Araldo Gennaro - "Il coraggio e la paura"


 

Quinta parte - 14 dicembre 2017



 

Il coraggio e la paura - quinta parte - 14 dicembre 2017

caparco.g@tiscali.it

- Fermo restando che non posso rispondere ad una domanda così diretta, perché per una cosa in particolare non ho ancora elementi a mia conoscenza – e guardai Rosa, lei capì e abbasso la testa – poi rivolto agli altri – ma in generale so bene cosa desidero, lavoro, amore, famiglia e figli.

Maria

- Ma sei ancora giovane, avrai tempo.

- No Maria, è vero sono giovane ma è proprio quello che voglio, desidero avere una stabilità che si fondi su questi quattro cardini, una compagna per la vita e avere presto dei bambini, non chiedo altro.

Erano stupiti per la fermezza, poi le sorelle con Suor Agi, salirono sopra, pagai Chan, che non se l’aspettava, Marta finalmente sorridente finito il lavoro si avvicinò a Rosa,

- Che ne dici se ti accompagno a casa?

Vidi Rosa titubante, ma era giusto così, si erano appena ritrovate

- Vai con lei Rosa, avrete tante cose da dirvi.

- Ma…

L’abbracciai e poi in un orecchio “avremo tanto tempo per parlare noi due”, rispose all’abbraccio e insieme sparirono.

Sapevo che sopra ero atteso, difatti quando arrivai, Suor Agi era andata a riposare, e loro due le sorelle stavano chiacchierando e mi aspettavano, ne ero certo.

- Non vedevo l’ora di rivederti

- Anch’io Madre.

- Allora, ho saputo che rimarrai qui, mia sorella ha deciso.

- Si, e ne sono contento, Rodolfo ieri mi ha ripetuto che tra tre giorni ci saluterà.

Vidi che solo a nominarlo, la Madre ebbe un sussulto, ma non disse nulla, fu Maria che per farla riprendere

- Ho visto come ti guardava Rosa.

Me l’aspettavo

- E’ ancora presto, ci siamo visti poche volte, ma deve essere una brava ragazza.

Suor Matilde si era ripresa

- Lo è, ma stai attento a non illuderla.

- Non lo farò mai, e poi non so nemmeno se è impegnata o meno, vedremo, per il momento vorrei incrementare il lavoro.

Si fecero attente

- E come?

- Vedi Maria, volevo parlarne e mi fa piacere farlo adesso che c’è anche Suor Matilde, in queste settimane mi sono accorto che abbiamo una clientela fissa e abitudinaria, il nostro standard è piuttosto alto, certo offriamo qualità e quantità, ma non riusciamo a coprire la fascia giovanile,  vorrei puntare anche a quella.

Stava pensando

- Perché quella è la fascia che può far aumentare il fatturato e fidelizzare le persone.

- Esatto!

Era Suor Matilde

- Perché non vieni al convento a fare il direttore amministrativo, sono certa che con le tue idee, potremmo avere uno sviluppo.

- Non so se è una provocazione sorella mia, ma spero che sia solo una battuta.

Suor Matilde rise di gusto

- Un poco si e un poco no.

Ero divertito

- Vi ringrazio Madre, ma io non mollo Maria.

- Grazie.

- E’ ora di andare a letto, e sono curiosa di sapere come vorresti procedere e quando.

- Non vi preoccupate Madre non appena sarò pronto, vi terrò al corrente, siete stata proprio voi che mi avete aiutato e io queste cose non le dimentico.

Andammo tutti a letto.

Passarono dei giorni e Rodolfo non volle una festa d’addio,  la stavo preparando, ma fui chiamato da Maria che aveva intuito e mi disse di lasciar perdere, fu una cena tra di noi, volle per l’ultima volta cucinare dove per venti anni aveva servito fedelmente la Signora e così si congedò da tutti noi, in quell’occasione ci avvertì che stava partendo per Cagliari, dove viveva la figlia e il nipotino.

