche loro giunsero alla mia stessa conclusione.

Chiamammo gli altri per avvertirli.

Decidemmo di comune accordo di non fare la cena in seconda serata alle 22.00 per dedicarci alla prima totalmente, poi avremmo recuperato la domenica.

Anna fece mettere il tovagliato fresco di bucato, e a ogni tavolo le ragazze passarono il ferro da stiro sulla tovaglia e sui tovaglioli, in modo da non aver piegature.

In cucina, nel frattempo, furono lucidate tutte le stoviglie e i bicchieri.

Avvertii Irma e Angela, che molto probabilmente in anticipo si sarebbero presentati tre persone, non italiani, e che molto probabilmente chiederanno di dare un’occhiata in giro, prima della cena, di avvertirmi e di farli fare tranquillamente.

Riuscimmo a cenare, e dei tre non c’era l’ombra, iniziai a pensare che forse avevo sbagliato tutto, ma pazienza, comunque la sala era gremita per le 20.00.

Invece verso le 19.30, si presentarono i tre, prima fecero un giro all’esterno, poi Irma che parlava perfettamente inglese chiese loro in italiano che cosa stavano facendo, o se aspettassero qualcuno. La ragazza rispose in inglese, che aspettavano l’inizio della cena, e si erano anticipati, e Irma in inglese rispose che se volevano potevano pure accomodarsi all’interno e che il camino era caldo.

Stupiti di trovare una persona che paralava la loro lingua in quel posto, ringraziarono e dopo un quarto d’ora, entrarono, con discrezione diedero un’occhiata ovunque, poi chiesero del tavolo che era stato assegnato vicino agli Smith e furono contenti perché potevano tenere sotto controllo tutta la sala.

Irma venne in cucina:

- Allora, sono entrati e li ho fatti accomodare, si sono complimentati per lo stato della sala, e la ragazza aveva preso il cellulare e mi è parso di capire che stava dicendo che era tutto a posto e stavano già dentro.

- Bene Irma, tienili d’occhio, con discrezione.

- Porta questo come segno di benvenuto.

Era Anna che aveva preparato un vassoio con un aperitivo e degli snack con noci sgusciate e mandorle tostate appena uscite dal forno.

Nel frattempo Angela stava accogliendo gli altri ospiti, anche Anna entrò in campo e quando arrivò il giornalista, lo ringraziò anche a nome nostro per le belle parole che aveva scritto nell’articolo, e lo fece accomodare.

La sala era quasi al completo, ma degli inglesi non ne vedevamo l’ombra, oltre a quei tre naturalmente. Alle 20.00 in punto si presentarono, Anna lo capi immediatamente dal movimento sincrono nell’alzarsi dei tre seduti vicino al loro tavolo.

Venne ad avvertirci, e noi sbirciammo dall’oblò per non essere visti, erano sobriamente vestiti, due coppie, poi ad un tratto vedemmo che il giornalista si alzò andando verso di loro, la scorta si alzò, ma ad un cenno di un signore con i capelli bianchi, si accomodarono, evidentemente aveva riconosciuto la persona, scambiarono qualche parola e poi ritornò al suo posto.

Iniziammo il servizio, l’aiuto da parte di Padre Alfonso fu di fondamentale importanza, in quel momento, tutto filava liscio come un orologio, Irma e Angela al servizio in sala, Anna con discrezione si aggirava tra i tavoli, per vedere se tutto era in ordine, io e Richard con l’aiuto di Andrea, facemmo in modo di rispettare i tempi dell’ingresso delle pietanze, e quando furono presentati i filetti di trota con limone e gin , dopo un poco sentimmo un applauso dalla sala.

Anna dopo poco entrò in cucina:

- Vi vogliono

Disse tutta eccitata

Io e Richard ci guardammo, poi:

- Ringrazia da parte nostra, alla fine del servizio saremo presenti.

Era Richard che era alle prese con la panna per il dolce, Anna annui e tornò in sala dando l’annuncio che alla fine del servizio gli chef saranno onorati di salutare i propri ospiti.

Erano le 21.45, avevamo mandato in sala l’ultimo piatto con il dolce accompagnandolo con un amaro alle castagne, di produzione artigianale di Anna, ci ripulimmo e entrammo in sala.

Ci emozionarono!

Alla nostra vista le persone si alzarono in piedi e ci applaudirono, veramente non sapevamo cosa fare o dire:

- Grazie, grazie, troppo buoni, io e il mio amico Richard siamo onorati di avervi avuto alla nostra mensa, e di aver avuto la possibilità di far conoscere delle pietanze diverse, da un paese lontano ad un pubblico così vasto qui in questo ristorante,  di una nostra cara amica Anna.

Richard andò a prenderla e la mise in mezzo a noi, rossa come un peperone, lei non voleva, ma fummo immortalati da diverse foto con i cellulari.

Segui un applauso e poi tutti iniziarono a gustare il dolce.

Andai personalmente a ringraziare il giornalista e gli presentai Richard:

- Siamo grati della vostra presenza, quello che vedete è opera vostra e del vostro articolo.

Lui mi guardò:

- State sbagliando, si ho dato una mano certamente, ma sono i vostri piatti che queste persone sono venute a gustare. A tal proposito, vorrei avvertirvi…

Non lo feci terminare:

- Che in sala abbiamo avuto la gradita sorpresa e la presenza del Console inglese a Napoli con la sua signora…

Lui stupito:

- e del Vice Console e signora.

Ecco chi erano i quattro!

Stavamo per andare ad omaggiarli, trascinandoci Anna dolcemente per mano a Richard, quando la ragazza che era seduta al tavolo si alzò venendo verso di me:

- Ma lei non è?

La guardai sorridendo:

- Si sono io che le ho dato le indicazioni per uscire dall’autostrada.

Sorrise meravigliata:

- Complimenti.

- Grazie.

Ci avvicinammo al tavolo, guardati a vista dalla scorta e accompagnati dalla ragazza:

- Signor Console, siamo onorati della vostra visita.

Il Console mi guardò con aria sospettosa:

- Come faceva a sapere che saremmo venuti.

In modo conciso, raccontai dell’incontro fortuito con la scorta, (omettendo i loro commenti), del gin che ero andato a prendere e di quanto raccontato dal corriere, e avevo tratto le mie conclusioni:

- Ed eccovi qua, speriamo che abbiate gradito il nostro menu.

Finalmente rasserenato:

- Siamo noi che dobbiamo ringraziare! Stare lontani dalla propria terra, per mesi, ricordare il gusto delle pietanze della propria patria. Ecco, stasera, non mi sono sentito in Italia che pure amo, ma in Inghilterra, gli stessi profumi e gli stessi sapori. Il servizio è stato impeccabile come impeccabili sono state le pietanze che abbiamo gustato.

- Grazie, siamo contenti che avete provato tali sensazioni. Le pietanze, come lei sa, memoria e ci fanno ricordare sempre bei momenti. Io sono nato qui,  ma negli ultimi tre anni ho vissuto e lavorato in cucina in Inghilterra con il mio amico Richard che invece è vostro conterraneo.

- Noi siamo lieti della vostra venuta, stasera sarete nostri ospiti con i vostri accompagnatori, sperando di potervi rivedere presto.

Era Anna, che finalmente aveva trovato il coraggio di parlare, il Console rimase stupito:

- La ringrazio, ma non doveva! Di certo saremo ancora vostri ospiti.

Il giornalista che discretamente si era avvicinato, aveva sentito tutto, e il Console vedendolo gli chiese di scattare qualche foto con noi tre.

Così ci facemmo delle foto e stavamo lasciandoli per far terminare la cena, quando squilla il mio cellulare:

- Scusatemi

E mi allontanai verso luscita, era Padre Alfonso:

- Padre, che succede?

- Ascoltami dove sei adesso?

- Sono uscito fuori dal locale, perché?

- Meglio così

Ero allarmato:

- Che succede, mia madre.

- No, tua madre sta bene, lho sentita in serata. Hai degli ospiti stranieri con te?

 

Fine quarto capitolo

 

Quinto capitolo 4 ottobre 2017

Cosa voleva dire:

- Si Padre

- Persone importanti?

- Si il Console inglese, il vice console e signore e la scorta, Padre mi state facendo venire un infarto.

- Non farli andare via in nessun modo, poi ti spiego.

E riattaccò

Rientrai dentro e chiamai Richard e Anna che stavano salutando delle persone.

- Ma che succede?

Era Anna

- Non lo so, mi ha chiamato Padre Alfonso e mi ha detto di non far uscire il Console, poi mi spiega.

- E come facciamo?

Era Richard

- Facciamo così, tu Richard, vai e gli offri un gin a tutti e quattro, poi trova un argomento per attaccare bottone, tu Anna vai con discrezione dalla ragazza, fatti accompagnare da Irma come se voleste offrire anche a loro del gin, e da Irma fai dire alla ragazza che l’aspetto fuori, e se può farmi la cortesia di raggiungermi.

- E se dicesse di no?

- Vengo io!

Uscii di nuovo e chiamai Padre Alfonso, nel frattempo mi raggiunse la ragazza:

- Che succede?

La guardai, era allarmata:

- Non lo so, ora sentiremo, ascolta.

Presi dalla tasca le cuffiette che solitamente usavo per ascoltare la musica e le porsi una dei due auricolari:

- Padre Alfonso, sono con il capo della scorta, che succede?

- Succede figlio mio, che uno povero ladro scellerato è salito pochi minuti fa al Santuario e mi ha chiesto di confessarlo, vista l’ora e il soggetto, non ho detto di no, ma non in confessione, siamo rimasti nella stessa stanza noi due, e mi ha raccontato che doveva nascondersi perche tra poco ci sarebbe stato un attentato ad una persona molto importante.

- Un attentato?

Ci guardammo e ripetemmo all’unisono.

- Si, un attentato, mi ha riferito che sono venute delle persone da Napoli e si sono messe in contatto con un poco di buono di qua, per colpire una personalità che intendono rapire.

