Araldo Gennaro - "Il coraggio e la paura" Ultima parte.


 

Ultima parte - 18 dicembre 2017



 

Il coraggio e la paura - ultima parte - 18 dicembre 2017

caparco.g@tiscali.it 

a cucinare, prudentemente chiesi al cuoco di diventare il mio aiuto per quel mese, accettò, avevo oltre alle iniziative, a fine agosto il matrimonio di Marta e Matteo.

L’avvocato mi disse che la causa di risarcimento procedeva in velocità, vista anche la disponibilità del proprietario del ristorante, che voleva chiuderla al più presto, era stata decisa la cifra per il risarcimento: 50.000 euro.

Il cuoco fu processato per direttissima, avendo patteggiato e riconosciuto la colpa, aveva avuto 3 anni e sei mesi di prigione, ma li avrebbe scontati in parte in prigione e in parte nei servizi sociali a Bologna.

Per il locale divisi la settimana, in due tronconi, i primi tre giorni, la cucina regionale, per quella settimana la Sardegna, poi gli ultimi tre giorni, dedicati ai giovani, il primo giorno presentazione di un libro, il secondo giorno cinema, il terzo giorno musica dal vivo, tutte con degustazioni regionali.

La domenica invece due servizi, pranzo e cena tradizionali.

Acquistammo degli spazi sul giornale locale e sulla radio cittadina, per promuovere gli eventi, Chan era diventato non solo il lavapiatti, ma il promotore con dei volantini delle iniziative, girammo anche per i paesi vicini con la macchina ed un megafono per far conoscere il locale.

Maria, vedendo gli incassi giornalieri, era contenta, e mi volle aumentare lo stipendio, potevo iniziare a pensare di spiccare il volo con la mia Rosa, con un nido tutto nostro. Mi preoccupava un poco il suo stato di salute, era dimagrita, e chiesi a Rosa di convincerla a farsi delle analisi.

Rosa, era impegnata in ospedale, ma nei momenti liberi veniva a dare una mano al locale, Marta era contenta di stare con lei e a ferragosto ci comunicarono che Rosa sarebbe stata la sua testimone e io il testimone di Matteo.

Quella notte fatata, per noi fu un tripudio di gioia e d’amore, e la natura fece il resto, fu travolgente, mi resi conto che l’amavo alla follia e per lei fu lo stesso, la mattina mi svegliai prima io, e rimasi a contemplarla nel letto, quanto era bella, immaginavo i nostri figli, belli come lei, un maschietto e una femminuccia,  una bella casa, i nonni che venivano a stare con i nipoti, le urla e le grida per casa dei bambini.

Al suo risveglio, non mi feci trovare, la raggiunsi poco dopo, la trovai preoccupata e ansiosa, mi inginocchiai e le chiesi di sposarmi, regalandole l’anello di fidanzamento che ero andato a comprare, pregando il gioielliere di aprire prima per me.

Rimase senza parole, era semi vestita, aveva una spalla fuori che era un tirabaci, quando mi disse tra le lacrime che accettava, mettendo l’anello al dito, finimmo la giornata a letto, digiuni ma sazi d’amore.

Quando lo raccontammo agli altri, non ci potevano credere, decidemmo di sposarci nel mese di maggio dell’anno successivo, anche se Rosa avrebbe gradito a dicembre, quando c’era la neve sotto Natale, ma disse “dicembre dell’anno prossimo è troppo lontano, facciamo a maggio”, e così fu deciso. Maria quando lo seppe, tra un colpo di tosse e un altro

- Che gioia, non vedo l’ora di vedervi sull’altare!

L’abbracciamo contenti e Rosa colse l’occasione, vista la tosse d’agosto, di convincerla a farsi delle analisi, cosa che fece il giorno dopo venendo a casa a fare il prelievo.

