Seconda parte - Terzo Romanzo di Araldo Gennaro


"Vita reale” 

Tredicesimo capitolo 10 ottobre 2017 



"Vita reale”

 

Tredicesimo capitolo

Mi risvegliai, in un autoambulanza, Sergio mi stava vicino:

- Come ti senti?

- La testa è un frullatore.

- E’ tutto finito, grazie alle tue indicazioni, siamo riusciti ad arrivare in tempo.  Un problema è stato trovare il camion, solo con l’aiuto del gps ci siamo riusciti.

- Li avete presi?

- Si, adesso  li stanno portando in caserma, c’è il Maggiore che sta aspettando per interrogarli, ora li raggiungo.

- Vai non ti preoccupare, fammi sapere i risultati.

- Non c’è problema, vuoi essere portato da qualche parte in particolare.

- Si, al ristorante..

Non avevo dubbi, sarei stato con amici.

- Va bene.

Il medico mi disse che potevo andare via, mi consigliò di tenere il ghiaccio sulla nuca ancora per un poco.

Un’ auto dei carabinieri mi portò al ristorante, entrai dall’uscita posteriore, e mi ritrovai in cucina:

- Rino, ma che ti hanno fatto?

Era Richard

- Ho un leggero mal di testa, ora ti racconto, Anna?

Mi fece sedere, mentre Andrea mi prendeva un bicchiere d’acqua:

- E’ in sala, la chiamo?

- No aspetta, fammi riprendere prima, non vorrei che le venisse un colpo a vedermi.

- Ahahahahahahah, anzi sarà contenta, in questi giorni mi ha ripetuto più volte, speriamo che tutto finisca bene.

Mia dolce amica:

- C’è molta gente in sala?

- No, oggi è la giornata libera dalle iniziative, c’è un gruppo per festeggiare una persona, siamo al dolce.

In quel momento, entrò Anna, immediatamente nascosi il ghiaccio:

- Sei tu!

E corse ad abbracciarmi, fu così violenta, che non potetti fare a meno di lanciare un piccolo urlo

- Ma che è successo?

- Scusami, ma qualcuno si è divertito a tramortirmi con una pistola .

Lei con le mani sondò e sentii le due protuberanze:

- Ma chi è stato?

Rimettendomi il ghiaccio, raccontai per sommi capi quello che era accaduto, fummo interrotti da Irma che venne per prendere i dolci, nel vedermi le cadde il vassoio:

- Tranquilla Irma tutto bene.

Dopo l’abbraccio, corse fuori e chiamò Angela, eccola qui tutta la brigata riunita come una volta, ma:

- Ragazze siamo in ritardo, dobbiamo portare la torta.

Richard, aveva ragione, il cliente non si deve abbandonare mai:

- Abbiamo un gruppo di Caserta, sono una trentina, festeggiano una loro amica che come Preside, da domani è in servizio qui in città, una bella ragazza, solo che…

Era Anna

- Ha uno sguardo triste, è molto magra, ha mangiato come un uccellino.

- No, non è possibile!

Mi alzai di scatto, tanto che Anna si preoccupò:

- Cosa non è possibile?

Me la descrivi:

- Alta come te, capelli lunghi biondi, occhi celesti, veste in modo particolare, anzi molto particolare.

- Richard, dov’è la torta?

- Sta sul carrello, avevo pensato di uscire e Anna avrebbe fatto partire la musica di “tanti auguri”, ma perché?

Ero eccitato, non sentivo più dolore, andai nello sgabuzzino e mi cambiai, mi misi la mia divisa da Chef e ritornai:

- Ma Rino che vuoi fare?

- Anna hai visto i miei appunti?

- Si

- Parlano di una ragazza

- Si

- Se non mi sbaglio, e lei la ragazza che sta di la, quella del romanzo che sto scrivendo, se permettete vado io in sala.

Richard e Anna si guardarono divertiti:

- E sia!

Era il momento!

Sentivo che era lei, non chiedetemi il perché, il cuore batteva a mille, poi mi diedi una calmata, se non fosse lei?  

La delusione sarebbe stata grande!

Il carrello era pronto, io no!

