Araldo Gennaro - "Il coraggio e la paura"


 

Settima parte - 16 dicembre 2017



 

Il coraggio e la paura - settima parte - 16 dicembre 2017

caparco.g@tiscali.it 

-      Spaghetti co a muddica

-      Sarde con cipollata

-      Baccalà a’ ghiotta

-      Granita siciliana al limone

Avevamo acquistato anche una lavagna con il treppiedi, e con il gessetto scrivemmo il menu, e lo esponemmo fuori al locale.

Giocavo in casa, perché quel maresciallo che sotto il servizio militare mi aveva insegnato a cucinare, era siciliano, e quindi quando mi faceva preparare da solo in cucina delle pietanze, mi fece iniziare con delle ricette  siciliane e diceva “se piacerà a me sai cucinare”.

Nella pausa facemmo uno spuntino e poi continuammo, iniziavano ad arrivare le prenotazioni, avevamo sette tavoli su sedici prenotati, Chan rispondeva al l telefono, mentre stavo preparando il baccalà

-      Signor Dino, c’è una richiesta di cena d’asporto

Come d’asporto? Chan mi passò il telefono portatile

-      Cosa desiderano?

Una voce di donna, piuttosto giovane e gentile

-      Mio padre ha saputo della vostra iniziativa e del vostro menu e desidererebbe assaggiarlo.

-      Sono lusingato, ma non è possibile

Sentii un sospiro, era dispiaciuta

-Non è per un capriccio, ma le pietanze vengono preparate al momento, non penso che avrebbero lo stesso sapore trasportandole.

- Se non è possibile!

Non ero per nulla contento

-      Posso sapere perché suo padre non può venire qui al locale?

 

-      Vede, momentaneamente è impossibilitato a venire di persona, perché allettato.

Non ci pensai due volte, immediatamente

-      A che ora cena vostro padre?

Silenzio

-E per quante persone?

Silenzio

-      Solitamente, alle 20.30 – 21.00, siamo otto persone, ma perché?

Era incuriosita

-      Posso usare la vostra cucina?

-      Si, certo, ma perché?

La voce stavolta era diversa, allegra, forse aveva intuito

-      Dica a suo padre che verrò personalmente con un mio aiutante a preparagli le pietanze.

L’avevo colpita, era in silenzio

-      Vorrei avvertire mio padre, se non le dispiace la ritelefono più tardi, noi siamo a Minerbio, a Villa LaRosa, dal cognome della nostra famiglia.

-      Questo è il numero del mio cellulare, aspetterò sue notizie.

Avevo appena terminato la comunicazione che entrò Maria con la sedia a rotelle

-      Ma che profumi, si avvertono dall’ingresso e nella sala.

La guardai, contento che fosse scesa un poco prima

-      Grazie Maria, sono i profumi del mare della Sicilia, sai abbiamo ricevuto una telefonata.

E le raccontai tutto, ascoltò con molto interesse, poi quando sentì chi era l’interlocutore fece un balzo dalla sedia

-      Giovanni  La Rosa, certo che lo conosco, è una delle persone più influenti nella ristorazione nella nostra area, ha un grande ristorante a Bologna, trenta giorni fa ha avuto un attacco cardiaco, mi meraviglio molto della sua telefonata.

Stavolta ero io che ero curioso, ma poi

-      Ho dato la mia disponibilità, non conoscendo la persona, ne la sua storia, cosa mi consigli di fare?

Mi guardò amorevolmente

-      Hai fatto benissimo a dare la tua disponibilità, e penso che sia opportuno che tu mantenga la parola, se dicono di si.

Ero più tranquillo, ora dovevo continuare, stavano per arrivare gli ospiti, per maggior sicurezza misi da parte gli ingredienti che mi potevano servire.

Quella sera la nostra trattoria, divenne una trattoria siciliana, la maggior parte delle persone che avevano prenotato, erano siciliani emigrati qui negli anni ’40, avevo appena inviato in sala le sarde con cipollata, che Marta mi portò il mio cellulare

-      Dino

 

Feci attendere qualche minuto, per finire di guarnire i piatti

 

-      Chiedo scusa, ma stavo inviando il secondo a tavola.

