Seconda parte - Terzo Romanzo di Araldo Gennaro


 

 "Vita reale” 

Undicesimo capitolo 8 ottobre 2017



 

 "Vita reale”

 

Undicesimo capitolo 8 ottobre 2017

Tre aerei, un elicottero e 22 ore di viaggio!

Furono sei mesi terribili, come terribile fu il momento di salutare i miei amici.

Avevo tre giorni per decidere, la prima sera quella del ritorno di Richard non me la sentii di rompere quella gioia per il suo ritorno.

Il giorno dopo, non mi veniva il coraggio, ma qualcuno si era accorto del mio stato di disagio, certo, non pensava a questo, ma mi scrutava, aveva capito che non ero come al solito.

Le iniziative iniziavano a dare i primi frutti, difatti per la settimana successiva, tranne che per il Fai da te, avevamo avuto due prenotazioni, una di una scolaresca per il martedì e cinque partecipanti al Corso di cucina, abbozzai delle linee guida, per i due eventi.

Illustrai ad Irma e Angela, la struttura dell’educazione alimentare per i piccoli del martedì con Anna e insieme a Richard, decidemmo il menu degustazione per i piccoli.

Stavo all’esterno del locale, su di un tavolo, a strutturare il Corso di cucina, ovvero a dare per grandi linee dei suggerimenti, che eccola, la piccola Anna, all’improvviso si materializzò con un vassoio con delle tazze di caffè:

- Ne vuoi una?

Mi guardava sospettosa, dissi di si, me la porse e contestualmente iniziò a dare un’occhiata agli appunti che stavo preparando:

- E’ per il Corso?

- Si, sono delle linee, poi Richard, potrebbe modificarlo.

- Dimmi una cosa?

Iniziai a preoccuparmi:

- Da ieri ti comporti in modo strano, ti ha dato fastidio il ritorno di Richard?

Ero sorpreso:

- Ma quanto mai, sono felice per lui, sono felice per te.

- E allora?

- Cosa?

- Hai illustrato a Irma e Angela come aiutarmi con la giornata delle scuole, adesso stai preparando le linee guida per Richard, e tu?

Domanda più che legittima, mi aveva incastrato:

- Perché, ci sta per lasciare!

Era Richard che era spuntato all’improvviso, ad Anna cadde la tazzina di caffè, prontamente recuperata da Richard:

- Come? Stai per lasciarci? E’ vero?

In quel momento volevo scomparire, non avrei mai voluto rispondere a quella domanda, ma bugie non ne potevo dire, già al mattino avevo avuto un diverbio con mia madre molto acceso, ero già sfinito:

- Si!

Di tutto mi sarei aspettato, giuro, ma quando Anna realizzò la cosa:

- Ma con quale coraggio te ne vai? Ecco non sai fare altro che fare quello che hai sempre fatto. Fuggire! L’hai fatto con me, tanti anni fa, l’hai fatto con tua madre andandone in Inghilterra, e ora? Lo stai facendo anche con noi!

Dimenava la testa e la braccia, non si riusciva a fermare, Richard cercò di calmarla, ma lei con una spinta l’allontanò:

- No Richard, questa è una cosa tra me e lui!

La capivo, era dispiaciuta e arrabbiata,ma non per quello che avevamo appena iniziato, ma al solo al pensiero che per l’ennesima volta, mi avrebbe perso, l’aveva fatta andare fuori di testa. Mi voleva bene, e tanto, come io ne volevo a lei, e in quel momento era come tra un fratello e una sorella, si litiga in modo feroce, vomitando anche quello che non si pensa, per  poi fare pace.

Feci l’unica cosa che mi sentivo di fare, l’abbracciai, anche se si svincolava, la strinsi forte, e quando finalmente pianse:

- Non sto scappando, sto cercando la mia strada! Tu hai avuto un grande fortuna, hai un ragazzo d’oro che ti adora, un lavoro che ami, un domani avrai una famiglia, ne sono certo. Ma io adesso non ho niente, tranne voi due e me stesso!

 Le mie parole colsero nel segno, fece segno di lasciarla, e si fiondò tra le braccia di Richard:

- Ma dove vai?

- Hanno accettato la mia candidatura, vado in Groenlandia per sei mesi, mi avevano mandato un messaggio al ritorno di Richard, ma non ho avuto e ne avevo il coraggio di dirlo.

- Oh Dio!