Hanno dovuto per forza chiamare qualcuno che conoscesse la zona, per fuggire. Lui avrebbe dovuto fare da palo per avvertirli dell’uscita di questo signore.

Ho chiesto se sapeva chi era, mi ha detto di no, aveva solo sentito che l’avrebbero portato dagli inglesi giù al ristorante,  avevano descritto le auto da controllare, doveva telefonare ad un numero di cellulare, alla loro uscita,  per far scattare la trappola qualche chilometro più avanti.

Non volevano testimoni che notassero la scena.

Ha avuto paura, ed è venuto qui, per nascondersi, non volendo essere complice.

- Oh mio Dio

Ero io che iniziavo a sudare.

- Oh my God

- Quindi ho subito pensato a voi, ed è per questo che ti ho telefonato.

- Avete avvertito le forze dell’ordine.

- No, non ancora.

La mia testa era un frullatore!

No questa non ci voleva, no non doveva accadere nulla e no, che diamine!

La ragazza mi guardava:

- Padre fatemi raccogliere le idee e poi vi chiamo, non fate muovere quella persona di la.

- Va bene, ma fa presto!

Guardai la ragazza, di cui non sapevo nemmeno il nome, la luna le illuminava il suo viso ed era più bianco della luna stessa.

- E ora cosa facciamo?

Disse

- Sto pensando, mi fai un piacere puoi chiamare Anna, io mi chiamo Rino.

E lei mentre correva all’ingresso:

- Io Helen

Tornò in un attimo con Anna, la misi al corrente:

- Ora ascoltami abbiamo un posto dove far nascondere il Console e vice Console?

Lei era frastornata, la scossi leggermente:

- L’abbiamo?

- Si, il pozzo.

Ero allibito

-Il pozzo?

- Si, in realtà è prosciugato, ma tramite una scala si può scendere e c’è una stanza che era una cisterna come la sala sopra, c’è la luce ed è un posto sicuro.

L’abbracciai:

- Quante persone stanno dentro?

- Poche,stavo giusto salutando il giornalista e la moglie che non volevano andar via perché non volevo essere pagata.

- Allora facciamo così, accompagna tutti fuori tranne il Console, tu Helen vai dai tuoi compagni e racconta tutto, io vado dal Console.

Avevo un piano in testa, ma dovevo avere il consenso di tutti, entrai e mi diressi verso il Console che stava parlando con Richard vicino al camino,  mi stava attendendo con un sorriso, ma poi vedendo il mio volto, divenne subito serio.

- Che succede?

- Richard, rimani qui, Console…

E raccontai tutto quello che mi era stato detto, con la coda dell’occhio vidi che Helen stava facendo lo stesso:

- Ma come è possibile, solo poche persone sapevano della mia venuta.

Era arrabbiato, e il vice Console altrettanto:

- Non lo so, ora vorrei con il vostro permesso illustrarvi il piano.

Stupito

- Avete pensato a qualcosa?

Feci avvicinare Helen e gli altri

- Si, allora, per prima cosa chiamo le forze dell’ordine e le metto al corrente della cosa, poi prioritaria è la vostra sicurezza, perché se qualcosa va storto, sono certo che verrebbero a cercarvi qui. Anna vi indicherà un rifugio e rimarrà con voi con gli altri della nostra brigata, mentre io avverto Padre Alfonso che quando siamo pronti farà fare la telefonata dal pentito, io, Helen e Richard saliremo sulla vostra macchina, e gli altri due della scorta sull’altra, daremo l’ordine e se la fortuna ci assiste, riusciremo a bloccare i malviventi.

Il Console ascoltava attentissimo:

- Ma io non lo posso permettere!

Disse alterato!

- Ma nemmeno noi possiamo permettere che vi accada qualcosa qui, siete d’accordo, il tempo stringe.

Si guardarono a vicenda, poi con voce riluttante:

- Helen?

Lei che aveva seguito quanto gli altri e tradotto quello che dicevo:

- E’ una soluzione e non possiamo scartarla, per il bene vostro!

Mi guardò, riluttante:

- Va bene facciamo così, ma state attenti la fuori.

Anna accompagnò le persone al pozzo, Richard iniziò a spegnere tutto. Helen e la squadra controllarono le armi, chiamai le forze dell’ordine e spiegai il tutto, mica era facile far capire la gravità della cosa, ma per fortuna mi rispose il Capitano che era stato mio compagno di scuola.

Dopo qualche minuto, mi disse che avrebbe inviato tre pattuglie sulle vie d’uscita dal ristorante e lui sarebbe venuto con un’altra pattuglia, gli dissi quale strada intendevo fare e le auto che avremmo utilizzato, mi fece mettere la geo localizzazione sul cellulare e aggiunse che avrebbe allertato anche il presidio della Guardia di Finanza.

Chiamai Padre Alfonso, dopo una breve spiegazione, approvò l’idea.

A quel punto dovevamo solo uscire dal locale, ci mettemmo i cappotti del Console e uscimmo in gruppo, in modo che se pure avessero messo qualche sentinella di guardia, non sarebbe stata in grado di capire quante persone erano entrate in auto.

Helen mi prese per mano, aveva una mano fredda ghiacciata, ma quel contatto mi diede forza, forse era sintomo della fiducia che provava per me e per il piano.

In cuor mio speravo che tutto andasse bene, non era un gioco e quelli non erano certo persone che si facevano intimidire!

Entrammo in auto:

- Da questo momento, qualunque cosa accada, parliamo in inglese.

Gli altri annuirono.

Telefonai a Padre Alfonso, feci partire la telefonata e misi in moto.

Uscimmo dal cancello, Andrea lo rinchiuse per poi dirigersi dagli altri al pozzo

L’auto con la scorta andava avanti a velocità sostenuta, io la seguivo a debita distanza. Passammo un incrocio, nulla.

Entrammo in città, passai avanti alla scorta, via radio Helen disse ai suoi di seguirci.

Presi la strada che conoscevo meglio, quella che portava alla vecchia stazione dei Vigili del Fuoco.

A tutta velocità feci il ponte sulle ferriere, dopo c’era un tornante e poi una strada diritta e in mezzo il Vecchio Monastero con la spianata davanti.

Vidi una macchina di traverso per la strada, diritto sulla mia traiettoria, di certo c’erano delle altre, che potevano spuntare dalla spianata del Monastero:

- Mantenetevi forte!

Feci una manovra azzardata, duecento metri prima di arrivare all’auto che stava in mezzo alla strada, mi buttai nella spianata spiazzando l’auto di traverso e in quel momento vidi le altre due auto che stavano per uscire e bloccare la strada.

Entrai, mi piantai al centro!

Ingranai la retromarcia, e a tutta velocità ripresi l’uscita dalla spianata in tempo prima che le auto la bloccassero, con un testa coda mi rimisi in carreggiata per tornare sul ponte, vidi che l’auto della scorta mi seguiva.

 Le tre auto ci seguivano a tutta velocità!

Avevo due possibilità, o inforcare la stradina che portava all’autogrill che non era mai bene illuminata o proseguire verso la città e alla rotonda prendere la vecchia strada che portava sull’Appia.

Optai per la seconda, ma non ce ne fu bisogno, perché all’altezza della stradina per l’autogrill, due auto dei carabinieri con le sirene spiegate e i lampeggianti bloccarono la strada dopo il mio passaggio, si senti uno forte stridio di freni.

Non mi fermai e all’incrocio successivo, trovai le altre pattuglie una dei Carabinieri e una della Guardia di Finanza che mi stavano aspettando.

Mi accostai, ma in quel momento, si sentirono degli spari, immediatamente partirono anche le altre due auto!

Mi rassicurai che stavamo tutti bene, Richard dietro era stato il più sballottato, difatti sull’arcata del sopraciglio destro, si era procurato un piccolo taglio, Helen gli diede dei fazzolettini.

Ringraziai mentalmente Dio, e strinsi ancora più forte la mano di Helen in una stretta corrisposta.

Dopo poco non sentimmo più nulla!

Non eravamo scesi, stavamo in macchina pronti per partire se era necessario, poi finalmente arrivò la prima auto dei carabinieri e scese il mio amico:

- Ce l’abbiamo fatta, avevo intuito che avresti fatto questa strada e quando ho visto che andavi sparato verso la stazione ferroviaria, ci siamo posizionati, prima e dopo la Stazione dei Vigili del Fuoco con in mezzo il nostro Vecchio Monastero.

- Si ce l’abbiamo fatta, grazie!

- Tutto bene?

Rispondemmo di si, e in quel momento, arrivarono a tutta velocità a sirene spiegate tutte le altre auto delle forze dell’ordine che portavano via i malviventi.

Ringraziammo e abbracciai il mio amico.

Di corsa al ristorante, ci assicurammo che tutto era a posto fuori, entrammo, e recuperammo gli ospiti, poi raccontammo tutto quello che era successo.

Anna si spaventò nel vedere Richard con il fazzolettino che copriva la piccola ferita, e lo  medicò mentre ascoltava il racconto.

Il Console era senza parole, elogiò la sua scorta, e disse che nel frattempo forse aveva capito chi aveva organizzato tutto.

Si sarebbe messo in contatto con le forze dell’ordine ed avrebbe dato la sua disponibilità a collaborare.

Poi ci abbracciò e non finiva di ringraziarci, erano visibilmente scossi, era arrivato  il momento di andare via e li accompagnammo alle auto.

Quando dovetti lasciare Helen, sentii che mi sarebbe mancata!

E forse anche lei provava lo stesso, perché nel momento di abbracciarci per salutarci, fu lei che mi baciò sulla guancia, e io ricambiai sulla sua.

Avevo l’adrenalina a mille e non solo per quello che era capitato!

- Che avventura, chi l’avrebbe mai detto, io in Italia, in un ristorante e un inseguimento spericolato.