Le ragazze aprirono le porte, la luce nella sala  mi abbagliò la vista, le luci o l’emozione che avevo dentro, non lo so!

Entrai, e vidi in sala un tavolo in orizzontale, al centro di spalle, notai una camicetta a fiori, bianca immacolata, Angela e Irma mi guidavano, all’improvviso tutti videro la torta, Anna misi la musica e nel momento in cui tutti iniziavano a cantare, finalmente lei si accorse che qualcosa stava arrivando alle sue spalle, si girò.

Inciampai, per poco non caddi sulla torta,

era lei!

 Vedendomi, lo stupore stampato sulla faccia di entrambi, eravamo ipnotizzati, stavamo l’uno di fronte all’altro, non sentivamo nulla, i canti , le grida, eravamo solo noi, uno Chef e una ragazza.

All’improvviso si afflosciò, feci appena in tempo ad afferrarla al volo, impedendole di cadere, gli altri gridarono, non sapendo cosa fare, poi in un lampo, la portai sopra nella stanzetta.

Anna mi segui, l’adagiai sul letto, con l’aiuto di una boccetta di profumo, apri gli occhi:

- Ma tu sei?

- Rino, e tu?

Con una voce flebile, ma sicura:

- Iris!

Anna scese per tranquillizzare gli amici, fece servire il dolce e disse che tra poco la loro amica sarebbe scesa, si scusava ma aveva avuto un capogiro  per l’emozione  della torta.

Aveva detto bugie, ma era riuscita a tranquillizzarli.  

- Iris, che bel nome.

- Scusami, non so che cosa mi abbia preso.

La guardai sorridendo:

- Chissà? Forse vedere una torta ti ha fatto questo effetto, forse vedere uno Chef che la portava ti ha fatto effetto o forse perché aspettavi qualcuno e ti ha fatto effetto.

Lei, stavolta sorrise, si raddrizzò sul letto, impacciata:

- O forse, vedere una persona che mai ti saresti aspettata di incontrare, in un posto così lontano da casa, con una divisa da Chef e una torta per te, mi ha fatto effetto!

- E che hai incontrato poche volte, e di sfuggita. Finalmente ci incontriamo.

Arrossi tanto, poi con un sospiro:

- Certo mi sarei aspettata di incontrarti in altro modo, non su un letto svenuta.

- Anch’io, ma ti posso assicurare, che nonostante lo spavento iniziale è stato molto dolce averti in braccio.

Si coprì la faccia con tutte e due le mani e scoppiammo a ridere.

- Avremo tempo di parlare, ora hai delle persone che ti aspettano, te la senti?

Come se si fosse risvegliata da un sogno:

- Oh Dio, è vero, i miei colleghi!

L’aiutai ad alzarsi, poi la presi sottobraccio, e iniziammo a scendere, era raggiante.

Arrivata giù, lei ringraziò tutti, cercavo di lasciarle la mano che mi teneva stretto, ma non lo permise:

- Scusatemi, è stato un malessere passeggero, vorrei presentarvi una persona che mai avrei immaginato di trovare qui, vi presento Rino un amico di lunga data.

Un’amica di fianco sussurrò non tanto a bassa voce:

- Altro che amico, direi qualcosa di più, non ti ho mai visto così raggiante.

Rise e tutti fecero un applauso.

Anna era contenta,  fece portare i liquori e io e lei uscimmo fuori.

Era una di quelle sere che il Cielo ti fa innamorare, centinaia di stelle che brillavano, lo stagno sembrava uno specchio con la Luna che lo baciava, eravamo in silenzio, nessuno prendeva l’iniziativa, ci sedemmo su una panchina:

- Allora?

Ridemmo, la stessa cosa nel medesimo istante:

- Da dove vogliamo iniziare?

- Fai tu!

- Allora quando ti ho vista l’ultima volta, ho avuto l’impressione che volevi dirmi qualcosa.

Lei sorrise:

- E’ vero!

- Allora?

- Volevo dirti, ben tornato.