Era Anna

- Vedrai che sei mesi passano presto, lui non ci dimenticherà, anche se sono molto dispiaciuto per la sua partenza, lo capisco!

Era Richard che parlava ad Anna.

Inutile dire che per tutta la giornata non mi rivolse più la parola, lasciai Richard in cucina il pomeriggio per andare a preparare i bagagli, poi arrivai a salutare mia madre in città e al ritorno salii al Santuario a salutare Padre Alfonso.

Con il cuore stretto, scesi in serata al locale, non mi aspettavo nulla, ma in cuor mio pregavo che Anna mi avesse perdonato.

C’erano le luci accese, entrai, e non c’era nessuno, iniziai a preoccuparmi, almeno Irma o Angela dovevano essere all’ingresso, andai in cucina, nulla.

Ma dove sono finiti tutti?

Uscii di nuovo fuori, c’erano si delle auto, ma le persone?

Rientrai e iniziai ad alta voce a chiamarli, tutti, uno per uno, stavo per diventare paonazzo.

Poi, vidi che c’era la luce dal pozzo, ma non sentivo nulla, mi avvicinai e iniziai a scendere, e all’improvviso:

- Tanti auguri Rino da tutti noi!

Stavano tutti li, attorno ad un tavolo con una torta enorme e delle bottiglie di spumante, Paolo e la moglie, Francesco e Irene, Padre Alfonso, il mio amico Capitano dei carabinieri e la moglie, il Maggiore della Guardia di Finanza e il Sindaco e la mia brigata di sala e di cucina, Richard e

 …Anna che finalmente sorridendo venne verso di me:

- Non potevamo lasciarti andare, senza fare un brindisi di auguri per il tuo inizio in una terra lontana, anche se momentanea

Mi vennero le lacrime agli occhi, salutai personalmente ad uno ad uno, non me l’aspettavo, guardai Richard e lui sillabo:

“Ha organizzato tutto lei, la mia Anna”

Le andai vicino prendendola in braccio, poi le schioccai un bacio sulla fronte:

- Grazie.

Stava piangendo!

Ecco questo fu la mia partenza!

Durante il viaggio, vedevo e rivedevo il video che Andrea aveva fatto, poi, in una successione senza fiato, i vari trasferimenti, l’arrivo alla sede nella capitale, l’equipaggiamento che mi fu fornito, e l’arrivo a destinazione mi distrassero.

Il primo mese passò velocemente, c’era da organizzare la cucina, fornire tre volte al giorno, colazione, pranzo e cena per circa cinquanta persone.

Il clima, lasciamo stare, non potevo letteralmente uscire , bardato come l’omino dei pneumatici, nemmeno per dieci secondi all’esterno, che mi si gelava tutto, compreso le ciglia degli occhi.

I miei contatti con l’esterno, erano affidati al computer , e al cellulare, quando da me era notte, a casa era giorno, quindi raramente riuscivamo a scambiarci anche i messaggi.

Ogni mese festeggiavamo il “compimese”, mi mandavano una foto con un bignè con una candelina, che poi divennero due, e poi tre.

Una notte arrivò questo messaggio:

“Sei la seconda persona che lo viene a sapere, aspetto un bimbo”

Non potete immaginare la gioia che provai, tentai di telefonarla, ma nulla da fare:

“Sono felice per voi, mi mancate tanto, non vedo l’ora di vedere il tuo pancione”

In risposta:

“Sarò padre, è meraviglioso”

Poi:

“Anche a noi ci manchi, Richard mi ha chiesto di sposarlo e io ho accettato, ma aspetteremo te per fare il matrimonio e il battesimo nella stessa giornata, sarai tu il testimone di nozze per Richard e il padrino del bambino”

Non mi trattenni, ringraziai e piangendo mi addormentai.

Dopo tre mesi di zuppe e minestre, minestre e zuppe, chiesi al comandante della base di variare il menu, e finalmente iniziai a cucinare come volevo io, nel rispetto delle varie nazionalità.

Istituii la “Giornata della Nazione”, e ogni settimana, preparavo un menu, per una delle Nazioni dei ricercatori, idea che piacque a tutti.

Ognuno di noi aveva ha disposizione, un fine settimana da fare fuori in città, non ne avevo mai usufruito, poi al quarto mese tentai l’uscita, dopo feci croce nera, c’era un solo locale, dove si affollavano varie “donnine” che erano alla ricerca del “pollo” di turno da spellare, erano stupende, bellissime e fin troppo disponibili, ma da tenere lontano almeno un chilometro.