Era Richard, che con una mano teneva Anna e con l’altra il cerotto sull’occhio.

- Si, che avventura, per fortuna che tutto è finito bene.

Ero senza forze!

- Grazie, avete fatto tutto questo per evitare che potesse capitare qualcosa proprio qui al nostro Ristorante.

Era Anna, stanca, preoccupata, ma felice:

- Su, su, è ora di andare a letto.

- Non voglio.

Non potevo ancora finire, dovevo telefonare a Padre Alfonso:

- E se ti accompagnasse Richard.

Immediatamente:

- Vado, buonanotte.

Mi abbracciò e scomparvero!

- Pronto.

- Padre sono Rino.

- Allora?

- Tutto a posto, sono stati presi tutti e nessuno si è fatto male, comunque al Capitano ho dovuto raccontare della fonte che mi aveva avvertito e di certo domani avrete una visita.

- Non fa nulla, ne ero certo, l’importante che tu e gli altri state bene.

- Si padre, grazie, buonanotte.

 

Fine quinto capitolo

 

Sesto capitolo 5 ottobre 2017

Quando tornai dentro al ristorante, Richard aveva preparato le poltroncine per la notte, vicino al camino, lui era già nel mondo dei sogni, mi appoggiai e non feci in tempo, che mi addormentai.

La mattina dopo, fummo svegliati dal suoneria del telefono, quando aprii gli occhi , vidi che Anna era già in movimento, Richard non c’era sulla poltroncina, e mi avviai in cucina.

C’era Richard già ai fornelli, dall’orologio grande della cucina, mi accorsi che erano le nove passate:

- Ma perché non mi hai chiamato?

Richard sorrise:

- Guarda che abbiamo tentato in tutti i modi, sia io che Anna, ma tu non facevi altro che dire, dopo, dopo.

E si mise a ridere, entrò Anna:

- Buongiorno dormiglione, abbiamo il locale pieno oggi a pranzo e stasera in prima serata, stavamo aspettando te, per andare a prendere il giornale, ho saputo da Irene, che siamo in prima pagina.

Come in prima pagina, e per che cosa?

- Va bene, avete fatto la coppia perfetta, ora mi lavo con l’acqua ghiacciata e vado.

Non volendo, avevo colpito nel segno, Anna era diventata rossa e Richard faceva finta di niente, e si fiondò nel magazzino.

Dopo essermi lavato, presi la lista della spesa, e mi avviai in città.

Stessa edicola, stesso bar.

Iniziai a leggere il giornale e non credevo ai miei occhi, la redazione aveva deciso di mettere in prima pagina, l’evento della sera precedente, con una grande fotografia di noi tre con il Console inglese:

“Diamo il benvenuto al Console d’Inghilterra che ieri , non in veste ufficiale, ha onorato la nostra terra sidicina della sua presenza”

Poi , di seguito, riportava le parole del Console, che aveva a suo modo voluto ringraziare i due Chef e la padrona di casa Anna, per la meravigliosa serata che aveva passato.

C’era poi un’intervista al Sindaco della città, che era onorato della visita del Console e che lodava l’iniziativa della “nostra” imprenditrice” Anna che con l’aiuto dei due chef aveva portato la nostra città agli onori della cronaca.

Un trafiletto, poi, parlava delle pietanze che erano state gustate da Paolo, così si chiamava il giornalista, che non avendo potuto assaporare tutto la sera precedente, aveva assaggiato nuove pietanze e li definiva:

“Un’esaltazione di sapori, il timballo di riso era di una leggerezza e un sapore, unico! Per non parlare, poi, della “trota in cartoccio”, servita calda ad ogni commensale, già pulita da essere mangiata con gli occhi, morbida e cotta a puntino, che non aveva bisogno del coltello per essere tagliata e gustata”

In altra parte del giornale, veniva riportata l’azione delle Forze dell’ordine nella notte:

“A seguito della continua vigilanza del territorio, questa notte sono stati catturati cinque malviventi campani, appartenenti ad un noto clan camorristico, che avevano stabilito una base sul nostro territorio”

Poi nella cronaca nazionale, in basso a sinistra:

“E’ stato estradato il Capo di gabinetto del Console inglese a Napoli, per “comportamento indegno”, sarà processato a Londra tra quindici giorni”

Per la miseria, il Console non aveva perso tempo!

Squilla il cellulare:

- Pronto

- Rino sono Anna.

- Dimmi , è successo qualcosa?

- No, volevo dirti che stasera in seconda serata avremo tutta la giunta al completo con il Sindaco della città.

Ecco!

- Non avevo dubbi!

- Come, già lo sapevi?

- No, assolutamente, ma ora vi porto il giornale e capirete.

- Ok, ti aspettiamo.

Non riattaccai:

- Sicuro?

Sorrise:

- Si, anche se io e Richard, stiamo molto bene insieme.

Di rimando

- Allora, visto che state molto bene insieme, passo da casa, faccio una doccia e vengo.

Fece la parte:

- Cattivo!

- ahahahahhahahahahhahhahhaha

Feci la spesa, ero contento di quello che avevo letto, le persone mi riconoscevano e mi salutavano come se fossi stato un amico di lungo periodo, era una bella sensazione!

Poi veramente andai verso casa, avevo bisogno di stare un poco da solo, il pensiero andava spesso ad Helen, chissà che sta facendo, dove si trova, domande senza risposta.

 Chissà se la rivedrò?

Nella stanza da letto, mi svestii, e avendo l’abitudine di svuotare le tasche dal contenuto, stavo riponendo tutto sul comodino, quando mi accorsi di un biglietto rosa chiuso in quattro parti, incuriosito l’aprii, e grande fu la sorpresa:

Helen

331 …………….009

Aveva messo il suo numero di cellulare nella tasca dei miei pantaloni e non me ne ero accorto, grande donna!

Presi il cellulare e formai il numero:

- Pronto

- Helen sei tu?

Silenzio

- Chi è al telefono?

Sentivo che stava sorridendo:

- O sei una maga o una strega.

- Perché?

Era curiosa:

- Vorrei tanto sapere quando mi hai messo il bigliettino in tasca.

- Non te lo dico.

- E io riaggancio.

- Fallo se hai coraggio!

Fatto!

Passarono due minuti, che squilla il cellulare:

- Mi devo ricordare che non ti devo mai sfidare.

Stavolta stava ridendo forte:

- Ecco, ricordatelo, allora?

- Quando ci siamo lasciati per andare via.

- Ma non è possibile

- Invece si, ti ho dato un bacio sulla guancia e ti ho messo le mani in tasca lasciandoti il bigliettino.

Diavola di una donna:

- Perché?

Stavolta l’avevo spiazzata:

- Non si chiedono queste cose ad una donna, si intuiscono.

Uno a zero, ero io adesso spiazzato:

- Forse perché volevi che io ti telefonassi per sapere come stai?

Silenzio:

- Forse si, forse no.

Di questo passo, non sarei andato da nessuna parte, forse avrei solo sbattuto la testa contro il muro, allora decisi di essere sincero:

- Mi manchi.

- Anche tu.

Era sincera:

- Allora, perché non vieni stasera?

- Non posso, lo avrei fatto volentieri, ma sono in aeroporto, e sto partendo per l’Inghilterra.

Come in aeroporto?

- E quando torni?

- Non lo so.

- Voglio rivederti.

- Non so quando rimango, comunque puoi sempre telefonarmi, questo è il mio numero internazionale, sono stata chiamata in servizio e devo andare.

Mi dispiace!

Si sentiva dalla voce che era dispiaciuta, non dovevamo salutarci così:

- Promettimi che quando stai per ritornare mi avverti, così vengo a prenderti.

- Promesso, ora devo andare, un abbraccio.

- Anch’io, ricambio.

L’averla sentita, mi aveva fatto bene!

Si ero dispiaciuto per la partenza, ma c’eravamo ripromessi di vederci al ritorno.

Mi cambiai, e andai al ristorante:

Portai i giornali e feci leggere gli articoli, eravamo tutti contenti, tranne Anna:

- Come sono piccola, in mezzo a voi.

Parlava della foto. La presi in braccio:

- Ecco, ora non sei più piccola.

Facendo finta di aver paura:

- Mettimi giù, mettimi giù, Richard aiutami.

Il mio amico, non aspettava altro per prenderla in braccio e la riportò a terra lentamente.

Stavano bene quei due!

Già al “pranzo di famiglia” avevo notato che Richard era pensieroso, poi mentre stavamo mangiando ricevette due telefonate, e si allontanò da tavola. Anche Anna l’aveva notato, e in particolare la seconda volta, non continuò a mangiare, ma disse che aveva mal di testa, e andò fuori per prendere un poco d’aria.

Allora mi alzai anch’io, rassicurai Anna e andai dal mio amico, non lo vedevo, poi lo vidi, su una panchina nei pressi dello stagno, mi avvicinai e mi misi vicino a lui senza dire nulla:

- Ti devo confessare una cosa.

Stava con gli occhi bassi:

- Dimmi

- Ti farà arrabbiare.

- Non fa nulla, dimmela lo stesso.

Stavolta, mi guardava negli occhi:

- Non sono venuto qui in Italia solo perché mi hai invitato, volevo dirtelo già quando sono arrivato, poi sono accadute tante cose, ho conosciuto Anna, e avevo quasi pensato di non dirti nulla, ma non ce la faccio.

Non dissi nulla:

- Mi hanno dato quindici giorni di ferie, per venire qui, solo con lo scopo di convincerti a tornare in Inghilterra, ecco l’ho detto!

Era sfinito, ma era più sereno, sul momento mi arrabbiai, ma poi chi ero io per poterlo giudicare:

- Tutto qua?

Dissi, ma non era la verità! Mi guardò come un naufrago guarda un salvagente:

- Si.

- Ma amico mio, perché dovrei arrabbiarmi con te, sei stato sincero, vieni qua abbracciamoci e andiamo dentro che Anna, è molto preoccupata.