Gli invitati dei due sposini, non erano molti, e quindi decidemmo di fare l’aperitivo all’aperto. Ero impegnato nel preparare il menu

- antipasto di mare con frittelle di alghe

- paccheri funghi porcini e cozze

- spigola di mare al cartoccio

- insalata capricciosa

- bistecca alla tartara guarnita con capperi, prezzemolo e cipolle

- rotolo di patate prosciutto e formaggio

- frutta in macedonia con maraschino

- torta millefoglie alla crema

Quel giorno fu indimenticabile per tanti motivi, ma andiamo per ordine. In chiesa feci compagnia allo sposo, tremava dall’emozione, ogni tanto senza un perché, mi stringeva la mano, così scaricava la sua tensione, tutti gli invitati erano seduti, la chiesa era uno splendore di margherite, così aveva voluto la sposa, Rosa mi avvertì che stavano per arrivare, feci un cenno a Matteo, e non avendo Marta più un papà, fui io che andai fuori alla chiesa ad accoglierla, e poi sottobraccio entrammo in chiesa al suono dell’organo

- Ho paura di non farcela Dino

Le strinsi il braccio sotto il mio

- Sei uno splendore, spero invece che arrivando all’altare non svenga Matteo appena ti vede.

Solo a sentire il nome del suo amato, si eresse in tutta la sua altezza, e mai un percorso fu fatto così maestosamente, arrivato all’ultimo banco della chiesa, la salutai con un baciamano e la consegnai al suo sposo, era cereo, pallido come non mai, ma spudoratamente orgoglioso della sua ex compagna oggi futura moglie.

Io invece andai a recuperare Rosa, e il suo vestito rosa di tulle cercando di non correre per la chiesa, rifeci la navata centrale con lei sottobraccio e con le nostre mani intrecciate per arrivare ai nostri posti da testimoni, eravamo distanti tre metri, ma per me era come un’autostrada.

Notai che quando il sacerdote formulò le fatidiche domande, io e Rosa stavamo mimando le stesse parole per poi alla fine pronunciare quel si, deciso e imperioso.

Al mio ritorno, tornai al mio ruolo di Chef, questa volta in alta uniforme con le mostrine tricolori, e con l’aiuto chef e Chan, dimostrammo a tutti il nostro valore aggiunto al matrimonio, il banchetto fu trionfale e ben accettato da tutti, ogni tanto facevo incursione in sala, per un bacio rubato a Rosa, tra le risatine generali degli altri commensali.

Maria era la più festeggiate delle altre signore, Matteo e Marta la vollero al suo tavolo, e lei era orgogliosa, anche se ogni tanto cercava Rosa, che accorreva a farle compagnia.

C’erano in sala cinque camerieri, tutti asiatici, presentati da Chan, che fecero fare una bella figura, erano celeri e sempre sorridenti, al volo mi cambiai per il ballo con il papà della sposa, di cui ero un indegno sostituto, ma me la cavai perché venne Matteo a salvarmi, ovvero a salvare la moglie, in particolare i suoi piedini.

Altro cambio e partimmo con la torta e i fuochi artificiali, eseguiti da un esperto fuochista cinese che venne apposta da Bologna, il botto finale fu un cuore dove nel mezzo furono sparati le lettere iniziali dei due sposi.

Altro cambio e via alle danze, stavolta non la lasciai più e Rosa fu ben contenta di terminare la serata insieme.

Ci furono delle novità al locale, Marta era partita per il viaggio di nozze, e assumemmo due amici di Chan per aiutarci Rosa era oberata dai turni in ospedale, noi eravamo pieni di lavoro, avevamo un settembre meraviglioso, e quindi la formula giardino fu una novità ben accettata.

Dall’avvocato seppi che alla fine del mese c’era l’udienza per il risarcimento e che avevamo buone probabilità di vincere.

Tutti i momenti liberi di Rosa cercavamo di passarli insieme, fino a quando, accadde qualcosa di imprevisto.