Mi sembrò di sentire una risatina, ma non ci feci molto caso

-      Mio padre è onorato della vostra proposta, è accetta!

-      Bene, allora arriviamo per le 20.00, a più tardi.

 

Continuammo il servizio, all’arrivo del Baccalà a’ ghiotta, fu un tripudio, Maria mi raggiunse in cucina

-      Non si trattengono, sono stupiti e meravigliati, si sono complimentati e penso che li vedremo ancora qualche altra volta, hanno fatto delle foto e le stanno condividendo sui social.

-      Sono contento, dopo vado a Villa LaRosa, mi hanno telefonato.

-      A proposito dimenticavo, mi ha telefonato Giovanni, sapeva che eri il mio chef e mi ha detto che in serata saresti stato a casa sua e voleva sapere se ne ero a conoscenza, è rimasto meravigliato, quando gli ho detto che mi avevi chiesto consiglio prima di accettare.

Che strano, quanta sensibilità, evidentemente si conoscevano da tempo, ma non volli approfondire, è passammo alla tagliata di frutta e poi al dolce, fu più difficile di quello che pensavo, ma la granita siciliana con il limone, venne profumata e freschissima.

Il tempo di riordinare in cucina e alle 19.45 io e Chan caricata l’auto, partimmo per Minerbio, erano appena sei chilometri, quando arrivammo, il navigatore ci indicò la strada per la Villa, l’esterno era formato da lunghe cancellate, il sole stava quasi per tramontare, e la vedemmo, era una villa di notevoli dimensioni si sviluppava su tre piani, con una terrazza sulla sommità, con un discreto numero di piante e fiori, suonammo il campanello, e il cancello enorme si aprì, c’erano due viali all’ingresso, presupponendo che quello centrale arrivasse all’ingresso, presi quello laterale e ci trovammo dopo poco, nello spazio antistante le cucina, c’era un signora in attesa

-      Salve, sono venuto per la preparare la cena.

Era meravigliata

-      Ma vi aspettano all’ingresso, dall’altro lato!

Sorrisi

-      Abbiamo qualcosa da scaricare, poi dovremmo iniziare, è meglio da qui, se potete avvertirli mentre noi ci prepariamo.

Velocemente, aprì la porta e scomparve, quando entrai in cucina, fui talmente stupito che per qualche secondo non sapevo dove poggiare gli ingredienti.

Quella non era la cucina di un’abitazione, ma era grande come quella della trattoria, moltiplicata per dieci, mentre Chan scaricava l’auto, mi misi subito ai fornelli, trovai tutto l’occorrente, ovviamente le basi erano già pronte, ma non per il primo piatto, non so perché decisi di non usare gli spaghetti che avevo portato, avevo portato con me della farina integrale, feci andare in bollore il brodo che avevo portato, e poi iniziai ad impastare la pasta, ero talmente preso che non mi accorsi che era entrata una persona

-      Salve, dov’è lo chef?

Alzai la testa e lo vidi, era un giovane sui venticinque anni, vestito all’ultima moda, aveva qualcosa di effeminato nelle sue movenze

-      Sono io per servirla, e lei?

Mi guardò e dopo un gridolino

-      Accidenti! Io sono Zeno il figlio del proprietario.

Poi senti la musica che avevo messo in sottofondo dal cellulare

-      Bella vero! E’ la mia artista preferita

Si portò le mani al viso teatralmente

-      L’adoro!

E sparì.

Per fortuna, passai velocemente al taglio e le misi a seccare nei pressi del forno aperto, poi preparai il sughetto per condirle, la cucina iniziò a riempirsi di profumo, passai alle sarde, nel frattempo che  Chan impiattasse gli antipasti, ero pronto per mandare a tavola, ma come fare, visto che non c’era nessuno, poi vidi un campanello, del tipo degli alberghi, pigiai tre volte, nessun suono, ma ecco che poco dopo

-      Avete chiamato?