Ci abbracciammo:

- Veramente non sei arrabbiato?

- Perché dovrei, ho ancora venti giorni per dare la risposta, la vaglierò in base alle mie esigenze e poi vedremo, ora vivi questa cosa bella che a quanto pare, ti piace molto, ma ti avverto, non le fare del male, perché solo allora sarò non solo arrabbiato con te, ma dovrai fare anche i conti con me.

- Grazie, ci stiamo conoscendo, poi si vedrà, ma mai la illuderò inutilmente.

Rientrammo sotto braccio, Anna tirò un sospiro di sollievo vedendoci e corse vicino a lui, che l’abbracciò così forte che la lasciò senza fiato, per poi raccontarle tutto.

La domenica, fu un successo!

Irma e Angela, fecero i salti mortali in sala, Anna era al settimo cielo, nel pomeriggio mi raccontò che Richard le aveva detto tutto e che lei stava bene con lui, per il momento erano solo degli approcci, poi si vedrà.

Sempre nel pomeriggio, Anna fece la proposta ai tre della brigata Irma, Angela e Andrea di un contratto trimestrale nel suo ristorante, che fu accettata di buon grado.

 Poi mi disse che con il ricavato di questi ultimi tre giorni, finalmente poteva liberarsi dai residui dei debiti che la nonna aveva fatto per ristrutturare il ristorante.

Stanchi ma felici, concludemmo alle 24.00, il servizio e decidemmo di tornare tutti al paese, accompagnammo Anna che poi non abitava molto distante da casa mia, e finalmente dormimmo su di un letto.

 

Fine sesto capitolo

 

Settimo capitolo 6 ottobre 2017

Che strano questo silenzio!

Mi svegliai il giorno dopo verso mezzogiorno, impiegai un poco a realizzare che stavo al paese e non al ristorante, che stavo da solo e non in compagnia, che era lunedì, giorno di riposo al ristorante.

Mi alzai con le ossa tutte rotte, la brandina imbottita con il sacco a pelo, non era proprio la mia migliore compagnia per la notte, diedi uno sguardo al letto di fianco era vuoto, chissà Richard dov’era?

Mentre stavo per andare nell’altra stanza, con il camino acceso, sento un messaggio sul cellulare:

“Buongiorno, qui pioggerellina sottile”

Era Helen:

“Buongiorno, qui freddo secco ma niente pioggia”

“Sono a Londra e sto per partire per Plymouth, vado a pranzo da mio zio, vicino al Faro”

Quanti ricordi, iniziavo a sentire nostalgia per quella città che era stata così benigna con me, mi aveva accolto da emigrante e mi aveva salutato come suo cittadino.

“Buon giornata allora”

“Grazie”

Avrei dovuto telefonarla, sentirla, non essere così freddo,  ma ero combattuto, nell’altra stanza, trovai sul caminetto due biglietti,

in uno:

“Ciao dormiglione, io e Anna siamo andati al vecchio mulino a piedi”

nell’altro:

“Bello quello che stai scrivendo, per chi è?”

Firmato Anna.

Diavola di una donna, aveva sbirciato tra i miei appunti, sul tavolo, non aveva perso tempo!

Bella domanda, “per chi è?”!

Forse adesso non lo sapevo più nemmeno io, quello che sapevo per certo, che erano passati altri tre giorni ed eravamo a dieci in Italia, mi restano altri venti giorni per rispondere all’offerta inglese.

Non potevo più perdere tempo, mi preparai, e dopo una mezzora ero pronto, chiusi la porta e misi un bigliettino sull’ingresso:

“Vado a casa per parlare con mia madre, forse ci vediamo stasera, le chiavi Anna sa dove sono. Buona giornata, fate i bravi!”

Mi misi in viaggio, ero preoccupato, dovevo trovare le parole giuste con mia madre, non volevo convincere nessuno a fare quello che non voleva fare.

Poi quello che mi era accaduto negli ultimi giorni, aveva aperto altri nuovi scenari della mia vita, alla fine adesso avevo solo una gran confusione in testa.

Trovai mia madre che stava per sedersi a pranzare, dopo gli abbracci per il mio ritorno, ci sedemmo l’uno di fronte all’altro per mangiare.

Nessuno, iniziava a parlare, poi:

- Allora, tutto bene al paese?

Lo disse, ma non perché voleva sapere, perché ero certo che già sapeva tutto, ma solo per avere delle conferme:

- Si, come di certo saprai, c’è stato qualche piccolo cambiamento, sono stati dei giorni un poco convulsi.

Scoperta, si mise a ridere!

Questo bastò per sciogliere quel silenzio che mi stava opprimendo, le raccontai tutto quello che era accaduto, e al momento del caffè:

- Allora, cosa intendi fare?

Stavolta ero io che non avevo parole:

- Su cosa?

- Allora, da dove iniziamo?

 Sei tornato con una proposta di lavoro in Inghilterra, sei tornato ed hai aiutato una tua vecchia amica nel suo lavoro che è anche il tuo, sei tornato e ti ha raggiunto un amico inglese che avrebbe dovuto convincere a ritornare in Inghilterra, ma nel frattempo è preso dalla tua amica Anna e sembra anche corrisposto, sei tornato e rocambolescamente hai conosciuto una ragazza inglese, sei tornato e te ne sei andato per scrivere, a chi? Non si sa?

E ora? Cosa vuoi fare?

L’ho sempre pensato e mia madre ne è una degna testimone, il potere della concisione è donna!

Con poche parole, aveva messo su un piatto, tutti i problemi  che avevo in testa, ora si trattava di dare un senso, di dare una risposta, mica era semplice!

- Si, hai ragione!

Iniziamo da quello che forse più di tutti mi interessa di più, se dovessi accettare la proposta, verresti con me in Inghilterra?

Immediatamente:

- No!

Ma non perché non vorrei, sai che da quando è morto tuo padre, ti ho sempre assecondato. Ma qui ho le mie cose, i miei ricordi e gli affetti, anche se questi non ci sono più. Non te la prendere, ma tu devi vivere la tua vita, ed io devo continuare la mia, ma qui in Italia. Tu devi sapere cosa fare, hai trent’anni, una vita davanti!

Io ci sarò sempre, anche da lontano, quando potrai verrai qui, quando potrò io verrò a trovarti, ma non mi costringere a fare una cosa che non voglio, come io non l’ho fatto con te.

Mi alzai e l’abbracciai forte!

Aveva ragione, ero io che dovevo scegliere, mi dovevo prendere la responsabilità di decidere, e non potevo delegare altri a prenderla per me.

Raccolsi in una valigia diverse cose, un ultimo abbraccio, e mi misi in auto per il ritorno.

Mentre stavo sull’autostrada, squilla il cellulare, mi accosto in un’area di sosta:

- Pronto

– Rino Sono Helen.

Che bello sentire la sua voce:

- Dimmi?

- Volevo darti i saluti da parte di mio zio Steve.

E chi era?

- Grazie Helen, ma non penso di conoscerlo, ricambia da parte mia.

Rise, poi :

- Ti sbagli, siamo vicino al faro, sulla destra in un albergo molto bello.

Cos’era un quiz?

Si che conoscevo quell’albergo, tre piani, venti stanze tutte rivolte verso il mare, una sala al piano terra e di fianco la cucina, la mia cucina!

- Come? Certo che lo conosco, è quello della famiglia Williamsburg.

- Esatto!

- E allora?

Mi stavo incuriosendo, quella era la famiglia che mi aveva fatto la proposta, e quell’albergo era uno dei cinque che aveva a Plymouth:

- E’ mio zio!

Come era suo zio? No, non era possibile, rimasi senza parole, forse stavo sognando:

- Mi stai prendendo in giro.

Rise ancora più forte:

- No, non ti sto prendendo in giro, anzi, te lo passo.

Dopo un attimo:

- Rino, sono proprio io Steve, ti ricordo che ti sto aspettando e con me adesso c’è anche Dan, mi ha detto di salutarti e ti aspetta perché è in astinenza del tuo ragù alla bolognese.

Ma non era possibile, quel diavolo di Dan, il mio capo in cucina era ghiotto di quella salsa, quando la preparavo dovevo farne in quantità industriale, perché una buona parte andava a farsi benedire con i suoi corposi assaggi.

Ma allora era tutto vero:

- Grazie Mister Steve, sono contento di averla sentita, ricambiate i saluti a Dan, mi passate Helen.

- Si eccola.

- Pronto

- Ma come è possibile? Non sai il piacere quando ti ho sentita, ma questo è troppo! Sono in autostrada, ti richiamo appena arrivo a casa, va bene?

- Si che va bene, a più tardi allora.

- A più tardi!

Guidai in uno stato saporoso, ma tu guarda, Helen è la nipote di Steve! Arrivai a casa verso le 18.00, già mentre stavo per salire sul cortile interno, avvertivo un profumino allettante, bussai e venne ad aprirmi Anna:

- Bene, sei tornato al momento giusto.

Era raggiante, felice:

- Ciao, ho tante cose da raccontare.

Dissi entrando, ma rimasi solo a bocca aperta.

 Anna aveva rivoluzionato la casa, tutto era in ordine, Richard stava ai fornelli, aveva pulito e lavato, oltre al tavolo adesso c’era una piccola scrivania dove c’era il mio computer con i miei appunti, in cucina in bella mostra sopra ai fornelli, c’era una rastrelliera con le pentole di rame che luccicavano, nella stanza da letto al posto della brandina, c’era un altro letto, tutto era in ordine si sentiva il profumo di lavanda:

- Ma che è successo?

- E’ successo, che quando siamo ritornati, avevamo fatto rifornimento di generi alimentari, ma Anna si è rifiutata di metterli a posto, se non dopo una “sua “ pulizia.

Quindi tra una coccola e un’altra, ci siamo messi a lavorare, è una negriera! Solo poco fa mi ha dato l’ok per cucinare qualcosa per stasera, ha recuperato alcune cose da casa sua e le ha portate qui.