Maria era triste quella sera, mi disse che con lui era andato via anche l’ultimo brandello di storia da quando era nata la trattoria, dovevo scuoterla

- Da domani prendo le redini della cucina, sono stato fortunato e in questi giorni ho elaborato qualche idea, vorrei proportela.

Si fece subito attenta

- Ho elaborato due menu settimanali, uno classico che risponderà fedelmente la nostra immagine come è oggi e l’altro diretto ai più giovani, due giorni a settimana li dedicheremo a loro, saranno delle degustazioni, con la possibilità di ascoltare musica, proiezioni di film d’autore con cineforum, presentazioni di un libro, ad un prezzo contenuto.

- E poi?

Sempre più interessata

- Una settimana al mese, dedicheremo per ogni regione italiana, un menu con le ricette regionali, che ne pensi?

Stava pensando

- Ma dove li metteremo, le idee sono belle e mi piacciono ma lo spazio tu lo conosci, vada per il costo contenuto per i giovani, ma hai pensato ai posti.

- Si

- E allora?

- Vorrei utilizzare il giardino, andiamo verso la bella stagione, lo ripuliremo e l’attrezzeremo, così si sta all’aria aperta e sicura, godendosi la serata, se ci sarà risposta come penso, potremo aprire anche a pranzo, con due servizi al giorno.

L’idea le piaceva, lo vedevo

- E quando pensi di iniziare?

- Se mi dai il permesso, inizierò a lavorare da domani mattina.

Sorpresa

- Sul serio?

- Si!

- Sono d’accordo su tutto, fai quello che devi fare, che gioia finalmente la freschezza in casa nostra.

E mi chiamò per abbracciarla

- Devo telefonare a Matilde, subito.

Mentre lei telefonava, mi sedetti alla scrivania e iniziai a elaborare una linea da seguire prima di promuovere le iniziative, ero contento, ma avrei voluto condividere con qualcuno, ovvero con una persona Rosa, ma non la vedevo e ne la sentivo da diversi giorni, chiesi a Marta di invitarla alla festa privata di Rodolfo, ma mi disse che era in servizio e non poteva.

Poi capìì!!

Erano passati cinque giorni da quella sera, con Chan avevo acquistato tutto il necessario per mettere in pratica il nuovo corso, ma tutto crollò come un castello di sabbia, travolto dalle onde del mare.

Una mattina vennero i vigili sanitari a controllare la mia autorizzazione sanitaria, ero certo che valesse per tre anni, ma non fu così, perché ogni regione fa le leggi ad uso e consumo proprio, ed io d’un tratto mi trovai a non poter esercitare perchè non avevo fatto il corso di aggiornamento. Mi recai al comune per parlare con il sindaco, ma non ebbi udienza, telefonai all’Asl dove avevo preso l’autorizzazione in altra regione e mi dissero che purtroppo la legge dava questa opportunità.

Morale della favola, non potevo stare in cucina, se l’avessi fatto, avrei messo a repentaglio l’autorizzazione della trattoria di Maria con relativa chiusura, Maria non riusciva a darsi spiegazioni, pur facendo diverse telefonate, non riusciva a risolvere il problema. Cercai di contattare Rosa, per intercedere con il padre, con una delega provvisoria, ma non ci riuscii, mi misi alla ricerca dei corsi di aggiornamento in quella regione, ma ne svolgevano solo due volte l’anno, e a gennaio avevano già fatto la prima sessione, chiesi a Marta di contattare Rosa

- Allora?

- Nulla da fare, non mi risponde.

Ma la vedevo, sfuggiva il mio sguardo

- Marta dimmi la verità, anche se può farmi male

Non voleva, poi

- Il padre le ha vietato di vederti! E’ risultata vincitrice di un Master di Emergenza Sanitaria a cura del Ministero della Salute, un’occasione unica e lei era stata iscritta dal padre senza che lo sapesse, e ora si trova a Roma. Mi ha raccontato che aveva detto solo a sua madre quello che era capitato quella sera quando avevamo fatto pace e si fece scappare che provava interesse verso di te.

Ora avevo capito tutto!