Mi girai, mi era sembrata la voce che mi aveva chiamato al telefono, mi girai, e rimasi di sasso, una ragazza poco meno della mia età, aveva un vestito che svelava generosamente il contenuto, era con delle bretelline che arrivavano al seno, per poi fare spazio al tessuto, che ricopriva parte del corpo fino all’altezza di quattro dita dal ginocchio, fasciandola e lasciando all’immaginazione della vista il loro contenuto, di colore nero, come i suoi capelli che arrivavano fino al fondo schiena, perfettamente spazzolati,

Dopo un leggero smarrimento

-      Non sapevo come chiamare qualcuno, siamo pronti per andare in tavola.

Mi guardava interrogativamente

-      Pensavo che dovevamo aspettare lo chef?

-      Sono io lo chef, Dino e lei?

-  Sono io che l’ho chiamata, sono Rosalia la figlia del proprietario, chiedo scusa ma sono rimasta meravigliata, vero è che è arrivato mio fratello di la, dicendo che era stata una bella sorpresa conoscere lo chef, ma non pensavo

 

Sorridevo

 

-      E’ stata una delusione?

Rise forte

-      No, assolutamente! Anzi la ringrazio per essere venuto.

Era una bella ragazza, ma non potevo continuare, si l’avevo stuzzicata, ma ora basta

-      Mi ringrazierà dopo, spero, ora se sono tutti a tavola, potremmo iniziare.

Si risvegliò

-      Indico la strada al suo aiutante.

Con Chan uscì dalla cucina, ma non potetti fare a meno di seguirla con gli occhi, meglio non commentare, passai al sugo in attesa, tornò Chan e partì con gli antipasti, calai la pasta, al suo ritorno preparammo i piatti di portata, Chan mi disse che la sala da pranzo era enorme, ma non molto distante, avevo mandato un antipasto con del formaggio freschissimo e del miele, con delle fettine di capicollo e di prosciutto, Chan ritornò con i piatti vuoti per ripartire con il primo, nel frattempo lavai i piatti e passai a cuocere le sarde, la cipollata la feci solo riprendere sulla pentola dove avevo bollito il brodo di carne per i tagliolini, ero curioso di sapere come avevano accolto a tavola e se li avessero gustati, la risposta arrivò dopo poco

-      Il signore più anziano e la ragazza hanno chiesto il bis.

Ero contento, al ritorno lo feci andare con le sarde già pronte.

Preparai un insalatina al limone con poche gocce di olio extravergine di oliva, stavo piegato sopra i piatti ad asportare qualche goccia monella sui bordi

-      Mio padre è rinato, grazie.

Era lei, chissà da quando mi stava osservando

-      Grazie.

Dissi arrossendo, mi salvo Chan che arriva con i piatti vuoti

-      Signor Dino il proprietario vorrebbe vedervi.

-      Ringrazialo da parte mia, e digli che verrò con piacere con la granita, ora è il momento del baccalà, servi questa insalatina e poi lo portiamo in tavola, per favore.

Era sorpresa

-      Avete un bel rapporto con il personale?

-      Si, il mio è un gioco di squadra, se verrete qualche volta nel locale dove lavoro, vedrete.

Non mi rispose e ritornò a tavola. Il baccalà era pronto, non lo impiattai per non farlo raffreddare, ma li preparai vicino al forno, in modo che prendessero calore, feci arieggiare in cucina e notai il bel parco che circondava la villa, tutto era curato nei minimi particolari.

Tutto quello che era rimasto, lo mettemmo in delle vaschette e le lasciammo sul tavolo da cucina.

Partì anche l’ultima pietanza, io e Chan, mettemmo tutto a posto, poi lasciammo per ultimo la granita fuori dal frigorifero e su delle coppe di cristallo che avevo trovato in cucina, dopo averle lavate e asciugate, le riempimmo portandole nella sala da pranzo.

Chan era stato di poche parole, ma quella sala da pranzo era bellissima con un tavolo ovale dove era seduti i commensali, arrivammo dalla cucina alle spalle del proprietario, era una persona di una certa età, che non nascose la sua meraviglia nel conoscermi

-      Stasera sono tornato nella mia Sicilia, grazie, non nascondo di essere sorpreso nel conoscervi, non sapevo che foste così giovane, quando mia figlia mi ha detto che eravate disposto a venire, mi sono meravigliato, e ho chiesto solo di sapere se conoscevate il mio cognome, ma lei ha detto che avevate accettato prima che lo dicesse, perché?