Anna era in un angolo seduta su una sedia a dondolo, che non so da dove è uscita e sorrideva.

Mi avvicinai, e la presi in braccio tra le sue rimostranze:

- Ma tu sei, sei, una donna da sposare!

Rise a più non posso:

- Grazie, Richard non fare il geloso, vieni prendila tu e venite qui che ho qualcosa da raccontarvi.

E dissi tutto, che quando Richard sentii di Mister Steve, si crucciò un pochino, ma Anna subito con una carezza lo fece riprendere, eravamo tutti sorpresi e ammutoliti.

- Così è la vita!

era Anna

- ti sorprende ogni giorno, quando meno te l’aspetti, è lei che muta il corso delle cose, vuoi o non vuoi, nel bene e nel male.

Cinque giorni fa, avevo un diavolo per capello, non sapevo più dove sbattere la testa, poi sono arrivati due angeli, uno bianco che non conoscevo e l’altro grigio che non avrei più voluto vedere!

 Ebbene, questi due angeli sono piombati all’improvviso, sono arrivata quasi alla morte e sono resuscitata, e loro mi hanno fatto rinascere e oggi sono più serena.

Richard era in Inghilterra, e mai penso avrebbe mai immaginato che venendo in Italia, si sarebbe messo ai fornelli, in una situazione estrema e conoscermi.

Tu, ti sei rintanato qua, per decidere in tranquillità cosa fare della tua Vita, e mai avresti immaginato di rivedermi e…salvarmi!

Poi hai conosciuto una persona perfettamente estranea, ma guarda caso inglese, e guarda caso che sta a Plymouth, luogo a te caro e citata più volte nel libro che stai scrivendo.

Aveva ragione, grande piccola saggia Anna.

- Si così è la vita, ma adesso muoviamoci, io vado a telefonare ad Helen.

- E noi, invece prendiamo l’auto e andiamo al ristorante, dobbiamo far mangiare le trote ed io devo vedere cosa serve per domani.

Era Richard

- Stai attento tu ai fornelli, ritorniamo per cenare insieme.

Che tenerezza mi facevano quei due, Anna lo prese per mano e abbracciati uscirono, e io mi sedetti sulla sedia a dondolo vicino al camino per telefonare.

 

Fine settimo capitolo

 

  

Ottavo capitolo 6 ottobre 2017

Provai tre volte, ma nulla, Helen non rispondeva, quindi preparai la tavola e aspettai leggendo gli ultimi appunti del “sogno” , dopo un poco, arrivarono i due.

Erano raggianti!

- Ciao, è tutto pronto?

Era Anna

- Ho una fame!

Era Richard

Mi raccontarono di aver messo in ordine in cucina e in sala, la lista della spesa e la stanzetta superiore.

Il tempo di cottura delle tagliatelle, era quasi terminato, e la salsa era pronta a sposarsi al sugo.

 Richard su suggerimenti di Anna, aveva preparato carne macinata mista di maiale e di manzo tagliata a tocchetti, aromi di campagna, un cucchiaio di sugna di maiale e poco pomodoro e fuoco basso, era una squisitezza.

Avevo appena terminato il primo, e stavamo organizzando il menu per la settimana con l’apertura solo per la cena e a quello del fine settimana successivo, aspettando le bistecche di maiale sul camino, che squilla il mio cellulare, era Helen:

- Pronto

- Scusami ero in un negozio e non ti ho sentito.

- Aspetta un attimo

Feci segno ai ragazzi di proseguire e andai nella stanza da letto

- Allora, mi racconti?

Ero curioso e eccitato:

- Devi sapere che zio Steve ha sposato la sorella di mio padre, e che io sono la figlia del Console

Come, la figlia del Console?

- No, non è possibile!

- Ascolta, mio padre mi aveva fatto venire facendomi infiltrare nel servizio di sicurezza, perché aveva già notato che qualcuno stava tramando alle sue spalle, ed io da quella posizione avrei potuto capire qualcosa di più. Poi è accaduto quello che ci ha fatto conoscere, e quando sono ritornata a Londra richiamata, dal servizio d’ordine della Regina di cui faccio parte, in una delle mie uscite sono solita andare da mia zia per salutarla a Plymouth.

A tavola mio zio ha raccontato di aver sentito le notizie dall’Italia su mio padre, non ho potuto fare a meno di raccontare l’accaduto e di aver conosciuto una persona speciale

Dolce

- ma grande è stato lo stupore, quando mio zio ha esclamato “ecco ho visto giusto, lui è l’uomo che fa al caso nostro” è ti ho chiamato.

- Quanto è piccolo il mondo, ma è una cosa straordinaria, non riesco a crederci.

- Nemmeno io, ma ti posso assicurare che qui ti vogliono veramente bene e ti aspettano, e…

Silenzio

- e anche io!

Cosa avrei dovuto rispondere, non lo so!

Ma quelle parole che venivano da oltremanica, mi stavano riscaldando il cuore, Richard e Anna, stavano iniziando una bella cosa, e di sicuro erano in grado con Irma, Angela e Andrea, al ristorante.

Anna stava meglio, l’avevo vista rinascere in queste poche ore. Mamma non ne voleva sapere, e li…

…li… mi aspettava una bella ragazza, d’ottima famiglia con cui forse avrei finalmente coronato il mio sogno, una casa, una famiglia, dei bambini.

Mi aspettava un lavoro ben retribuito, persone che mi conoscevano e mi volevano bene, e mi aspettavano.

Dovevo decidere!

- Anch’io, non vedo l’ora di tornare, ci vedremo presto, un abbraccio.

- Ricambio con affetto, a domani!

Ero così  imbambolato, contento, trasognato che mi dimenticai il telefono acceso.

Sentendo che gracchiava ancora, e pensando che Helen mi stava dicendo ancora qualcosa, lo rimisi all’orecchio:

“Grazie”

“Ma di che zio Steve!”

“Per fortuna che hai fatto questa telefonata, Dan è prossimo alla pensione, e proprio non ho trovato nessun sostituto, mi serve maledettamente, anche se è italiano”

“Vedrai che l’avrà convinto!”

“Zia mi ha detto che non vede l’ora di tornare”

“Ecco, questa è la mia nipotina, ma mica ti sei messa in testa di metterti con un lavapiatti”

“Ma figurati!”

“Brava bambina, vieni che ti devo far provare questo vestito che ti sta una favola, te lo regalo io per stasera, ho invitato il colonnello dei cadetti di sua Maestà che ha la tua stessa età e non vede l’ora di conoscerti”

“Si, anch’io”

E poi la comunicazione, terminò!

Se mi fosse caduto un asteroide sulla testa, in quel momento mi avrebbe fatto meno male!

Ma come? Tutto una farsa!

E tutto questo alle mie spalle!

No, non si gioca sui sentimenti!

Come sono stato stupido e cretino a credere alla favola, stavo per toccare il cielo con un dito, e invece lei mi aveva usato, sai quante risate adesso!

Mi cadde il cellulare da mano, si aprì vomitando la batteria all’esterno, stramazzai sul letto e iniziai a piangere per la rabbia.

Passarono pochi minuti, che Anna entrò nella stanza:

- Rino, la carne si….

Urlò!

Richard corse dentro, stavano tutte e due ai piedi del letto, senza parole!

Anna vedendo che i singhiozzi aumentavano, e che mi stavo rattrappendo sul letto, venne vicino e con una vocina:

- Vieni di la qui fa freddo!

E come un cagnolino bastonato, che non sa cosa fare, mi feci trasportare vicino al camino.

Richard, versò una generosa dose di gin in un bicchiere, venne vicino:

- Bevi amico, ti farà bene.

Solo a sentirlo quell’odore, scaraventai il bicchiere e il suo contenuto nel camino, e finalmente con un urlo mi tranquillizzai.

Stavo senza parlare, Richard e Anna erano rimasti di stucco alla mia reazione, Anna si era accucciata tra le sue braccia, aspettavano!

Ma cosa aspettavano?

Tenevo chiusi gli occhi, c’era una vita che mi passava avanti, non riuscivo ancora a credere che tutto questo era accaduto.

Poi, finalmente aprii gli occhi, li vidi, erano preoccupati, mi alzai lentamente e li abbracciai, poi ritornai al camino e raccontai tutto.

-Troia, puttana, zoccola!

Era Anna, che non si era più contenuta, e aveva espresso ad alta voce tutto il disprezzo che provava.

Si, era una troia, pensavo, e io ero il cretino che c’era cascato!

Richard, bestemmiava in inglese, alla fine del mio racconto, fu lui che si versò il gin, e in un attimo svuotò il bicchiere.

Le lacrime non scendevano più, si fermavano nell’alveo dell’occhio, dovevo stropicciarmi per eliminarle, ma io le eliminavo e loro si formavano, sempre più grosse, sempre più corpose.

In un attimo avevo perso dieci anni di vita!

- E ora che pensi di fare?

Anna, cercava di farmi ritornare alla realtà, con dolcezza, senza forzarmi.

La guardai, ma non la vedevo, sentivo solo le sue mani che avevano preso in mano il mio viso:

- Non lo so! Ora scusatemi, vado a stendermi un poco.

Richard mi aiutò e così vestito come stavo, mi buttai sul letto!

L’ultima cosa che sentii, fu che Anna stava di la e pregava ad alta voce.

Caddi in un sonno profondo, la mattina dopo mi svegliai all’alba, anzi prima dell’alba, mi guardai intorno c’era Anna che stava dormendo sul letto e Richard con la brandina di fianco, uscii senza far rumore dalla stanza da letto, chiusi la porta.

In cucina tutto era in ordine, il camino aveva un ciocco abbondante che aveva riscaldato tutta la casa, preparai con una strana serenità, il caffè.