Tramite la Asl di Treviso venni a sapere che alla fine del mese di marzo, c’era una sessione d’esame per l’aggiornamento, controllai che era valida pure in Emilia Romagna e mi iscrissi, nel frattempo tramite un’agenzia di Bologna trovammo un cuoco che accettò un contratto di somministrazione di lavoro per trenta giorni rinnovabile.

Ero rabbioso, e non volevo crederci, scaricai la mia rabbia lavorando tutti i giorni nel giardino, non chiamando nessuno, nemmeno Chan che stava in cucina con il nuovo cuoco, Suor Matilde cercò di calmarmi, le promisi di si, ma dentro no, non ero per nulla tranquillo.

Cosa avevo che non andava?Perché il mio lavoro non era onesto? O perché sua figlia era medico e io no? E lei, è vero che non c’era ancora nulla, ma perché non dirmi che andava via?

Dalle stelle alle stalle!

Maria mi cucinava e sopportava i miei silenzi, sempre più lunghi, aveva tentato con le parole di tranquillizzarmi ma non c’era riuscita, arrivavo a sera che ero distrutto mentalmente e fisicamente, mangiavo e andavo a dormire, per svegliarmi all’alba e già scendevo a lavorare.

Si era sparsa la voce in città, non ero stato certo io a dirlo, che ero un abusivo in cucina, e questa fu un’altra cosa che mi fece imbestialire.

Finalmente arrivò la data, per fortuna era di un solo giorno, mattina e sera, tre ore e tre ore, attendemmo la sera per i risultati, bocciato!

Inutile dire che dopo il primo momento di rabbia, chiesi e ottenni in risposta alle mie rimostranze, che non avendo fatto il Corso per la Somministrazione degli alimenti, nella loro sede, non consideravano “completa” la mia preparazione per l’aggiornamento, e con me, altri dieci furono bocciati.

Eravamo al ridicolo, tornai a casa e raccontai tutto, Maria prudentemente mi ascoltò senza commentare, aveva notato lo stato di prostrazione in cui mi trovavo, quella notte non dormii neanche un secondo.

E ora? Cosa faccio?

Fui assalito da una forma strana di disagio, l’apatia, in effetti non mi interessava più nulla, il giardino era pronto, andai al solito bar, il barista intuì che qualcosa non andava ma non fece domande, mi portò un cappuccino con una ciambella, non presi ne l’uno , ne l’altro, stavo guardando fuori, cosa, non lo sapevo nemmeno io.

Erano passate quattro ore che stavo lì seduto, mi sentii chiamare

- Dino?

Mi girai era Marta con il suo compagno, non risposi, vennero al tavolo

- Ho saputo da nonna, mi dispiace.

Notò che non avevo nessuna espressione quando le dissi

- Grazie.

Volevano scuotermi

- Non puoi mollare così!

Mi risvegliai

- Marta io non mollo, ma puoi renderti conto della situazione, per poter stare in cucina dovrei licenziare Chan e non lo farò mai, ho telefonato stamattina all’ASL dove ho fatto il Corso e mi hanno detto che per l’aggiornamento devo attendere luglio, ho chiesto se lo avessi fatto online, mi hanno risposto che non era valido. Non posso e non voglio caricare tua nonna anche del sottoscritto, e tutto questo per non avermi concesso una proroga per sei mesi, e per chi? Per una ragazza che nemmeno conoscevo, si mi aveva colpito, ma mai mi sarei aspettato che tutto si ritorcesse contro di me.

Fui un fiume in piena di parole, dette a bassa voce per non farmi sentire dagli altri avventori del bar, alla fine Marta faceva solo si con la testa, approvava tutto quello che avevo detto, mentre il suo compagno aveva una faccia incredula nel sentire la mia confessione.

- Ecco, vedi? Questo è tutto!

Fu a quel punto che Matteo, così si chiamava il compagno di Marta, intervenne

- Perché non ti prendi la patente per autoambulanza nel frattempo.

Lo guardai, come se lo avessi visto per la prima volta

- Che dici?