Le nostre iniziative dopo cinque mesi iniziavano a decollare a regime, quando potevano mi mandavano dei video, Anna mi raccontò che l’italiano di Richard era molto migliorato e che poi stranamente stavano arrivando molti stranieri, in particolar modo inglesi, che volevano partecipare.

Feci due più due, e pensai al Console inglese, gli mandai un messaggio:

“Grazie”

Passarono pochi secondi:

“Era il meno che potessi fare”

Inviai un messaggio ad Anna e Richard per far sapere la cosa, furono contenti.

Iniziò il sesto mese, quelli della brigata di sala mi raccontarono che in sala, spesso avevano ascoltato dei brani di discussione tra le persone, dispiaciute che a fine mese, avrebbero cambiato Chef. Pensai che era normale, certo non fa piacere a nessuno, dover modificare il tran tran quotidiano, ma un giorno fui chiamato dal Comandante della base, non me l’aspettavo, mi consegnò una proposta per iscritto da parte della Compagnia per rimanere altri sei mesi, aumentando anche il mensile attuale.

No, non potevo, avevo un matrimonio, un battesimo, una vita che dovevo iniziare nuova, no, non potevo!

Immediatamente, ringraziai il Comandante, dissi che ero onorato della loro proposta ma non potevo!

Raddoppiai i miei sforzi in cucina, per lasciare un buon ricordo.

Ma la sera quando mi rintanavo nella mia micro camera, mi assalivano i dubbi, tra poco sarò a casa, e ora?

Mancavano dieci giorni, i messaggi con i miei amici erano sempre più numerosi, ogni mese sentivo mia madre dalla stanza del Comandante con il telefono satellitare.

Quella giornata, stavo preparando un enorme Roast Beef con le patate, che stranamente, mi arrivò un messaggio sul cellulare, mai durante la giornata di lavoro avevo campo di ricezione:

“La Diocesi ha deciso di alienare il ristorante sopra al Santuario con un bando pubblico, ho pensato opportuno fartelo sapere, l’offerta scade tra cinque giorni”

Potenza dell’Altissimo!

Ecco, avevo la mia occasione!

Conoscevo quel ristorante come le mie tasche, avevo lavorato da ragazzo in sala, era gestito dai frati del Santuario, aveva di proprietà circa tre ettari di terreno intorno, tutto recintato con alberi di castagno enormi, non conoscevo i termini del bando, ma dovevo tentare.

Risposi al messaggio:

“Grazie, mandatemi il bando tramite email”

E inviai, avevo dubbi sulla sua riuscita, ma partì!

Era destino, pensai.

A fine servizio , non vedevo l’ora di aprire il computer, ed ecco puntuale la email, Padre Alfonso aveva scritto due righe:

“Prima l’hanno messo all’asta, poi per evitare che si deprezzasse troppo,  hanno fatto un bando pubblico, fammi sapere”

Lessi con avidità il bando, c’era da depositare 25.000 euro per l’offerta, poi l’invio della busta e allo scadere dei trenta giorni dalla fine del bando, l’apertura delle offerte e l’acquisizione che sarebbe stata effettuata anche se ci fosse stata una solo proposta.

Base del bando= euro 150.000!

Vista così, era una cifra enorme, ma per chi come me conosceva il locale e le attrezzature, la richiesta era più che onesta per il periodo.

Volevo condividere il mio pensiero con qualcuno, mandai un messaggio e una email ad Anna:

“Padre Alfonso mi ha mandato questo, voglio condividere con voi, sto pensando di partecipare, che ne pensate?”

Dopo poco:

“Sarà un onore per noi averti come concorrente nell’attività di ristorazione”

Era Anna e poi:

“ahahahahhahahahaahhahahahahahaah…che aspetti?”

E sia!

Tramite la banca inviai il deposito alla PEC della Diocesi , con la Firma autenticata, preparai l’offerta e sempre tramite PEC, l’inviai allo studio notarile, entrambe le procedure erano previste nel Bando.

Mi sentivo meglio, avevo preso una decisione , ora dovevo solo incrociare le dita e aspettare che la provvidenza mi aiutasse!

 

Fine undicesimo capitolo



Articolo tratto da: Private Club Cucinafilm - www.cucinafilm.it - http://www.cucinafilm.it/public/
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