Nell’attesa, uscii fuori, c’erano quattro gradini per entrare in casa, mi sedetti sul primo e guardai il cielo, la scarsa illuminazione del cortile mi dava l’opportunità di vedere un cielo stellato come non mai.

No, non era accaduto a me!

No, non ero io!

Mi sentivo come se mi avessero raccontato una storia, ma io ero un estraneo,

ero solo uno spettatore!

Il caffè lentamente usciva e se ne sentiva il profumo, rientrai e dopo averlo versato, mi sedetti alla scrivania, il computer era spento, i fogli ordinati e li di fianco, qualcuno, aveva messo il mio cellulare in ordine.

Lo accesi, poi accesi il computer!

Cosa avrei fatto?

Non lo so!

Ma non potevo non guardare oltre!

 Ero stato uno spettatore non ero io!

Senza nemmeno accorgermi, aprii il motore di ricerca e digitai:

“Offerte di lavoro”

Nella sottosezione di un sito, in inglese:

“Chef”

Pochi secondi, uscirono i risultati, distrattamente e non in piena coscienza, iniziai a guardarli, scorrevo con il mouse gli annunci, ero arrivato alla decima pagina da visualizzare, quando:

“Cercasi urgentemente, uno Chef per una Stazione Meteo, contratto di sei mesi, rimborso al netto delle spese e tasse 180.000 euro. Sede di lavoro Ammassalik – Groenlandia. Inviare curriculum ……@.......eu”

Lessi l’annuncio più di una volta, lo copiai e lo incollai su di un foglio word, poi feci delle ricerche su questo posto.

“Ammassalik  è una cittadina situata sulla costa est della Groenlandia; appartiene al comune di Sermersooq. Si trova su un'isola in un piccolo fiordo circondato da rocce erose dai ghiacciai; questa posizione isolata la rende raggiungibile solo attraverso un elicottero che parte dall'aeroporto del vicino villaggio di Kulusuk. È formata da piccole case di legno colorate; qui si trova il Museo Polare e in questa cittadina da cinque anni è anche sede di una Stazione Meteo  per delle ricerche sperimentali sul clima con la presenza di ricercatori da tutto il mondo.”

E’ pazzesco, lo so!

Ma cos’è la normalità?

Quello che ho appena vissuto, quello in cui credo, quello che vorrei!

Cosa so fare, il cuoco o il “lavapiatti” come sono stato chiamato, credevo e sono stato tradito, qui non è più il mio posto, non ce la farei, e allora?

Perché non provare!

 

Questa volta in piena coscienza, allegai il mio curriculum, e inviai la email!

Avevo voglia di camminare, presi il cellulare, e lasciai un biglietto sulla tavola:

“Vado a fare una passeggiata, ci sentiamo più tardi. Grazie, Rino”

L’aria frizzante del mattino è salutare!

Camminavo senza una meta, attraverso la campagna, mi inoltrai nel bosco, verso il Convento, poi continuai a salire su un vecchio sentiero che conoscevo per averlo fatto più volte da ragazzo.

Era passata circa un’ora che passeggiavo, quando squilla il cellulare, guardo è Anna:

- Come stai?

- Non tanto bene.

- Dove sei?

- Sul sentiero del Convento

- Vuoi che venga?

- No, lascia stare, ci sentiamo più tardi.

- Va bene.

Era preoccupata, forse pensava che potessi fare una sciocchezza, forse!

E perché mai?

No, non ne valeva la pena!

Camminando, camminando, arrivai al Santuario, bussai al portone e fui accompagnato in Mensa, Padre Alfonso non fu per nulla sorpreso di vedermi, mi invitò a fare colazione con loro, poi io e lui ci recammo nel chiostro a fare una passeggiata:

- Sbaglio, o aspettavate la mia visita?

Mi guardò sorridendo:

- Anna

E certo, chi lo aveva potuto avvertire, aveva capito che se pur inconsciamente stavo per raggiungere il Santuario, le avrei dato un bacio se fosse stata qui:

- Che intendi fare?

- Questa è una bella domanda, non lo so.

- Vedi, questo tuo “non lo so”, non è reale, è solo un paravento dove vuoi nascondere anche a te stesso, una determinazione e una responsabilità nel costringerti ad andare avanti. Dopo la morte di tuo padre, hai dovuto, per necessità, decidere più volte quello che dovevi fare ma lo hai fatto, e non hai detto, “non lo so”. Quello che è capitato, è stato terribile, in un sol colpo sono state cancellate delle opportunità in cui credevi, ma devi sapere, che non sempre quello che accade è un male.

- Ma fa male!

- Certo, che fa male. Devi fare ricorso alle tue risorse interne, ma lo devi volere. Hai degli obbiettivi, continua. Hai dei sogni, continua. Non ti fermare!

Si, è facile parlare, ma mi sentivo svuotato, senza forze:

- Non è facile

Mi fece fermare, e mi guardò diritto negli occhi:

-Certo non è facile, ma tu ce la puoi fare, ne sono certo!

Lo abbracciai e lo salutai, e mi avviai lentamente verso la città, avevo fatto chilometri, ma alla fine sentivo che non erano stati inutili.

Fine ottavo capitolo

 

Nono capitolo 6 ottobre 2017

Passò una settimana, ero costantemente sotto controllo da parte dei miei amici, fu un periodo strano, ero in uno stato tra il reale e l’irreale.

Helen aveva provato a telefonarmi tre volte ma non volli rispondere.

La mattina facevo delle frequenti passeggiate nel verde, poi al pomeriggio andavo al ristorante, dove erano in pianta stabile Richard e Anna, e preparavo per il servizio della sera.

Spesso ero andato a trovare Padre Alfonso.

In una settimana, avevamo servito, si e no una quarantina di ospiti, erano pochi, molto pochi, ora ci apprestavamo al fine settimana, sperando che le cose andassero meglio.

Ma non fu così!

Qualche volta mi domandavano, cosa avevo deciso di fare, risposi che avevo mandato un curriculum per una Stazione Meteo in Groenlandia, mia madre mi fece una scenata, Anna e Richard, non vollero commentare, e io?

Io?

 Ero in attesa!

Quando la domenica sera, chiudemmo il locale, prima di avviarci a casa, proposi di andare a bere una birra, in un birrificio artigianale che si trovava a poca distanza.

Certo l’animo di festeggiare il nulla, non piaceva a nessuno, ma accettarono per farmi piacere.

E così, dopo un quarto d’ora, entrammo in questa sala, dove all’ingresso c’erano i silos che contenevano la mistura delle birre artigianali, e al ritmo di una musica incessante, decine di giovani e meno giovani, che si dimenavano con dei boccali di birra semivuoti in mano.

- Certo, che c’è gente!

Era Anna

- Si

Disse Richard, avviandosi con lei al bancone dove servivano la birra.

Diedi uno sguardo ai prezzi, non erano certo bassi, anzi, se si aggiungevano dei taglieri misti con snack e salumi con formaggio, si raggiungeva una cifra pro capite di tutto rispetto.

- La birra è buona!

Era Richard che mi aveva portato un boccale di quella scura, al doppio malto.

L’assaggiai, era di buona qualità!

Non so se fu la birra, non so se fu quell’atmosfera ricca di energia, ma alla luce di quello che avevamo vissuto al ristorante negli ultimi giorni, mi risvegliai, e i miei neuroni iniziarono ad elaborare una strategia, per migliorare le cose al locale o almeno provarci.

Ero convinto, bisognava cambiare!

Andammo a dormire piuttosto tardi, ma quella notte non riuscii a riposare.

La mattina successiva, aspettammo Anna come sempre per fare colazione,  vedevo che era sottotono, allora:

- Anna che c’è?

Mi guardò interrogativamente:

- Nulla e che sono preoccupata.

- Come mai?

Era Richard:

- Vedi, dopo la scorsa settimana, mi sarei aspettata una risposta più numerosa di persone al locale, ma non c’è stata. Ora onestamente, non so come comportarmi, ho preso l’impegno di assumere personale e non me la sento di mandarli a casa.

- Ti capisco, e proprio per questo voglio dirvi qualcosa.

Vidi che i due si fecero molto attenti:

- Dobbiamo cambiare strategia, l’epoca del ristoratore che si trova sull’uscio del suo locale, in attesa dei clienti, è ormai superata.

- E allora?

Era Anna:

- Andremo noi a cercare i clienti!

Erano stupiti:

- Si, non guardatemi in quel modo, è una prova.

- Ma come faremo?

Era Richard:

- Usciremo all’esterno!

Anna era perplessa:

- Noi abbiamo una carta vincente, che è la nostra cucina, dobbiamo solo farla conoscere ed apprezzare ad un maggior numero di persone. I nostri prezzi non sono alti e questa è un’altra carta vincente.

- E allora?

Era sempre Anna:

- Non essere impaziente.

Mi alzai e andai alla scrivania, presi tre fogli su cui nella notte avevo abbozzato tre progetti:

- Questi sono i progetti:

1 – Scuole

2 – Corsi di cucina

3 – Fai da te

- Non capisco!

Dissi sorridendo:

- Richard, se non li spiego non puoi capirli.

- Allora per il primo, dovremmo fare un volantino e decidere un giorno alla settimana, da dedicare alle scuole che vorranno partecipare con gli alunni, ad un mini corso di educazione alimentare con degustazione, di certo ne parleranno a casa e quindi potenziali clienti, i genitori.

Per il secondo, utilizzare volantini e computer per pubblicizzare, dei Corsi di cucina, per adulti in un giorno della settimana, nel nostro ristorante, con degustazione finale a costi contenuti.

Per il terzo,  organizzare dieci tavoli da quattro, con postazioni per cucinare con noi, e poi gustare insieme le pietanze preparate, da cui relazione sociale, fare gruppi e veicolare la nostra cucina.

Che ne pensate?

Tutto questo, l’avevo detto a testa bassa, senza fermarmi mai con grande enfasi,  e non alzando mai lo sguardo, ma alla fine, vidi Richard allibito che guardava i fogli in continuazione, e Anna raggiante, si alzò, e venne ad abbracciarmi:

- Ma sono idee fantastiche!