Era Marta

- Si, devi attendere questi quattro mesi, se non hai altre prospettive, se desideri rimanere qui, se non vuoi essere di peso, potresti fare questo, in una settimana si può fare, gli esami sono alla scuola di guida e poi

- E poi?

Dissi io

- E poi, tramite l’agenzia interinale che ci procura gli autisti, potresti proporti, so per certo che ne abbiamo bisogno e non li troviamo.

Non era il momento di pensare troppo, Marta mi guardava, Matteo pure, mi alzai

- Andiamo, dimmi cosa devo fare.

Furono contenti, uscimmo e mi accompagnarono alla Scuola Guida.

Fu una settimana di fuoco, tra teoria e pratica, Maria era contenta per la mia decisione e poi anche Suor Matilde mi telefonò per spronarmi,  incrociai un giorno Chan che stava tornando dal mercato

- Grazie

- E di che?

- Marta me l’ha detto.

Perché l’hai fatto Marta?

- Non ti avrei mai licenziato, noi torneremo insieme te lo prometto.

- Grazie, vi aspetterò!

Ci abbracciammo e di corsa andai a fare guida sul circuito, gli esami furono svolti il venerdì, mi classificai primo, il sabato mattina con Matteo ci recammo all’Agenzia interinale, fui assunto con un contratto di somministrazione di lavoro, il mio primo turno all’ospedale previsto per quella domenica mattina, dalle 7.00 alle 19.00.

Alle cinque già ero pronto, l’ospedale non era troppo distante e mi avviai a piedi, per le 6.00 presi in carico l’autoambulanza, feci tutti i riscontri previsti dal protocollo, alle 7.01 la prima chiamata, a dieci chilometri di distanza, una donna che aspettava un bambino, la squadra era composta da due infermieri e da un medico, ma non era sempre la stessa, mi dovevo abituare, io ero che guidavo, e quello e solo quello era il mio compito, arrivare per tempo e nel caso per tempo tornare in ospedale.

Dopo un mese tutti quelli che trattavano il pronto soccorso, sapevano tutto di me, io non avevo detto una parola, furono i commercianti del mercato e quelli della merceria che raccontarono quello che ero stato e quello che mi era capitato.

Del passato recente, il pensiero del sindaco e di sua figlia Rosa erano quelli che facevano più male, con il mio primo stipendio pretesi di pagare l’uso della stanza a Maria, non voleva, e non voleva, ma lo feci lo stesso, 250 euro, li misi in una busta “Fitto stanza mese di aprile” e gliela diedi, così come i mesi successivi.

Parlavo molto poco e poi con l’equipaggio sempre o quasi sempre differente, scambiavo solo parole per l’incarico, in definitiva non avevo fatto nuove amicizie, ma tra loro si parlavano e sapevo da qualche frase colta al volo che mi stimavano, per la precisione e la bravura nel condurre l’autoambulanza.

Due mesi dopo, quella notte, eravamo in servizio tre ambulanze, noi autisti eravamo in attesa fuori al pronto soccorso per rispondere ad eventuali chiamate di soccorso, all’improvviso vedemmo un equipaggio che usciva di corsa, il primo autista fece per portarsi in cabina guida, ma una voce, che non dimenticherò mai

- Dino, ci sei tu, andiamo!

Saltai al posto di guida, l’equipaggio a bordo, mi girai verso il medico, e mi accorsi che era il primario di cardiologia

- Direzione

- Autostrada per Bologna

Via radio, indicai la direzione e partii

- Presto Dino, fai presto.

Ero sorpreso, ma l’autoambulanza andava in città, non potevo forzare

- Presto

Non me lo feci ripetere, la sirena era già in funzione, misi anche quella supplementare per i casi urgenti, chiunque sentendo la combinazione, aveva l’obbligo di fermarsi sulla mia traiettoria, in pochi minuti arrivai al casello lo imboccai un secondo dopo che la sbarra si fosse alzata

- Km. 256,38

Nonostante la velocità, programmai il navigatore,

- Tempo stimato, sette minuti

- Non basta, accelera!