Quella mattina ero al mercato come al solito con Chan per la spesa della settimana, quando mi arrivò un messaggio sul cellulare “Dino dovresti venire in ospedale, subito” era di Rosa, lasciai la lista e mi avviai all’ospedale, cosa diavolo era capitato?

Dopo un quarto d’ora mi trovai nella sala d’aspetto della Chirurgia, Rosa stava facendo una visita, cento pensieri affollavano la mia testa, ma mai avrei potuto immaginare quello che accadde!

Rosa, accompagnò la paziente, e mi fece entrare, era con le lacrime agli occhi, senza parlare, mi diede una busta con dei fogli, l’aprii, erano le analisi di Maria, lessi tutto, e alla fine mi caddero i fogli da mano, e feci appena in tempo a non cadere per terra anch’io

- Ma come è possibile?

Era senza parole, Rosa non riusciva a dire nulla, mi venne vicino

- L’ho appena saputo e per questo ti ho chiamato.

La vita è anche questo, purtroppo, mentre sei felice qualcuno a qualcosa te lo impedisce di esserlo completamente!

- Margine d’errore?

- Nessuno!

- E ora? Cosa dobbiamo fare?

- Non lo so!

- Lo so io, sei libera dal servizio?

- Si

- Allora preparati, vado a prendere l’auto e vengo, andiamo da Suor Matilde.

Fece un cenno di assenso e scesi velocemente, arrivai al mercato, Chan aveva terminato, mi vide ero stravolto

- E’ successo qualcosa?

Non volevo e non potevo dire nulla, lo aiutai a portare la roba al locale, gli diedi le ìstruzioni su cosa preparare, poi presi l’auto e andai da Rosa, fu un viaggio interminabile, non riuscimmo a dire una parola, quando arrivammo chiesi a Suor Agi, se la Madre Superiore era in sede, mi guardò ma non disse nulla, e la gioia di vedermi si smorzò guardandomi, mi accompagnò ed entrammo nello studio

- Ma che bella sorpresa!

Poi guardò un poco meglio e vide che non eravamo per niente sorridenti o contenti

- Madre le dobbiamo parlare!

Era Rosa

- Dimmi, ma che succede?

- Lei sa che sua sorella negli ultimi tempi non è stata bene.

Sbiancò

- Si, e allora?

Le andai vicino, con la mano sulla spalla

- Madre, abbiamo avuto i risultati delle analisi cliniche.

Non rispose, fu Rosa che con tatto e dolcezza

- Oggi ho ricevuto le risposte, purtroppo le analisi riportano una forma di leucemia molto violenta.

Suor Matilde non rispondeva, aveva chiuso gli occhi, mi preoccupai, era gelata le strinsi le spalle, poi in un orecchio

- Coraggio!

Si destò, come se avesse dormito

- Devi essere tu!

Sbalordito

- A fare cosa?

- A dirglielo!

- Io? E perchè?

Lei mi guardò, era stremata

- Sai che si è rivolta a quell’avvocato per la tua causa di risarcimento, ma non solo, ha chiesto di poterti adottare come suo figlio.

Cosa? Non riuscivo a credere!

- Ma come?

- Si, e proprio poco fa, mi ha telefonato, ha ottenuto il decreto e ti sta cercando.

Rosa era più meravigliata di me

- Ma Madre…

In quel momento squillò il cellulare, era Chan

- Signor Dino, dove siete, Maria è scesa vuole parlare con voi.

- Vengo, non ti preoccupare.

Matilde mi guardò

- Vai, adesso, poi parleremo, nel frattempo pregherò per tutti voi.

Era un commiato, io e Rosa partimmo

- Ma come adottare, non capisco.

Rosa mi stringeva la mano

- Vuoi che venga con te?

Cosa dirle

- No, stai tranquilla, vado da solo, riposati, grazie, poi ti chiamo.

- Va bene.