- Calma Anna, ora viene la parte più dura, metterle in pratica.

Ero contento, principalmente per me, mi ero risvegliato da quel torpore che mi aveva invaso, e non vedevo l’ora di mettermi all’opera.

- Allora?

- Facciamolo!

Era Anna. Poi guardò Richard:

- Ci sto!

- Bene, abbiamo un gran lavoro da fare, Anna dovresti fare una ricerca e trovare tutte le scuole della città e della provincia con gli indirizzi di posta elettronica. Richard, tu che come me, conosci bene i social dovresti trovare tutti i gruppi di persone dove si parla di cucina, della zona, dovremmo andare al ristorante e fare delle fotografie, poi da un tipografo per far stampare i volantini e trovare un programmatore che possa fare in breve tempo un sito web per la rete internet.

Chiudemmo casa, e ci recammo al ristorante.

Mentre Anna lavorava sul computer e sull’elenco telefonico, io e Richard, facemmo delle foto e disegnammo su carta un volantino che riportava le tre tipologie di offerta, decidemmo che il martedì sarebbe stato dedicato alle Suole, il giovedì ai Corsi di cucina e il venerdì al Fai da te.

Stabilimmo il tetto di spesa da impegnare per tutte le operazioni e cercammo un programmatore. Fummo fortunati, Francesco aveva un cugino a Cassino che faceva questo lavoro, tramite computer gli inviai le foto e dopo due ore avevamo il sito web e la posta elettronica dedicata.

Trovammo il tipografo, lo facemmo venire al locale, spiegammo cosa avremmo voluto, e si prese un poco di tempo per inviarci la bozza del volantino.

Irene nel frattempo, aveva parlato con suo zio che era il Preside di una scuola superiore, il quale fu interessato all’idea e chiese di avere i volantini, per far conoscere l’iniziativa.

Anna, dopo aver ricevuto questa notizia, decise di andare a parlare con la Direttrice della Scuola Privata delle Elementari più grande della città e quando ritornò era felice, l’iniziativa era piaciuta e aspettavano i volantini.

Io e Richard, ci mettemmo all’opera per preparare i mini menu per le scuole, le degustazioni per il corso di cucina e il menu semplice da proporre per il fai da te con i relativi costi.

Il tipografo tramite internet ci mandò il pre-volantino, era bello, pieno di colori e con un sottofondo di posate, lo leggemmo attentamente e l’approvammo, dando l’ordine di stamparlo, ci disse che nel pomeriggio ci avrebbe mandato le copie.

Eravamo stanchi, ma dovevamo continuare.

Poi!

Richard ebbe una telefonata e si allontanò per rispondere, passarono diversi minuti e non rientrava, Anna era preoccupata e mi guardava, poi decise di andare.

Ero così impegnato a mandare delle email che non mi accorsi che era quasi passata un’ora e quei due non rientravano.

Mi affacciai all’esterno e li chiamai a gran voce, nulla!

Cha stava succedendo?

Poi li vidi, stavano su una panchina nei pressi dello stagno, mi avvicinai:

- Ragazzi, ma che succede?

Anna:

- Richard è stato richiamato in Inghilterra!

Avrei voluto dire tante cose, ma bisogna capire quando è il momento di stare zitti e quando parlare, era una cosa così intima e difficile da decidere, che non potevo influire, sulla sua decisione, mi avvicinai solo per far sentire la mia vicinanza a Richard e poi da Anna, e tornai dentro.

Questa non ci voleva, continuai pregando in cuor mio che decidesse nel migliore dei modi.

Nell’attesa telefonai al nostro amico giornalista Paolo, era a Firenze per lavoro, gli raccontai delle iniziative, mi chiese di scrivere un articolo e poi lo avrebbe corredato con le sue considerazioni, era piacevolmente sorpreso.

Richiamai, il tipografo e feci aggiungere che nella giornata di mercoledì, sabato e domenica , solo su prenotazioni, si effettuavano cerimonie, di tutti i tipi.

Finalmente rientrarono, mi sembravano più sereni, certo non sprizzavano di gioia, e allora:

- Cosa hai deciso Richard?

- Domani va in Inghilterra.

Era Anna

- Allora rientri?

Richard mi guardò:

- No, ne ho parlato a lungo con Anna, vado per riprendermi le mie cose, vado per chiudere il rapporto con la proprietà e ricevere il dovuto e tornare.

Ero contento, ma loro non li vedevo così contenti:

- Ma è fantastico, ma allora perché quelle facce?

- Perché Richard,

era Anna

- ha voluto chiarire che non vuole illudere nessuno, ne la sottoscritta, ne se stesso,  stiamo bene insieme e ci stiamo conoscendo, ma ha precisato che non è detto che le cose non possano cambiare. Io ho cercato di tranquillizzarlo, ma lui, grande testardo, dice che sa che io ho un cuore generoso e non vuole però assolutamente che questa situazione possa influire su di me. Dice che dobbiamo decidere al di la delle costrizioni.

Non aveva tutti i torti!

- E quindi?

- Quindi, io ritorno come Chef.  Anna mi ha concesso di rimanere qui sopra nella stanzetta, e poi vedremo cosa accadrà!

Ero sorpreso:

- Ma tu sai che hai la possibilità di stare da me, nessuno ti caccerà mai.

- Siamo realisti

era Richard

- Tu stai momentaneamente qui, ma prima o poi te ne andrai, lo so. Tutti e tre lo sappiamo.

Aveva ragione!

- Vado a preparare qualcosa da mangiare.

Era Anna, che per evitare di farsi vedere così turbata, aveva rotto il silenzio.

Andai vicino a Richard:

- Ma perché non le hai detto quello che provi realmente?

Mi guardò con gli occhi pieni di lacrime:

- Perché, ma è possibile che tu non capisca? Voglio che lei sia certa di voler stare con me, ma non a queste condizioni. Lei sa che lascio il certo per l’incerto, e quindi farebbe di tutto per farmi restare, ma lo vuole veramente?

Ed io di rimando:

- E tu?

- Io si! Non ho preso così alla leggera questa decisione, se non ne fossi certo. Con lei voglio formare una famiglia, ma deve essere libera di scegliere, e di sicuro, non in questo momento.

Certo era stato duro con se stesso e anche con Anna, ma alla fine dovetti concludere che non aveva tutti i torti.

A tavola le cose migliorarono, di certo fu anche merito di Anna, che in poco tempo aveva preparato un pranzetto gustoso e gradito da tutti, mangiammo tagliatelle ai funghi porcini e porcini conditi alla brace.

Dopo li misi al corrente della telefonata con Paolo, e Anna si offerse di fare l’articolo, Richard si allontanò per dare da mangiare alle trote, e Anna:

- Che ti ha detto?

- Che ha deciso così perché sta bene con te.

- Perché non me l’ha detto?

- Perché non vuole che tu decida sull’onda dell’emozione.

Era pensierosa:

- Ma io sto bene con lui e non penso che io gli sia indifferente.

Io, serio:

- Ha paura!

Stavolta era rimasta a bocca aperta:

- Paura?

- Certo, stupidella, è innamorato di te, non l’ho mai visto così, ma ha paura. Quella paura che prende quando si è troppo felici, paura che tutto possa finire, e non vuole che tu adesso decida, in questa condizione, ti vuole dare il tempo di dimostrarti il suo affetto e poi, avrete tempo per decidere con calma.

Stavolta, aveva capito, mi abbracciò e mi guadagnai un bacio sulla guancia.

Quando vennero Irma, Angela e Andrea, raccontammo loro le strategie che avremmo avuto i giorni successivi, accolsero con entusiasmo le idee. Nel pomeriggio, il tipografo ci portò i volantini, ne presero un bel poco per ciascuno e si divisero i compiti per l’indomani, Irma e Angela avrebbero distribuito i volantini nelle scuole e nei locali, mentre Andrea, si sarebbe fatto il giro delle scuole.

Richard, nel frattempo, cucinò per la sera, mentre noi continuavamo a fare telefonate e contatti tramite il computer.

La mattina dopo accompagnai Richard all’autobus per Roma per andare all’aeroporto, inutile descrivere l’abbraccio con Anna, fu troppo emozionante per tutte e due.

Mentre stava per salire:

- Mi raccomando Rino, io fra tre giorni al massimo sarò di ritorno.

- Stai tranquillo, baderò ad Anna.

Mi sorrise:

- Dalle un bacio da parte mia, ma sulla guancia però!

Mi uscì una risata:

- Stupido testone, vai via.

 E parti!

Fine nono capitolo

 

 Decimo capitolo 6 ottobre 2017

La mattinata passò velocemente, a pranzo preparammo dei panini, Anna stava in continuazione a vedere il cellulare, e scriveva l’articolo.

Nel frattempo, avevo iscritto il nostro sito in diversi gruppi e anche sui vai social e stavo postando le foto:

- Ma perché non chiama?

Finalmente disse:

- Schiocca, non chiama perché a quest’ora non è ancora arrivato a Bristol.

- Ah ecco!

Arrivarono i tre della brigata, riportando l’elenco delle sedi dove avevano lasciato i volantini, e dalle prime impressioni, le persone sembravano sorprese e incuriosite. Andrea, specialmente , disse che in alcune scuole, avevano voluto avere maggiori informazioni e lui aveva dato il n. di telefono del locale.

Andai in cucina a preparare per la sera, avevamo avuto delle prenotazioni per un anniversario, quindi le ragazze prepararono la sala con un tavolo centrale, unendo i tavoli per arrivare a quaranta posti.

Era un anniversario di matrimonio, quarant’anni per l’esattezza, quindi mi immaginai un menu particolare, decisi di preparare dei cannelloni di carne con pasta fatta in casa con un ragù leggero, poi delle caserecce con sugo in bianco di salsiccia e funghi, per secondo trota salmonata al cartoccio e costolette di maiale alla brace con contorno di insalata e patatine, dolce tiramisù.