Era una procedura standard, stavo andando, ma non ci pensai due volte

- Mantenetevi

Era di sabato sera, e a quell’ora c’erano molte auto che stavano tornando dalle discoteche della provincia, iniziai a fare uno slalom tra le auto, che pur notando un’autoambulanza non si spostavano, poi lo vidi, era un incidente

Fatto, quattro minuti, comunicai alla centrale, l’operatore

- Impossibile!

L’equipaggio saltò giù dall’autoambulanza, erano coinvolte quattro auto, ma una in particolare, si trovava sotto al mucchio, mi comunicarono che i vigili del fuoco stavano per arrivare, presi la radio portatile e scesi anch’io, in questo caso la procedura lo permetteva, raggiunsi il medico, l’auto nell’impatto si era capovolta, ma i finestrini erano integri, si intravedevano un uomo che cercava di battere sui finestrini, poi dall’altro lato una donna in avanzato stato di gravidanza in stato confusionale ma vigile e dietro una bambina che non si muoveva.

- Ma quando arrivano i vigili del fuoco?

Era il primario, gli altri infermieri stavano medicando delle persone a bordo strada sul guardrail

- Così non possiamo fare nulla, povera piccola.

Intuii che era la bambina che aveva dei problemi, tornai indietro, presi l’ascia che si trovava nell’autoambulanza per rompere i vetri in caso di un nostro incidente, tornai all’auto, mi vide

- Cosa vuoi fare Dino?

Non risposi, vidi la bambina che stava per scivolare dai sedili posteriori, con tutta la mia forza, stavolta aiutato dal primario che forse aveva capito, la feci scivolare, poi assestai un colpo con la punta dell’ascia al deflettore posteriore, avendo l’accortezza di farlo di lato, in modo che il vetro sbriciolandosi non fosse tutto penetrato nell’abitacolo, lo frantumai, inserii il braccio e liberai la sicura, aprii la porta, il medico si fiondò dentro, per fuoriuscirne dopo un secondo

- Respira, portiamola in ospedale

In quel momento stavano per arrivare i vigili del fuoco e altre ambulanze, entrai e la presi in braccio poteva avere sette anni, arrivai all’ingresso del portellone posteriore, c’era un infermiere che l’appoggiò sulla lettiga, medico a bordo, chiusura, ero già partito.

Con il navigatore, vidi che l’uscita del casello era a sette chilometri, e da li sarei dovuto rientrare per raggiungere l’ospedale che comunque restava il più vicino, l’autoambulanza filava a tutta velocità, sempre dal navigatore notai che c’era una strada interna che tagliava di diversi chilometri per Budrio, decisi di prendere quella quando il primario urlò

- La stiamo perdendo, Dino, fa qualcosa!

Avvertii via radio la strada che stavo per prendere, sentii un urlo

- La bonifica, oh Dio.

Si l’avevo già imboccata, era una strada che passava tra due canali, stretta che non potevano entrare due auto, filavo ad oltre duecento chilometri all’ora, e avevo un canale a destra ed uno a sinistra colmo d’acqua, era un azzardo, lo so, ma avevo pensato che a quell’ora di notte non ci fossero contadini

- Avverti di preparare la sala operatoria cardiologica.

Lo feci, altri due minuti ero in arrivo, fui fortunato, imboccai la rampa, e poi…

E poi!

E poi c’è l’attesa, dieci minuti dopo arrivarono le altre ambulanze, compresi l’uomo e la donna, che erano in stato di shock, ma non feriti, chiesero della bambina, il responsabile del pronto soccorso mi mandò a chiamare, ma non potetti andare per un’altra emergenza, e così di seguito per altre due ore, poi mi presentai, lasciò la porta aperta, lo fece di proposito, iniziò ad urlare, che il mio comportamento non era stato consono al protocollo che avrebbe preso dei provvedimenti, ascoltavo e non parlavo, era inutile, era in uno stato di agitazione che qualunque, cosa facessi, era inopportuna, tutto fin quando, entrò il primario

 

- Zitto, devi stare zitto!



Articolo tratto da: Private Club Cucinafilm - www.cucinafilm.it - http://www.cucinafilm.it/public/
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