Arrivammo, passai per il locale, e chiesi all’aiuto cuoco di fare lui il lavoro della giornata, e con la busta delle analisi in tasca salii sopra

- Dino sei tu?

Entrai nel salone, stava come sempre vicino al camino, con uno scialle addosso, ogni tanto tossiva

- Si sono io.

- Vieni qua!

- Vengo.

Mi accoccolai vicino

- Ho una notizia da darti.

La guardai, i miei occhi già lacrimavano

- Dimmi.

- Sai mi sono rivolta all’avvocato per te, ma non solo per la causa di risarcimento

- E per cosa?

Lei stavolta sorrise, e io stavo per piangere

- Ti ho voluto adottare.

Feci la faccia meravigliata

- E perché?

- Perché ti voglio bene, perché Marta ha bisogno di una guida, perché io non sto bene, e tu, mi devi promettere una cosa.

- Quale?

- Di portare avanti il locale per me e per mio marito.

Tra le lacrime

-Promesso!

Mi alzai per abbracciarla, ma non riuscivo a parlare

- Non sto bene Dino, lo so!

Ero meravigliato, ma non dissi nulla

- Lo sento, il Signore mi ha dato la gioia di conoscerti e ora voglio farti questo regalo, sei mio figlio, il giudice ha accettato la mia richiesta.

L’abbracciai e piansi tanto, mentre lei mi accarezzava i capelli in grembo

- Lo so che non stai bene

- Come lo sai?

- Rosa mi ha dato le analisi, ma noi non ci fermeremo, combatteremo.

Ora era lei preoccupata

- Quando l’hai saputo?

- Stamattina.

E dov’eri?

- Da Suor Matilde.

- Con chi?

- Con Rosa, siamo andati da lei per consigliarci.

E lei sempre tranquilla

- Cosa ha detto?

- Che dovevo essere io a dirtelo.

- Mia sorella, dura fuori e dolce dentro.

E svenne!

Chiamai Rosa, in pochi minuti arrivò, non riuscì a rianimarla, chiamò il 118 per portarla in ospedale, fuori si formò un capannello di persone, tutte conoscevano Maria, cercai di tranquillizzarle e salii sull’autoambulanza con Rosa.

Entrò in coma, avvertii Suor Matilde che disse che sarebbe venuta subito, dovevo avvertire Marta, chiamai Matteo, fu lui che mi ritelefonò per avvertirmi che stavano ritornando, com’era gelida quella stanza d’attesa nella terapia di rianimazione, potevo vederla solo una volta al giorno, così fu anche per la sorella e per Marta, era una settimana che non andavo a casa, passavo dalla  rianimazione alla cappella, Rosa aveva cercato di convincermi, ma non c’era riuscita, ogni volta che entravo le parlava, ma non sapevo se mi avesse ascoltato o meno.

Una mattina mentre ero in cappella

- Fratello mio, devi andare a casa.

Mi girai era Marta

- Si, so tutto, me l’ha detto zia Matilde, e ne sono contenta, ma non posso vederti in queste condizioni, e perderti se continui così.

Le baciai la mano, vidi in lontananza che c’era Matteo

- Lo sa - aveva seguito il mio sguardo – e ne è contento quanto lo sono io, è preoccupato per te come tutti.

-Ma non voglio lasciarla sola, si risveglierà lo so, non sapevo nulla Marta!

- Lo so, Dino, non ha detto nulla a nessuno, ma lei è fatta così, mi disse che il giorno del matrimonio, quando mi accompagnasti all’altare, era rimasta molto colpita. Ma vuoi che ti veda così al risveglio?

Aveva ragione, ero troppo sudato e trasandato.

- Vado sorella mia, ma non ce la faccio da solo.

- Rosa ti aspetta all’ingresso con la macchina.

Mi prese per mano e mi accompagnarono.