Alla sua destra c’era Rosalia, poi Zeno, un altro giovane, poi una signora molto bella, immaginai la madre di Rosalia e un’altra donna di una certa età, con due ragazzi, gemelli.

-      Vede, non sono abituato a usare le cucine di altri, ed oggi è la prima volta che ho accettato di lavorare a casa d’altri. Ma oggi era un giorno particolare per me, dopo un periodo difficile ho ripreso le redini della trattoria, e non mi andava di negare ad una persona che era stata così gentile al telefono nel fare la richiesta di intervento, negando un piacere ad un padre che era impossibilitato a venire nel locale.

Era colpito, stava sorbendo la granita nel frattempo

-      Avevo espresso il desiderio a mia figlia ed è riuscita a convincervi, la ringrazio era da tempo che non assaggiavamo queste bontà e poi questa granita, meravigliosa.

La signora

-      Erano anni che non assaggiavo una granita così buona, ma lei di dov’è?

-      La ringrazio sono campano, ma chi mi ha insegnato le pietanze siciliane compresa la granita era siciliano, ho avuto la fortuna di incontrarlo durante il servizio militare.

-      Ora capisco!

Il signore anziano mi scrutava

-      Conosco Maria da tanto tempo, e sono contento che state curando la sua trattoria, voi non potete saperlo, ma quella trattoria l’abbiamo messo in funzione proprio io con suo marito, poi ognuno ha preso la sua strada.

Ero sorpreso, non mi aveva detto nulla.

-      Ora vorrei farvi una proposta, Maria mi ha detto della vostra iniziativa settimanale dedicata alla Sicilia, e purtroppo non penso di potermi muovere per tutta la settimana, verreste a cucinare qui la sera per noi? Il vostro lavoro sarà alla fine ben compensato, che ne pensate? So di chiedervi molto, significa raddoppiare il vostro impegno alla trattoria e qui, ma anche i miei familiari sarebbero contenti.

Non mi aspettavo questa proposta, Chan aveva liberato le ultime cose della tavola, ero spiazzato, conosceva Maria, non potevo dire di no

-      Sarà un piacere per me, ora vi salutiamo ci vediamo domani sera.

Mi ringraziarono tutti e poi Rosalia ci accompagnò, passammo per la cucina non disse nulla, ma notò che tutto era a posto, caricammo l’auto, erano le 23.00, l’aria era fresca dopo la giornata di sole, mi girai per salutarla

-      Devo confessarti che avevo qualche dubbio quando sei arrivato, scusami se ti do del tu, ma penso che siamo della età

-      Non penso tu sei più giovane, all’anagrafe ne avrei trenta di anni,  dimmi?

Era arrossita, aveva fatto un complimento, ma non disse nulla

-      Poi ho visto mio padre così contento quando arrivavano le pietanze, mi ha rallegrato il cuore, il mese scorso lo avevano dato per finito, un brutto arresto cardiaco, ma ora si sta riprendendo lentamente, sono certa che anche questa settimana, e non solo per lui, potrà giovarci. Grazie.  Allora buonanotte.

-      Buonanotte.

Tornai a casa e trovai Maria in compagnia di Marta e Matteo, fui contento, stavo per iniziare a raccontare che

-      Mi ha telefonato Giovanni, raccontandomi tutto, era molto contento poi mi ha passato la moglie e mi ha detto della proposta che ti ha fatto per questa settimana, sono contento per te.

 

La vedevo era orgogliosa, ma c’era una punta di tristezza

 

-      Sono stato bene, è vero, mi ha raccontato che ti conosce da tanto tempo, ma sta tranquilla, il mio impegno è solo per questa settimana e non altro.

Lei capì e sorrise.

-      Hai conosciuto anche Rosalia?

Era Marta

-      Si, ma come fai a conoscerla?

-      Siamo coetanee poi noi quattro eravamo inseparabili.

-      Quattro?

-      Si, io Rosa, Rosalia e Diana. Poi successe l’incidente e Diana perse la vita, aveva da poco partorito due gemelli, stavano tornando dal lavoro lei e il marito, furono travolti da in TIR, da quel momento lei è stata la mamma per quei nipoti, aiutata da una tata che sta giorno e notte con loro.