Andrea stavolta non riusciva a starmi dietro, perché a differenza di Richard, avevo l’abitudine di usare molte pentole, e nonostante la lavastoviglie industriale, doveva sopperire con un lavaggio manuale.

Si sentiva la mancanza in cucina di Richard, poi venne Anna che mi disse che aveva telefonato e stava per prendere il treno per Plymouth.

Finalmente sorrideva!

Per fortuna arrivarono altre tre telefonate, e quindi quella sera avremmo avuto molto da fare.

Tutto andò come un orologio, alla fine vollero che uscissi dalla cucina, per complimentarsi, e il festeggiato da parte mi disse:

- La ringrazio, forse è stata una delle poche volte, che ho mangiato di gusto e assaporato tutto.

- Grazie, ma vede il merito non è solo mio, ma di tutto lo staff, la cucina è come un orologio, se manca anche un piccolissimo ingranaggio, non funziona.

Alla fine del servizio, dopo aver ripulito tutto, accompagnai Anna a casa, in macchina arrivò il messaggio di Richard che era arrivato e aspettava una sua telefonata.

Contenta, ci salutammo.

Sapevo che non bastava decidere cosa fare, dovevo continuare a martellare messaggi sulla rete, postai le foto della serata, dopo aver chiesto l’autorizzazione ad utilizzarle.

Verso le due di notte, uno squillo:

- Rino sei tu.

Era Richard:

- Che è successo?

- Nulla, non ti preoccupare, una persona voleva salutarti.

- Rino.

Era Dan

- Ditemi capo.

- Non sono più il tuo capo a quanto ho sentito, mi dispiace, si sono comportati molto male.

Evidentemente Richard aveva raccontato tutto:

- Perché trattarmi così, non riesco ancora a dare una spiegazione.

- Non lo so, però questo comporta che ti dovrò venire a trovare in Italia.

Sorrisi, sapevo già, ma feci finta di nulla:

- Perché?

- Lo sai perfettamente, è inutile che fai il distratto.

- Sarà per me un onore, e un piacere.

Rise:

- Comunque tra qualche mese, lascerò il ristorante e ci risentiamo, ti telefono prima.

- Forse è meglio.

Stavolta fu lui:

- Perché?

- Non lo so se mi trovate ancora, fatevelo dire da Richard.

- Ok, buona notte.

- Buona notte.

Almeno lui non era stato un falso, e con questo andai a dormire.

La mattina dopo trovai un messaggio da Richard:

“Non ho potuto fare a meno di passartelo, appena sono arrivato a casa, il mio coinquilino lo aveva avvertito e mi ha voluto vedere. Era sinceramente dispiaciuto che io me ne andassi e che tu non eri tornato, allora ho raccontato l’accaduto, spero che non te la sia presa. Buonanotte”

Risposi:

“Stai tranquillo, oramai è una storia che passata”

Venne Anna a fare colazione e le raccontai tutto di Dan, lei invece mi raccontò della telefonata della notte precedente con Richard, le aveva detto che durante tutto il viaggio, voleva tornare indietro, perché non ce la faceva a stare senza di lei.

E gongolava!

Aveva inviato l’articolo a Paolo, il giornalista, le aveva fatto i complimenti e aveva detto che si sarebbe messo subito al lavoro.

Anna aveva appuntamento con la Direttrice della Scuola Elementare ed io andai al ristorante, mentre stavo dando da mangiare alle trote, squilla il cellulare:

- Pronto

- Pronto Signor Rino, sono Smith

Il Console inglese!

- Ditemi.

- Non sapevo che lei lavorava per mio cognato, e da questi ho saputo che era atteso e non è ancora tornato.

Il sangue mi affluì alla testa, cercai di calmarmi il più possibile, poi:

- Dove si trova signore.

- Come dove mi trovo, a Plymouth con mia figlia.

- No, le chiedevo fisicamente adesso.

Silenzio:

- Sulla terrazza della mia stanza.

- Bene, da solo?

- Si da solo, ma perché tutte queste domande?

- Perché vede, la scorsa settimana, ho avuto la stessa telefonata da sua figlia Helen, ma per un mero errore alla fine della telefonata lei non ha riattaccato e quindi sono venuto a sapere che per sua sorella io sono un lavapiatti,  e che  suo cognato, che aveva incitato sua figlia a chiamarmi, era preoccupato per il suo ristorante e anche se italiano ne aveva bisogno e Helen aveva avuto in regalo per questa telefonata un vestito per un incontro galante organizzato da sua zia in serata.

Silenzio

- Quindi se ha l’opportunità, può riferire a suo cognato, che sono orgogliosamente italiano e che se avessi accettato il suo incarico non era solo per lo stipendio, ma perché credevo di essere ben accetto, e per sua sorella, può chiarire che un lavapiatti e un gradino sotto ad uno chef, ma pur sempre una persona che lavora e che deve essere rispettata. Grazie.

Silenzio

- Ma io non credo…

- Lei può verificare, ora mi dispiace la devo lasciare, lei sarà sempre gradito nel nostro ristorante. Grazie.

E riattaccai!

Ero tutto un fremito, per fortuna che dietro di me c’era una panchina, mi accasciai e piansi!

Quando tornò Anna, le raccontai tutto, ma ancora non mi ero calmato del tutto, rimase senza parole.

Per distrarmi inizia a lavorare per la sera, e sul tardi pomeriggio, ricevetti questo messaggio:

“Sono costernato, mi dispiace!”

Era il Console Inglese.

Richard nel frattempo, fece una lunga telefonata con Anna, le disse alla fine di aver già prenotato l’aereo per l’indomani e che in serata sarebbe arrivato.

Vi lascio immaginare la felicità di Anna, su dieci parole, mi disse, sei erano d’amore per lei.

L’indomani, mentre stavo facendo la spesa, mi fermai all’edicola, poi al solito caffè, e trovai l’articolo di Anna che riportava le nostre iniziative e l’esortazione di Paolo, che con poche parole appropriate ci rese un bel servizio:

“Lanciare nuove proposte è come fare un salto nel buio, oggi la ristorazione langue per il mancato coraggio dei ristoratori. Quindi le iniziative del ristorante Al Pozzo meritano di essere riportate, al di la del risultato finale, perché denotano “forza e coraggio” che deriva dalla certezza della genuinità del loro prodotto finale, volano per far conoscere la gastronomia e il territorio in un’unica soluzione, mettendoci la faccia!”

Il proprietario del bar non volle essere pagato, disse che era un onore offrirmi la colazione e che presto sarebbe stato uno dei nostri clienti.

Tornai al ristorante e feci leggere il giornale ad Anna e agli altri, fu molto contenta, ma lo era ancor di più perche sapeva che nel pomeriggio inoltrato ritornava il “suo” Richard, e stava preparando una torta per il suo ritorno.

In mattinata vennero dei muratori che sezionarono una porta al pozzo tagliandone un pezzo e fissarono un passamano sui gradini per scendere agevolmente nella sala inferiore.

Quando terminarono, con Andrea, e l’aiuto di Irma e Angela che avevano ripulito il tutto, montammo dei tavoli aggiuntivi, per l’iniziativa del Fai da te.

 In questo modo avremmo utilizzato questo spazio morto e non avremmo modificato la sala superiore ogni volta.

Ogni postazione era dotata di un tavolo con l’aggiunta di un’isola orizzontale di circa due metri, con quattro taglieri, forno a microonde, lavandini portatili.

Centrale, quindi visibile da ogni tavolo, una postazione per lo Chef e l’aiuto, dove sarebbe stata illustrata la pietanza e il procedimento per effettuarla.

Anna verso le 18.00 parti per recuperare Richard e noi andammo a preparare per la sera.

Al suo ritorno, i due sembravano due sposini che stavano ritornando dal viaggio di nozze, erano talmente attaccati, che era difficile pure salutarli, tutti facemmo festa.

Quando scesero da sopra, dopo aver riposto i bagagli, facemmo trovare la torta della “sua” Anna e brindammo insieme al suo ritorno.

Era visibilmente emozionato, tanto da non riuscire a parlare:

- Descrivere la felicità che provo in questo momento, per me che sono di poche parole, è difficile. Vi basti sapere, che mai, mai un viaggio mi è parso così lungo, non vedevo l’ora di arrivare, grazie.

- Sei un testone, ma mi sei mancato amico mio.

Lo abbracciai, e gustammo la torta.

Mentre gli altri sparecchiavano, Richard ed io stavamo gustando un bicchierino di gin:

- Mister Steve mi ha detto di riferirti che era dispiaciuto, non voleva offenderti.

- Quando te l’ha detto?

- Stamattina, prima di partire quando sono andato a salutarlo.

- Ha aggiunto qualche altra cosa?

- Si, che sarebbe venuto qualche volta in Italia, e gli avrebbe fatto piacere scusarsi di persona.

Non credevo ad una sola parola, era stato rimproverato dal cognato e questo era solo per salvare la faccia.

- E’ storia passata, come stai?

- Una favola.

Disse guardando Anna che stava arrivando.

Li lascia soli, e tornai in cucina.

Arrivarono i clienti, e in cucina si riformò la coppia,volevo mandarlo a riposare, ma Richard fece finta di non sentire, stavamo preparando i filetti di trota nella salamandra, quando sentii un messaggio sul cellulare:

“ La sua richiesta è stata accettata, attendiamo entro tre giorni la conferma per l’incarico nella nostra Stazione Meteo in Groenlandia. La preghiamo di inviarci il  codice Iban della sua Banca. Grazie, auguri.”

 

Fine decimo capitolo



Articolo tratto da: Private Club Cucinafilm - www.cucinafilm.it - http://www.cucinafilm.it/public/
URL di riferimento: http://www.cucinafilm.it/public/index.php?mod=read&id=1506497590