La baciai sulla fronte

- Grazie

Andammo a casa e mentre Rosa preparava qualcosa da mangiare, feci una doccia colossale e mi cambiai, tornai in cucina e c’era un biglietto “Mi hanno chiamata in ospedale, ci vediamo dopo”.

Era una di quelle giornate ostinate di pioggia settembrina, aspettavo notizie, ma nulla. Decisi di scendere e andare in ospedale, quando arrivai mi dissero che Maria era salita al reparto di terapia intensiva, feci una corsa, avevo il cuore che mi batteva, incrociai Matteo

- Allora?

Mi guardò sorridente

- Si è svegliata, ora c’è Rosa con il primario, aspettiamo.

L’abbracciai

- E Marta?

- Sta con lei, stai tranquillo appena ho notizie ti chiamo, ora devo scendere al pronto soccorso, a dopo.

- Grazie.

Scesi nella cappella, dove avevo pregato per tanti giorni, per ringraziare e pregare, ero talmente assorto che non la sentii entrare

- Dino

Era Rosa

Ci abbracciammo, poi in ginocchio vicini

- Sai cosa mi ha detto appena sveglia?

La guardai interrogativamente

- Prima di morire vorrei vedervi sposati!

Stava piangendo, le presi il viso tra le mani, e poi

- Sposiamoci!

Sgranò gli occhi

- Ma quando?

- Adesso o a dicembre, come volevi tu.

Ero in attesa, era pazzesco tutto questo, lo capivo, ma speravo che dicesse di si, le sue espressioni facciali parlavano, poi mi fisso negli occhi

- Sei sicuro di volerlo fare?

- Si

- Anch’io, facciamolo!

Se non fossimo stati in un luogo sacro, avrei lanciato un urlo di gioia, ci abbracciammo, e le presi la mano, si può dire che volammo sopra in terapia intensiva, c’erano Marta e Matteo in sala d’aspetto, ci videro e si spaventarono

- Ma che succede?

Ripresi fiato

- Ci sposiamo!

Le belle notizie fanno bene al cuore e al nostro organismo, Maria rispondeva alle terapie, Rosa ed io decidemmo di sposarci il 24 dicembre, lei era impegnata nei preparativi per il matrimonio, ed io cercavo di non farmi travolgere dalla felicità. Il lavoro procedeva a pieno ritmo, settembre e ottobre volarono, al locale, eravamo aperti a pranzo e a cena, Chan con i due che avevamo assunti, cercavano di far sentire le persone a loro agio quando venivano da noi.

Marta aspettava un bambino, l’avvocato mi comunicò che la trattativa era conclusa, e potevo disporre sul mio conto corrente della cifra pattuita di 50.000 euro per risarcimento, non vidi mai più Rosalia e la sua famiglia, ma al mercato incontravo spesso la signora che ci aveva accolto, e dal macellaio venimmo a sapere che si informava spesso su quello che compravo e i piatti che avevo deciso di cucinare.

 

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E’ passato un anno, io e Rosa ci siamo sposati e sono nati due gemelli, Maria è volata in cielo nel mese di maggio, benedicendo la nostra unione, ha vissuto con noi fino alla fine.

Maria ha lasciato una somma a Marta, ma ha voluto lasciarci l’appartamento e il locale, ed io, ho aggiunto altri 25.000 euro a Marta, non li voleva, e quindi ho stipulato una polizza per gli studi per suo figlio, Lorenzo, il mio figlioccio.

Chan lavora sempre al locale e il lavoro non ci manca, abbiamo assunto un aiuto chef e dedico gran parte della giornata libera ai gemelli.

Ogni giorno ringrazio il Signore!

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Grazie per chi ha letto e si è emozionato con me!

Un grazie è doveroso ad alcuni amici, loro sanno.

Ricordate, continuate a sognare, che alle volte i sogni si avverano.

                        Gennaro Caparco

 

 



Articolo tratto da: Private Club Cucinafilm - www.cucinafilm.it - http://www.cucinafilm.it/public/
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