Ecco chi era quella signora che stava con i ragazzi, li avevo notati erano molto educati

-      Di certo hai conosciuto pure Zeno, lui vive con il suo compagno a Bologna e sono in attesa di sposarsi.

Avevo visto giusto per quel giovane.

Rosalia così giovane si era accollato un bel fardello!

Ero molto stanco, abbracciai Maria, salutai gli altri e dopo una doccia ristoratrice, mi buttai sul letto, e dormii profondamente fino al mattino inoltrato.

Dopo una settimana di consensi crescenti eravamo a fine settimana, ogni giorno che passava le prenotazioni aumentarono,  vennero a passare una serata il Sindaco con la famiglia tranne Rosa,  Suor Matilde con Suor Agi.

Eravamo arrivati al sabato, il locale era pieno, Maria era contenta, stavamo preparando l’auto per andare dai La Rosa, avevamo quasi terminato, Chan rientrò per prendere il timballo detto Tiano d’Aragona, era per la chiusura della settimana, un timballo ripieno di carne, formaggio, piselli, ero di spalle in garage

-      Allora dove vai?

Non credevo alla mie orecchie, la voce mi era familiare, mi giro era Rosa

-      Sei sorpreso?

Certo che lo ero, ma il mio primo impulso fu di rabbia

-      Certo! Una persona che va via senza dirmi nulla, dopo cinque mesi, quattro giorno e otto ore la rivedo, e cosa mi dice “Allora dove vai?”?

Si accorse che pur contento di vederla, non le avevo perdonato l’essere andata via senza dirmi una parola, una spiegazione

-      Hai ragione, ma non è stata tutta colpa mia, so bene dove stai andando!

Ora ero sorpreso

-      Stamattina ho ripreso il mio posto all’ospedale, e per tutta la giornata ho immaginato questo momento, so che vai da Rosalia!

-      E che ne sai?

-      I gemelli quando hanno qualche problema, lei mi chiama, Marta mi aveva detto che stavi facendo un lavoro extra la sera ma non ha voluto dirmi dove, mentre Rosalia aveva saputo che avevamo fatto pace e ha aggiunto che era lo chef della trattoria della nonna che veniva la sera a casa sua a cucinare. Era molto colpita, sai “è un bel giovane, educato, buono, generoso e per niente male”. Ho detto che ti conoscevo e le ho anche raccontato qualcosa.

 

Stavolta ero arrabbiato sul serio

 

-      Perché l’hai fatto?

Mi guardava languida

-      Perché è la verità e poi stasera lei non ci sarà!

Non mi trattenni, dissi a Chan di entrare in auto

-      Hai fatto un errore Rosa, sei stata presuntuosa! Stasera,  si sarei andata da lei a cucinare per il padre, ma finivo un servizio che avevo iniziato! Si mi ha colpito e forse mi stavo anche affezionando, ma stasera l’avrei salutata e congedata con tutta la famiglia, non era il caso di illuderla, ed ecco che arrivi tu e decidi per tutti. Ti saluto Rosa!

Entrai in auto, lei rimase a bocca aperta e partimmo.

Ma non arrivammo mai alla villa!

Non ero in grado di guidare, avevo i nervi a fior di pelle, tremavo dalla rabbia, ma come si era permessa? Aveva deciso per tutti! Certo quando l’ho vista il cuore ha iniziato a battere le mille miglia, ma poi? Perché si era comportata così?

Decisi di far guidare Chan, ero distratto dai miei pensieri, se così non fosse stato mi sarei accorto di quello che stava per succedere per tempo. La strada che stavamo percorrendo era un grande rettilineo, che poi terminava con una curva a gomito, eravamo carichi e Chan era prudente, aveva preso da poco la patente, arrivammo alla fine del rettilineo, girammo, c’erano due auto ferme, sembrava un incidente, stavano discutendo, Chan avendo la strada impegnata si fermò, scesi per vedere se avevano bisogno d’aiuto, ma non feci nemmeno tre passi, che sentii Chan urlare

 

-      Aiuto!



Articolo tratto da: Private Club Cucinafilm - www.cucinafilm.it - http://www.cucinafilm.it/public/
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