Come ben tornato? Allora sapeva?:

- Sapevo che eri in Inghilterra, che il tuo lavoro da Chef andava bene, che molto probabilmente saresti rimasto là e mi sorpresi quella mattina quando ti vidi, nonostante l’aumento dei capelli sale e pepe e la barba che prima non avevi.

Ma come cavolo?:

- Ma…

- Tua Madre! Proprio lei che mi ha indirizzato a questo ristorante, l’altro giorno dal parrucchiere, ci trovammo a parlare, e quando seppe che avevo vinto un concorso in questa zona, immediatamente mi disse che conosceva un buon ristorante e mi diede l’indirizzo. Ora ho capito perchè!

Santa madre, sapeva tutto e non mi aveva detto nulla.

- Ah mia madre!

Rise:

Stavolta le presi le mani:

- Finalmente sono calde, non come quella volta in chiesa così fredda.

Sorpresa:

- Te lo ricordi ancora?

- E’ stata l’unica volta che ci siamo sfiorati, non la volevo lasciare la mano.

- Me ne accorsi, e pensai, ma guarda questo, poi

- Poi?

- Ti guardai negli occhi, e mi persi.

- Per poco!

Sorridemmo:

- Hai avuto più coraggio di me, ti sei informata, io invece ho fantasticato su di te.

Stupita:

- Cosa?

- Non mi guardare in quel senso, anzi forse anche in quello, ma…

Stavolta l’avevo fatta grossa, fece finta di arrabbiarsi:

- Non voglio sapere altro!

Si era ritratta, mi avvicinai:

- Capelli biondi, occhi celesti con un neo sotto l’orecchio sinistro, ho scritto un romanzo che parla di te!

Gli occhi spalancati, la bocca aperta, l’unica mano libera sulla mia bocca:

- Che cosa?

Ma l’incantesimo era destinato a finire per quella sera, gli amici stavano uscendo e la chiamavano a gran voce, lei si alzò:

- Devo andare adesso!

Non volevo lasciarla, e nemmeno lei voleva andarsene, lo sentivo:

- E ora?

Aveva gli occhi lucidi, si anche lei non voleva andare:

- Domani, vengo a prendere servizio alla Scuola in città, se vuoi, se puoi, ci vediamo all’uscita?

Gli amici chiamavano:

- A domani allora?

L’abbracciai, non si ritrasse

- A domani!

E andò via.

Ero al settimo cielo, potevo solo immaginare in quel momento il putiferio in quell’auto e le domande che avrebbe fatto, ma non aveva importanza.

Tornai alla panchina, in quel momento tutto mi potevano fare, uccidermi, sfasciarmi la testa, non mi ricordavo più nulla, quello che solo poche ore prima mi era successo, era svanito, il nulla.

Potere dell’Amore?

Non facevo altro che pensare a lei:

- Sei sicuro che quei colpi non ti hanno leso il cervello?

Era Richard:

- No, caro amico, non me ricordo nemmeno.

- Se sapessi dopo la vostra uscita cosa dicevano al tavolo, tutti nessuno escluso, non avevano mai visto Iris in quel modo, la sua più cara amica che era di fianco, rodeva, poi si era arresa.

- Ahahahahahahaahha, lasciateli fare, domani vi racconterò tutto, ora lasciatemi qui.

Erano sorpresi:

- Come, lasciarti qui!

- Si, non voglio altro, stasera dormirò sopra, poi domani

- Domani?

Era Anna

- La rivedrò!

Anna era divertita:

- Eh no caro fratello, non in queste condizioni, sei vestito da Chef, i tuoi vestiti dentro sono in lavatrice, ti riportiamo a casa, farai una bellissima dormita e domani ti prepari di tutto punto e la vedrai.

- Ma io…

- Non protestare che ti do una cosa.

- Cosa?

- Andiamo in macchina.

Mi presero per le braccia, e andammo in auto e lei mi passò un bigliettino

“Iris …….331 45…………”

Diavolo di una sorella, le diedi un bacio in fronte.

Mentre mi stavano accompagnando, mi arrivò un messaggio:

“Tutto bene, hanno confessato, la nostra Compagnia a Palermo sta eseguendo degli arresti, domani ti farò sapere”

E anche questa era fatta!

 

Fine tredicesimo capitolo



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